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95 euro per un cono gelato, Briatore: “Chi lo paga è un cretino”. Perché lo Scettro del Re costa così tanto

Cose dell'Altro Mondo 1 mese fa 0

Lo “Scettro del Re”, il celebre cono gourmet della gelateria Mokambo di Ruvo di Puglia, è tornato prepotentemente a far discutere. Il gelato, diventato famoso negli anni come il “cono da 70 euro”, è finito nuovamente sotto i riflettori dopo la ricomparsa sui social di un video che ritrae Flavio Briatore mentre commenta con toni sprezzanti chi decide di spendere così tanto per un gelato. Nel frattempo il prezzo del cono è salito ulteriormente: oggi costa 95 euro, complice l’inflazione e la crescente notorietà del prodotto.

Il video di Briatore: un’intervista di due anni fa

Al centro della polemica c’è un filmato che, come è emerso nelle ultime ore, non è affatto recente. Il video risale infatti al 5 agosto 2024, quando Briatore intervenne a “Pomeriggio Cinque Estate” e il cono costava ancora 70 euro. In quell’occasione l’imprenditore aveva dichiarato: «Una pizza Margherita costa tra i 15 e i 18 euro. Chi vuole la pizza col caviale paga per il giusto che sia. In ogni posto ci sono cose che sono esagerazioni. Poi se uno è cretino che paga un gelato da 70 euro perché c’è la foglia d’oro, rimane un cretino».

Rilanciato sui social a distanza di quasi due anni, il filmato ha riacceso la discussione come se si trattasse di un episodio nuovo. Lo stesso Briatore, una volta scoppiata la polemica, ha provato a ridimensionarne la portata: «Non conoscevo assolutamente la gelateria di Ruvo di Puglia. L’ho scoperta ieri, quando sono uscite tutte queste cose sul web. Quando ci passerò, me lo farò offrire», ha detto scherzando, precisando che si trattava di un’intervista di due anni prima su un tema più generale legato al turismo.

La replica di Mokambo: dal post social all’invito a Briatore

La gelateria pugliese ha scelto di rispondere pubblicamente, articolando la propria difesa in più fasi. Il primo intervento è arrivato attraverso la condivisione di un post del marketer Michele Pacino, noto su Instagram come “baffetto”, che parlava di «commenti scritti a vanvera» e descriveva Mokambo come «una Mecca del gelato dove andare in religioso pellegrinaggio».

Successivamente la gelateria ha pubblicato un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno accompagnandolo con un messaggio diretto all’imprenditore: «Caro Briatore, sei stato tu a insegnarci che non si vende solo un prodotto, ma un’esperienza. Se una pizza può costare 70 euro perché racconta un brand e un posizionamento, perché un gelato non dovrebbe poter costare 95 euro?». Il riferimento è a Crazy Pizza, la catena di Briatore che propone tra l’altro una pizza con Pata Negra a 61 euro.

Vincenzo Paparella, titolare della gelateria insieme alla sorella Giuliana, ha poi affidato la propria risposta a un video: «Le critiche ci sono sempre arrivate da tutte le parti, adesso arrivano da uno che ha aperto locali in tutto il mondo e ha fatto del Made in Italy un marchio da esportare. Non ci conosci, caro Flavio, però fammi dire una cosa: da otto anni, in un paese escluso dalle mete turistiche regionali, ci siamo fatti valere». 

Paparella ha infine invitato l’imprenditore ad assaggiare personalmente il cono prima di giudicarlo, invito che Briatore ha accolto con ironia, e che lo stesso Paparella ha rilanciato con favore: «Lo invitiamo davvero. Abbiamo bisogno di imprenditori come lui in Puglia, persone che creano lavoro e opportunità».

