Lo vediamo muoversi con naturalezza sui mobili, infilarsi in spazi impossibili e cadere senza farsi male. Ma come fa il gatto a compiere queste prodezze fisiche con tanta apparente semplicità? Dietro l’andatura elegante e lo sguardo enigmatico, il corpo del gatto nasconde una complessità sorprendente.
Con oltre 230 ossa — circa trenta in più rispetto all’essere umano — e una muscolatura fine ma estremamente potente, il gatto domestico è il risultato di milioni di anni di evoluzione. Un predatore perfetto, adattato alla caccia, all’equilibrio e alla sopravvivenza. Eppure, molti aspetti della sua anatomia restano poco conosciuti dal grande pubblico: perché i baffi sono indispensabili? Come fa a mantenere l’equilibrio anche nel vuoto? E cosa si cela davvero dietro il suo rassicurante ronronare?
Entriamo nel “dietro le quinte” del corpo del gatto per capire meglio uno degli animali più affascinanti che condividono la nostra vita quotidiana.
Perché il gatto è così incredibilmente flessibile
Il segreto della straordinaria elasticità del gatto è soprattutto nella sua colonna vertebrale. È composta da circa 30 vertebre (esclusa la coda), un numero molto elevato se confrontato con quello umano. Ma non è solo una questione di quantità.
Le vertebre del gatto sono unite da dischi intervertebrali estremamente elastici, che permettono movimenti ampi e fluidi. Questo consente al felino di inarcare, torcere e allungare il dorso con facilità, sia durante la toelettatura sia quando si stira dopo il riposo.
Anche i legamenti che tengono unite le vertebre sono particolarmente flessibili: si allungano e si retraggono rapidamente, una caratteristica fondamentale per il balzo e per la cattura delle prede.
C’è poi un dettaglio spesso ignorato: le scapole e la clavicola del gatto non sono fissate rigidamente allo scheletro ma “sospese” grazie ai muscoli. Questo rende le spalle estremamente mobili. Il risultato è una capacità di torsione impressionante, che permette al gatto di ruotare il corpo anche di 180 gradi, raddrizzarsi in caduta e infilarsi in fessure strettissime.
Quanto in alto può saltare un gatto
Un gatto domestico in buona salute può saltare senza difficoltà fino a 1,5 metri di altezza, circa cinque volte la sua statura media. Alcuni esemplari particolarmente atletici riescono a raggiungere anche i 2 metri, l’equivalente di sette volte la loro altezza.
Per fare un confronto: i campioni olimpici del salto in alto arrivano a circa 2,36 metri, poco più della loro statura. Il gatto, in proporzione, li supera nettamente.
Il merito è di un sistema perfettamente coordinato:
- zampe posteriori estremamente muscolose, capaci di una spinta potente;
- colonna vertebrale ultraflessibile, che si estende al massimo durante il balzo;
- equilibrio e controllo del corpo in aria.
Una combinazione che rende il gatto uno dei migliori “saltatori” del regno animale.
Il gatto vede davvero i pesci rossi?
Sì, ma non come li vediamo noi. Il gatto possiede una visione dicromatica: nella sua retina sono presenti solo due tipi di coni, sensibili al blu-violetto e al giallo-verde. Mancano quelli sensibili al rosso.
Questo significa che un pesce rosso, arancione o rosa probabilmente appare al gatto come una forma grigiastra o marroncina. Tuttavia, studi scientifici hanno dimostrato che il gatto riesce comunque a distinguere oggetti rossi e verdi grazie alle differenze di luminosità.
La sua vista è meno nitida della nostra: oltre gli 80 centimetri, gli oggetti diventano sfocati. Ma in compenso è un maestro nel rilevare i movimenti rapidi e gode di un campo visivo molto ampio, che arriva a circa 200 gradi (contro i 180 dell’uomo).
Per questo, nel suo acquario, il pesce rosso con le scaglie riflettenti è tutt’altro che invisibile. L’unica strategia efficace per “sparire” agli occhi di un gatto? Restare perfettamente immobile.
