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Charles "Sonny" Burton

75 anni, la sedia a rotelle e 34 anni nel braccio della morte per un omicidio commesso da un altro: ora Sonny Burton non sarà giustiziato

Cose dell'Altro Mondo 2 mesi fa 0

A quarantotto ore dall’esecuzione, il 10 marzo 2026, la governatrice dell’Alabama Kay Ivey ha commutato la condanna a morte di Charles “Sonny” Burton in ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Burton, 75 anni, avrebbe dovuto essere giustiziato giovedì 12 marzo con gas azoto nel carcere William C. Holman di Atmore. Non aveva sparato lui. Non era nemmeno dentro il negozio quando l’omicidio avvenne.

È la seconda volta in quasi dieci anni di governo che Ivey, governatrice repubblicana che ha personalmente presieduto 25 esecuzioni capitali, sceglie di fermare una condanna a morte.

I fatti della rapina del 1991 e la logica del felony murder

Il 16 agosto 1991, sei uomini rapinarono un negozio AutoZone nel centro di Talladega, in Alabama. Burton entrò armato, puntò una pistola al cassiere, lo condusse alla cassaforte nel retro e prelevò il denaro. Poi uscì, raggiungendo gli altri complici nei pressi dell’auto usata per la fuga.

Mentre Burton e gli altri avevano lasciato il negozio, un cliente di 34 anni, Doug Battle, era entrato nel locale. Derrick DeBruce, rimasto all’interno, ordinò a tutti di sdraiarsi. Battle faticò ad obbedire; ne nacque un alterco. DeBruce lo colpì, Battle cadde, e poi DeBruce gli sparò. Burton non assistette alla scena.

La condanna a morte di un uomo che non aveva premuto il grilletto è resa possibile da una norma giuridica americana nota come felony murder rule, applicata in 27 stati. Questa dottrina consente ai pubblici ministeri di ritenere tutti i partecipanti a certi reati — come la rapina — ugualmente responsabili di un omicidio avvenuto nel corso del crimine, anche se non ne furono materialmente gli autori.

Burton fu condannato a morte nel 1992. DeBruce ricevette inizialmente la stessa pena, ma in seguito fu riaccolto in giudizio: la sua condanna fu poi convertita in ergastolo. Burton rimase nel braccio della morte.

Il nodo della disparità di trattamento

È proprio questo squilibrio ad aver convinto Ivey. Nella lettera inviata al commissario del sistema carcerario dell’Alabama, John Hamm, la governatrice ha scritto: “Credo fermamente che la pena di morte sia una punizione giusta per i criminali più efferati, come dimostrano le 25 esecuzioni che ho presieduto come governatrice. Tuttavia, per garantire la continuità della pena capitale, ritengo anche che l’azione più significativa di un governo debba essere amministrata in modo equo e proporzionale”.

Nel comunicato ufficiale, Ivey ha riassunto il paradosso con nettezza: “Doug Battle fu brutalmente assassinato da Derrick DeBruce mentre faceva acquisti in un negozio di ricambi. Ma DeBruce fu condannato all’ergastolo. Charles Burton non ha sparato alla vittima, non ha ordinato al tiratore di sparare ed era già uscito dal negozio quando avvenne la sparatoria. Eppure il signor Burton era destinato ad essere giustiziato, mentre DeBruce era libero di trascorrere la sua vita in prigione”..

La governatrice ha precisato che la commutazione non riduce la responsabilità di Burton: “Il signor Burton non avrà diritto alla libertà condizionale e trascorrerà a giusto titolo il resto della sua vita in carcere per il suo ruolo nella rapina che portò all’omicidio di Doug Battle. Riceverà ora la stessa pena dell’assassino”.

Chi chiedeva la grazia — e chi si opponeva

La pressione pubblica sul caso era cresciuta nei mesi precedenti. Una petizione con 67.000 firme era stata consegnata all’ufficio della governatrice. Manifestanti si erano radunati davanti alla residenza ufficiale di Montgomery il lunedì precedente. La figlia di Doug Battle, Tori, aveva scritto pubblicamente a Ivey chiedendo come fosse “legalmente sensato” giustiziare Burton.