Come nasce lo “Scettro del Re”

Lanciato nel 2018, lo “Scettro del Re” viene preparato con latte della Murgia appena munto, uova provenienti da galline allevate a terra e zafferano Sargol di Mashhad, uno degli zafferani più pregiati al mondo, coltivato nell’omonima città iraniana. La lavorazione avviene ancora oggi con una storica macchina Carpigiani del 1972. A completare il cono ci sono pistacchi di Bronte Dop, panna montata fresca, zucchero caramellato e una sottile foglia d’oro alimentare a 24 carati.

Dietro il cono più discusso d’Italia, però, c’è una storia di famiglia molto più lunga: la tradizione di Mokambo affonderebbe le radici nel 1840, quando Luigi Marseglia, maestro pasticciere formatosi al Caffè Gambrinus di Napoli, diede vita alla “Cremolada”, una crema alla vaniglia e spezie pregiate tanto apprezzata da un sovrano borbonico da essere ribattezzata “Crema del Re”. La gelateria moderna è stata rilanciata nel 2016 dalla quarta generazione della famiglia Paparella, che ha scelto di dedicarsi esclusivamente al gelato artigianale, senza bar, caffetteria o pasticceria, e senza ingredienti industriali: niente latte in polvere, coloranti, emulsionanti o basi preconfezionate. Il locale ha ottenuto i Tre Coni del Gambero Rosso ed è comparso anche nelle classifiche delle migliori gelaterie italiane stilate da Dissapore.

Perché costa così tanto

Alla domanda più frequente, quella sul prezzo, ha risposto già nel 2023 lo stesso Paparella, con una pagina di approfondimento sul sito della gelateria, tuttora attuale. Secondo il titolare, il costo non dipende principalmente dalla foglia d’oro alimentare, spesso citata nelle polemiche online e reperibile a pochi euro in commercio: l’oro, spiega, «serve ad avvolgere, quasi proteggere, la materia prima pregiata che è contenuta all’interno: il gelato di zafferano iraniano di Mashhad». È questa la componente che, secondo l’imprenditore, giustifica il prezzo: «Lo Scettro del Re è considerato il gelato più costoso d’Italia per via della materia prima di cui è composto».

Paparella ha inoltre chiarito che non si tratta di un semplice cono da passeggio, ma di un’esperienza strutturata: un percorso a porte chiuse di circa un’ora e mezza, con una fase di degustazione olfattiva che precede l’assaggio vero e proprio. Alle critiche di chi parla di «schiaffo alla miseria», il titolare replica sostenendo che «l’impresa e l’iniziativa privata sono le uniche armi che abbiamo per combattere la povertà creando occupazione e lavoro».

Una lista d’attesa che arriva a settembre

Il clamore mediatico non sembra aver scoraggiato la domanda, semmai il contrario. Paparella riferisce che dal lancio del prodotto, otto anni fa, la gelateria ha accolto oltre duemila persone arrivate da tutto il mondo esclusivamente per vivere questa esperienza. Attualmente sono 148 le persone in lista d’attesa, con prenotazioni da tutto il mondo che arrivano fino al 22 settembre: clienti da Stati Uniti, Polonia, Germania, Francia, Giappone e Australia, oltre a diversi volti noti che negli anni hanno fatto tappa a Ruvo di Puglia, da Vittorio Sgarbi a Stanley Tucci.

Per la gelateria, il paragone più immediato resta proprio quello con i marchi del lusso: come per un’automobile o un orologio di fascia alta, il valore non starebbe nel prodotto finale in sé, ma nell’intero processo che lo precede, cioè ricerca delle materie prime, lavorazione, racconto. Resta il fatto, sottolineano in molti, che il dibattito tra chi considera 95 euro un prezzo ingiustificabile e chi lo legge come il costo di un’esperienza irripetibile è destinato a proseguire, alimentato anche dal paradosso di un confronto tra due imprenditori che vendono entrambi, a modo loro, prodotti di lusso “popolari”: la pizza gourmet da un lato, il gelato d’autore dall’altro.

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Crediti fotografici


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