Alle 02:07 italiane di questa notte, una capsula chiamata “Integrity” ha toccato l’acqua del Pacifico al largo di San Diego. Dentro c’erano quattro persone. Erano partite dieci giorni fa, avevano sorvolato il lato nascosto della Luna, raggiunto una distanza dalla Terra che nessun essere umano aveva mai raggiunto dal 1970, e ora erano lì — in buone condizioni, visibilmente emozionati, con i paracadute aperti esattamente come da manuale.
La missione NASA Artemis II è finita. Ed è finita come meglio non poteva.
A bordo della capsula Orion i quattro astronauti protagonisti della prima missione con equipaggio oltre l’orbita terrestre dai tempi dell’Apollo: il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen. Nove giorni, 1 ora, 32 minuti e 15 secondi. Un viaggio che inizia con un razzo e finisce in acqua, e in mezzo c’è tutto il resto.
In questo articolo
Il numero che dice tutto: 406.771 chilometri
Alle 01:07 italiane del 7 aprile, Orion ha raggiunto il suo punto di massima distanza dalla Terra: 406.771 chilometri. Un nuovo record assoluto, che ha battuto quello che dal 1970 apparteneva alla missione Apollo 1 3 (400.171 km).
Apollo 13 è la missione che quasi finì in tragedia. Nel 1970, un’esplosione nel modulo di servizio costrinse gli astronauti ad aggirare la Luna senza poterla raggiungere, usando la gravità lunare come fionda per tornare a casa. Quei 400.171 chilometri erano un primato involontario, nato da un’emergenza. Artemis II li ha superati di proposito, come parte di una traiettoria pianificata al millimetro.
Durante il passaggio dietro la Luna, gli astronauti hanno potuto osservare un’eclissi solare — la Luna che oscura il Sole — oltre al tramonto della Terra visto dall’altro lato della Luna. Una delle prime foto scattate da Artemis II dal lato nascosto della Luna ha mostrato la Terra che finiva oltre l’orizzonte lunare. Un'”Earthset” — il tramonto della Terra visto dallo spazio profondo. L’immagine speculare di quell’altra foto iconica, l’Earthrise dell’Apollo 8.
Il rientro: 6 minuti di silenzio, 2.700 gradi, Mach 33
Il rientro in atmosfera è la fase che gli ingegneri temono di più — e quella che il pubblico capisce meno. Vale la pena raccontarla nei dettagli, perché i numeri sono semplicemente incredibili.
Rientrando sulla Terra, i quattro astronauti hanno attraversato l’atmosfera viaggiando a “Mach 33” — cioè 33 volte la velocità del suono — una velocità mai registrata dai tempi delle missioni Apollo degli anni ’60 e ’70. La navicella ha raggiunto una velocità massima di circa 39.690 km/h.
L’attrito con l’atmosfera ha avvolto la capsula in una nube di plasma incandescente, con temperature fino a circa 2.700 gradi, interrompendo le comunicazioni per circa sei minuti. È il cosiddetto blackout: da Terra non arriva più alcun segnale, ma è un passaggio previsto, studiato fin dalle missioni Apollo. Quando il contatto si ristabilisce, significa che la fase più rischiosa è superata.
Sei minuti di silenzio totale. Nessuna voce, nessun dato, nessuna conferma. Solo la speranza che lo scudo termico regga. E questa volta ha retto — meglio di quanto si sperava, dopo le preoccupazioni sorte su Artemis I nel 2022.
Dopo Artemis I, si era riscontrata una degradazione inattesa dello scudo termico in Avcoat. Per questa missione, invece di riprogettare lo scudo, la NASA ha scelto una traiettoria di rientro modificata, calibrata per esporre lo scudo a temperature più alte per un tempo più breve. Una decisione non priva di dibattito tra gli esperti. Con questa soluzione lo scudo ha retto perfettamente.
Poi i paracadute. L’apertura dei tre paracadute di 35 metri di diametro ha rallentato Orion fino a una velocità sicura — circa 27 km/h — per un impatto morbido con l’oceano. Da 39.690 km/h a 27 km/h. In meno di 15 minuti.
© cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 UniversalTre primati in un solo equipaggio
Victor Glover è il primo uomo di colore ad aver orbitato intorno alla Luna. Christina Koch è la prima donna. Jeremy Hansen è il primo astronauta canadese ad aver compiuto il viaggio.
Tre primati storici racchiusi in un unico volo. Non è retorica: è quello che dice il registro delle missioni spaziali umane. In più di cinquant’anni di esplorazione lunare, nessuna donna e nessun uomo di colore aveva mai superato l’orbita terrestre in direzione della Luna. Artemis II ha cambiato questa statistica, insieme a tutte le altre Nella scena più toccante della missione, gli astronauti in lacrime hanno chiesto il permesso di dare il nome della loro navicella — Orion — e di Carrol Wiseman, la defunta moglie del comandante Reid Wiseman, a due crateri della Luna. Un gesto privato, diventato pubblico nello spazio profondo. Il nome di una persona che non c’è più, inciso per sempre sulla superficie di un altro mondo.