I gatti… emettono gas intestinali?
Sì, come tutti i mammiferi. Anche i gatti producono gas durante la digestione. La differenza è che le loro flatulenze sono rare, silenziose e generalmente poco odorose.
Il motivo sta nella dieta: il gatto è un carnivoro stretto. Consuma proteine animali altamente digeribili e pochissimi carboidrati o fibre fermentabili. I cani, invece, sono onnivori e assumono più sostanze che favoriscono la produzione di gas maleodoranti.
Ecco perché, nella convivenza quotidiana, il gatto “puzza” decisamente meno.
Perché la lingua del gatto è così ruvida
La lingua del gatto è ricoperta da papille speciali, piccoli uncini rigidi orientati all’indietro. Sono loro a darle quella caratteristica sensazione rasposa.
Servono a raschiare la carne dalle ossa, ma hanno anche altre funzioni. Secondo uno studio statunitense, queste papille hanno una forma concava che trattiene la saliva come minuscole “cucchiaie”. Durante la toelettatura, il gatto riesce così a distribuire l’umidità alla base del pelo.
C’è anche un effetto termico: quando la saliva evapora, la temperatura corporea del gatto si abbassa di circa un grado. Una scoperta che ha persino ispirato ricerche su nuove tecnologie per la pulizia profonda dei tessuti.

A cosa servono davvero i baffi del gatto
In media un gatto possiede una quarantina di vibrisse, distribuite simmetricamente sul corpo. Le più lunghe e sensibili si trovano ai lati del muso, ma ce ne sono anche sopra gli occhi, sulle zampe anteriori e talvolta su guance e mento.
Ogni baffo è collegato a una fitta rete di terminazioni nervose. Le vibrisse percepiscono:
- movimenti dell’aria;
- variazioni di pressione;
- vibrazioni impercettibili.
Grazie ai baffi, il gatto valuta la larghezza di un passaggio, si orienta al buio e caccia con precisione anche senza usare la vista.
Le fusa fanno bene alla salute del gatto?
Le fusa sono spesso associate al benessere, ma i gatti ronronano anche quando sono feriti, stressati o malati. Per questo molti ricercatori parlano di un meccanismo di auto-consolazione.
Alcuni studi suggeriscono che le vibrazioni delle fusa possano favorire la densità ossea e la rigenerazione dei tessuti, come avviene anche negli esseri umani e in altri animali. Sono necessarie ulteriori ricerche per confermarlo definitivamente.
Una certezza, invece, esiste: le fusa hanno un potente effetto calmante sull’uomo.
Il gatto ha l’ombelico?
Sì. Come tutti i mammiferi placentari, il gattino è collegato alla madre tramite il cordone ombelicale. Dopo la nascita, la madre lo recide con i denti; il moncone si secca e cade, lasciando una piccola cicatrice.
L’ombelico del gatto è però difficile da individuare: non forma né un incavo né una sporgenza evidente ed è spesso nascosto dal pelo.
Quante dita ha un gatto
Il numero “standard” è 18: cinque per ogni zampa anteriore e quattro per ogni zampa posteriore. Esistono però i gatti polidattili, che hanno più dita del normale.
Sono noti anche come “gatti di Hemingway”, in riferimento a Snow White, il gatto a sei dita dello scrittore. Alcune razze, come il Maine Coon, presentano più spesso questa caratteristica. Il record appartiene a Jake, un gatto canadese con 28 dita, entrato nel Guinness dei primati.
Scopri di più da Cose dell'Altro Mondo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Sempre più elefanti nascono senza zanne: cosa sta succedendo in Africa 
Perché il gatto tocca l’acqua nella ciotola prima di bere?
L’incredibile storia di Appa: bustine da marijuana e sensitivi per ritrovare il cane scomparso a New York
I gatti maschi si prendono cura dei cuccioli? La risposta sorprende
Il tuo cane è pronto per il cibo da adulto? La risposta dipende da un numero preciso