Avviso. Le riflessioni riportate in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere di un professionista. Non costituiscono strumenti di valutazione da applicare a sé stessi o ad altre persone. Chi attraversa una situazione relazionale che provoca sofferenza può rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta.
Le amicizie femminili durano meno. Le donne non fanno squadra. Fra amiche c’è sempre rivalità.
Sono le frasi che circolano da sempre, e la psicoterapeuta Maria Giovanna Luini le contesta.
Secondo lei il legame fra due donne può essere fra i più intensi che esistano. Il che non significa che sia semplice.
In questo articolo
L’amica come specchio
Il concetto attorno a cui ruota il suo ragionamento è quello di specchio relazionale.
Quando un rapporto diventa stretto, l’altra smette di essere soltanto una compagnia e diventa una superficie che riflette, nelle cui reazioni si vedono parti di sé che non erano ancora emerse.
Compresi quelli che in psicologia si chiamano punti ciechi.
Che cosa sono i punti ciechi
Sono le caratteristiche e le fragilità che una persona tende a non vedere, oppure a rifiutare.
Non è distrazione, ma un meccanismo che protegge e che funziona meglio proprio quando riguarda noi stessi: gli altri li vedono, noi no.
Secondo Luini è qui che un’amicizia stretta lavora davvero. Attraverso il confronto quelle parti nascoste diventano visibili, e da lì possono essere comprese, condivise e alla fine accettate.
Lo stesso meccanismo può fare danni
Ed è esattamente sullo specchio che la psicoterapeuta colloca il rischio.
Un’amicizia equilibrata fa bene su più piani. Luini le riconosce effetti positivi sul benessere mentale e su quello fisico, con una vicinanza che spesso non ha bisogno di parole.
Ma quello stesso meccanismo si può rovesciare. L’amica rischia di entrare nel circolo vizioso dell’altra invece di interromperlo, finendo per alimentarne pensieri e comportamenti problematici.
E c’è un secondo modo in cui lo specchio smette di funzionare: quando l’amica evita di dire quello che pensa, per non ferire.
Perché quelle d’infanzia sono un’altra cosa
Sulla durata dei legami la psicoterapeuta fa una distinzione.
I rapporti più solidi nascono spesso nell’infanzia e nella prima adolescenza. Il motivo sta nel momento: ci si confida e ci si esplora con una spontaneità che dopo si perde.
Le amicizie che cominciano da adulte hanno una confidenza diversa. Ma conservano gli elementi che contano: il confronto, l’aiuto, la possibilità di riconoscersi nell’altra.
Dentro i gruppi
Quando le amiche diventano più di due, il quadro si complica.
Nei gruppi femminili, osserva Luini, convivono cose che sembrano incompatibili: solidarietà e competizione, gerarchie e pettegolezzi.
Ci sono ruoli distinti, fra chi guida e chi ascolta le confidenze, e secondo la psicoterapeuta questo non impedisce l’equilibrio: un gruppo può funzionare anche così.
A rompere le cose sono altre tre parole: insicurezza, invidia, gelosia.
Il conflitto diventa serio quando qualcuno proietta le proprie fragilità sulle altre. A quel punto non si sta più litigando su un fatto.
Quando finisce, è un lutto
C’è un passaggio che spiega perché certe rotture facciano tanto male.
Perdere un’amica, secondo Luini, può essere vissuto come un lutto vero e proprio.
Lo smarrimento è più intenso quando il legame era totale e assorbente, perché più il rapporto occupava spazio e più grande è il vuoto che lascia.
I segnali da non sottovalutare
Sul confine fra rapporto complicato e rapporto tossico la psicoterapeuta indica alcuni comportamenti precisi.
Il primo è la manipolazione, il secondo è l’esclusione, il terzo sono i comportamenti di tipo narcisistico.
Poi ci sono le forme in cui questi si manifestano: un’amica che spinge a cambiare il proprio modo di vestirsi o di comportarsi, un’amica che chiede di rinunciare ad altre frequentazioni, un’amica che alterna sparizioni e ritorni tenendo l’altra in attesa.
L’indicazione di Luini è chiara: se la sofferenza continua e da soli non si riesce a uscirne, il posto giusto è lo studio di uno psicologo.
Le amicizie a tre e l’arrivo del partner
Due situazioni ricorrenti meritano un passaggio a parte.
La prima è il triangolo. Nelle amicizie a tre capita che due appaiano più unite e che la terza resti ai margini. È una posizione che pesa.
La seconda è l’arrivo di un partner. Secondo la psicoterapeuta una relazione sentimentale non dovrebbe cancellare un’amicizia, anche se il nuovo rapporto può percepirla come una minaccia. È piuttosto un banco di prova.
Una raccomandazione riguarda infine i consigli. Vanno ascoltati con prudenza, perché ogni amica parla anche a partire da quello che ha vissuto lei.
E le chat?
L’ultimo punto riguarda il modo in cui le amicizie si tengono in piedi oggi.
Le conversazioni digitali, riconosce Luini, sostengono la conoscenza reciproca e quindi servono.
Ma nei rapporti che contano davvero non arrivano a sostituire la presenza fisica.
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