Sei degli otto giurati ancora in vita che avevano condannato Burton nel 1992 avevano espresso sostegno alla commutazione. Tre di loro avevano scritto lettere dirette alla governatrice, dichiarando che non avrebbero votato per la pena di morte se avessero saputo che il tiratore non avrebbe affrontato la stessa sentenza. La giurata Priscilla Townsend, in un saggio pubblicato su AL.com a gennaio, aveva scritto: “Il signor Burton non era dentro l’AutoZone al momento dell’omicidio. Non era il tiratore, eppure lo Stato ha chiesto e ottenuto una condanna a morte contro di lui. All’epoca non capivo pienamente cosa significasse. Ora lo so”.

Sul fronte opposto, il Procuratore Generale Steve Marshall, interpellato da NBC News, ha espresso “profonda delusione”: “Sonny Burton ha organizzato una rapina a mano armata, ha puntato una pistola alla testa del direttore del negozio e ha diviso cinicamente il bottino della rapina mentre Douglas Battle, un veterano dell’esercito, era appena morto. Burton era un criminale recidivo prima di diventare un assassino, e la giuria lo ha giustamente ritenuto responsabile della morte che ha causato”.

Marshall ha aggiunto: “Burton non merita un trattamento speciale perché è anziano — avrebbe potuto essere giustiziato molto tempo fa, ma come molti detenuti nel braccio della morte, ha scelto di trascinare il suo caso attraverso ricorsi infiniti e pretestuosi. Credo fermamente che avrebbe dovuto affrontare la pena imposta da una giuria di suoi pari e confermata da numerosi giudici”..

Burton: “Non ho detto a nessuno di sparare”

In un’intervista telefonica rilasciata a NBC News da Holman Correctional Facility poche settimane prima della data fissata per l’esecuzione, Burton aveva dichiarato: “Non ho aiutato nessuno. Non ho assistito nessuno. Non ho detto a nessuno di sparare a qualcuno”..

A The Associated Press aveva detto: “Non sapevo che qualcuno fosse rimasto ferito fino a quando eravamo sulla via del ritorno. No, nessuno avrebbe dovuto farsi del male”. Aveva anche espresso il desiderio di scusarsi con la famiglia di Battle.

Dopo l’annuncio della commutazione, Burton ha affidato al suo legale, Matt Schulz — difensore federale che lo rappresentava da quasi vent’anni — queste parole per la governatrice: “Dire semplicemente grazie non sembra molto. Ma è quello che posso darle. E la ringrazio. Grazie, Governatrice”..

Schulz ha commentato la decisione di Ivey così: “La decisione della Governatrice merita applausi, perché dimostra una leadership ponderata, responsabile e degna di rispetto. Sebbene un ‘grazie’ sia insufficiente al livello di gratitudine che le parti desiderano esprimere, Sonny Burton, la sua famiglia, i suoi amici, il suo team legale e tutti coloro che hanno sostenuto la sua richiesta di clemenza la ringraziano, Governatrice Ivey”.

Il caso nel contesto: gas azoto, Alabama e la pena di morte

Burton sarebbe stato la nona persona giustiziata in Alabama con gas azoto, metodo introdotto nel 2024 e applicato per la prima volta nella storia americana proprio in quello Stato. L’uso del gas azoto ha attirato attenzione nazionale, in un momento in cui cresce il dibattito sulla proporzionalità e sui metodi di applicazione della pena capitale.

L’unica altra commutazione concessa da Ivey riguarda Robin D. “Rocky” Myers, nel febbraio 2025, in un caso definito dalla stessa governatrice “pieno di troppe domande” e “pervaso da prove contraddittorie da parte di praticamente tutti i coinvolti”.

Nel 2015, in un ricorso presentato alla Corte Suprema degli Stati Uniti nel procedimento di DeBruce, fu lo stesso ufficio del Procuratore Generale dell’Alabama a riconoscere che la situazione in cui DeBruce veniva riaccolto in giudizio mentre Burton restava nel braccio della morte produceva un risultato che lo Stato stesso definì “insolito e probabilmente ingiusto”.

Ora Burton, con la condanna a ergastolo senza condizionale, passerà il resto della vita nello stesso tipo di detenzione del complice che sparò. L’equità che il sistema non aveva garantito per oltre trent’anni è arrivata a 48 ore dal momento fissato per la sua morte.

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