“Mi ero raccomandato al cameriere e anche in cucina: ‘In questo piatto il formaggio non lo mettiamo mai'”. Con queste parole, affidate alla Gazzetta dello Sport, Aldo Montano ripercorre la serata di paura vissuta a Roma la sera del 1° luglio.
Il campione olimpico della sciabola ad Atene 2004, allergico grave alla caseina, la proteina del latte, aveva messo in atto ogni precauzione possibile: aveva avvisato il cameriere e si era persino recato di persona in cucina per raccomandarsi. Non è bastato.
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L’escalation dei sintomi e la corsa contro il tempo
Dopo il pasto in un locale del centro storico, il quadro è precipitato rapidamente. “Ho cominciato a sentirmi male”, racconta Montano, per poi arrivare a un punto critico: “Non respiravo più”. L’ossigenazione del sangue calava, la sensazione di soffocamento aumentava. Come lo stesso schermidore spiega, in questi casi se non si interviene entro i primi dieci minuti “arriva il peggio”. È scattata così la corsa in motorino, guidato da un amico, fino al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito, raggiunto in codice rosso alle 21.18: “Sono stato fortunato perché in 7-8 minuti sono arrivato al pronto soccorso, dove mi hanno trattato immediatamente senza accettazione. Quando sono entrato già cominciavo a respirare molto male”.
È stata necessaria una somministrazione di adrenalina, il farmaco salvavita di riferimento nelle reazioni anafilattiche severe, oltre a cortisonici e altri trattamenti d’urgenza. Montano è stato dimesso la mattina successiva.
Nei suoi racconti, sia sui social sia alla Gazzetta dello Sport, Montano non ha mai citato il nome del ristorante romano, limitandosi a definirlo “un locale del centro storico”.
Nessuna denuncia formale, per ora la “denuncia” è pubblica
Va chiarito un punto importante: al momento non risultano notizie di un esposto o di una denuncia penale formale presentata da Montano contro il ristorante o i suoi gestori. Quella che l’atleta ha reso pubblica attraverso Instagram e le interviste è una denuncia nel senso giornalistico e civile del termine — una presa di posizione durissima contro “la superficialità, l’impreparazione e la sottovalutazione così grave delle allergie alimentari” nel settore della ristorazione — non un atto giudiziario.
Non è escluso che i suoi legali possano valutare un’iniziativa formale, magari acquisendo la cartella clinica del pronto soccorso e le testimonianze del personale del locale, ma al momento non ci sono conferme in tal senso.
Un problema che si ripete: i precedenti di Montano
Quello di Roma non è un episodio isolato nella storia clinica dell’atleta livornese. Montano era già stato colpito da shock anafilattico nel 2010 – dopo una cena a Milano Marittima – alla presenza di formaggio in un piatto di zucchine, e in un episodio successivo, dopo aver ingerito grissini al gusto di pecorino e salvia.
Il terzo episodio, quindi, rende ancora più pungente il suo appello: “Nel 2026 è inaccettabile che ci siano ancora superficialità, impreparazione e una sottovalutazione così grave delle allergie alimentari. Quando una persona informa il personale di avere un’allergia, non sta chiedendo un favore: sta consegnando la propria vita nelle mani di chi prepara e serve quel piatto”.
La gestione della paura e il pensiero ai figli
Nonostante la gravità del momento, Montano racconta di aver cercato di mantenere il controllo: “Il pensiero è inevitabile. Poi io cerco sempre di autoconvincermi che tutto andrà bene. La parte psicologica è importante, perché riuscire a mantenere il respiro calmo, a controllarsi senza farsi prendere dal panico, ti aiuta a non consumare aria in eccesso e in certi casi può fare la differenza tra la vita e la morte”. L’ex campione attribuisce parte di questa capacità alla sua esperienza sportiva: “In questo lo sport potrebbe essermi stato utile”. Durante quei minuti concitati, però, il pensiero è andato soprattutto alla famiglia: “Ho pensato tanto anche ai miei figli. Quando pensi che forse non tornerai più a casa, poi abbracciarli diventa una necessità. L’idea di perderli per una cosa così mi fa ancora rabbia”.
L’appello dello schermidore
Montano coglie l’occasione per lanciare una riflessione più ampia sul tema, denunciando la scarsa cultura diffusa attorno al rischio allergico: “C’è troppa confusione, sia tra allergie e intolleranze, sia tra tipi di allergie che possono avere reazioni molto diverse. Alle cose alimentari non si dà mai troppo peso, ma alcune sono letali, pericolose come andare a 300 in autostrada”.
Un parallelo netto, che richiama casi drammatici come quello di Sofia Di Vico, giovane cestista morta a 15 anni per una reazione allergica: “Sono storie terribili, mi si stringe il cuore”, ha commentato l’ex schermidore.
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Crediti fotografici
- Aldo Montano: © cosedellaltromondo.it | Social Media
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