L’accordo con l’Italia e la strada verso Artemis III
L’amministratore della NASA Jared Isaacman ha ricordato l’accordo firmato recentemente con l’Agenzia Spaziale Italiana per la realizzazione di un modulo per la futura base sul suolo lunare: «Stiamo costruendo una presenza duratura sulla Luna».
L’Italia, cioè, non è spettatrice di questo programma. È dentro.
I dati raccolti nella missione sono preziosi per preparare la missione Artemis III, alla quale già dal 20 aprile si comincerà a lavorare nell’Edificio di integrazione dei veicoli del Kennedy Space Center. Artemis III non sorvolerà la Luna: ci atterrerà sopra. L’obiettivo è il polo sud lunare, un’area ricca di ghiaccio che potrebbe diventare la prima base di rifornimento per le missioni verso Marte. Artemis IV, nel 2028, tenterà di far atterrare un equipaggio di due persone vicino al polo sud della Luna.
Artemis II era il test. Ha dimostrato che il sistema funziona, che gli astronauti sopravvivono al viaggio e al rientro, che la capsula Orion regge le temperature del plasma e la brutalità della rientrata. Era questo il punto. E il punto è stato dimostrato.
Il momento in cui tutto si è fermato
«Speravamo davvero, nel profondo del nostro cuore, di poter far fermare il mondo, anche solo per un istante, e ricordare che questo è un pianeta meraviglioso e un luogo davvero speciale nel nostro universo, e che dovremmo tutti apprezzare ciò che ci è stato dato». Sono le parole dell’equipaggio.
Questa notte, per qualche ora, mentre la capsula bruciava nell’atmosfera a 2.700 gradi, il mondo si è fermato. Non è successo. Ma ci sono andate vicino.
| Dato | Artemis II (2026) | Apollo 13 (1970) | Note |
|---|---|---|---|
| Distanza massima dalla Terra | 406.771 km | 400.171 km | Nuovo record assoluto |
| Velocità di rientro | ~39.690 km/h (Mach 33) | ~39.000 km/h | Prima volta dai tempi Apollo |
| Durata missione | 9 giorni, 1h, 32min, 15sec | 5 giorni, 22h, 54min | Missioni con obiettivi diversi |
| Temperatura esterna al rientro | ~2.700°C | ~2.760°C | Dati NASA |
| Blackout comunicazioni | ~6 minuti | ~4 minuti | Dovuto al plasma atmosferico |
| Primi storici a bordo | Prima donna + primo uomo di colore oltre l’orbita | — | Victor Glover, Christina Koch |
Fonte: NASA, AstroSpace.it, Geopop. Nota editoriale: Artemis II non ha eseguito l’allunaggio — ha effettuato un flyby lunare. Il record di distanza è calcolato dal centro della Terra.
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Artemis II è atterrata sulla Luna?
No. Artemis II ha effettuato un flyby — un sorvolo ravvicinato — della Luna senza entrare in orbita lunare e senza atterrare. L’obiettivo era testare tutti i sistemi della capsula Orion in condizioni reali, incluso il rientro in atmosfera. L’allunaggio con equipaggio è previsto per le missioni successive del programma: Artemis III dovrebbe essere la prima a far atterrare astronauti sulla superficie lunare.
Perché si chiama “splashdown” e non atterraggio?
Splashdown è il termine tecnico per indicare l’ammaraggio di una capsula spaziale sulla superficie del mare. La NASA utilizza questa modalità di recupero perché l’acqua ammortizza l’impatto meglio di qualsiasi altro sistema disponibile per una capsula non alata. È la stessa tecnica usata da tutte le missioni Apollo. Le capsule di tipo Soyuz, invece, atterrano sulla terraferma con razzi frenanti.
Cosa rende Artemis II diversa da tutte le missioni precedenti?
Tre primati in un solo equipaggio: Victor Glover è il primo uomo di colore ad aver orbitato la Luna, Christina Koch è la prima donna, Jeremy Hansen è il primo canadese. Inoltre, la missione ha superato il record di distanza massima dalla Terra che apparteneva ad Apollo 13 dal 1970 — 406.771 km contro 400.171 km. Infine, il rientro a Mach 33 non era mai stato eseguito dai tempi delle missioni Apollo.
Cosa succede adesso con il programma Artemis?
La NASA ha annunciato che dal 20 aprile inizierà il lavoro preparatorio per Artemis III al Kennedy Space Center. Artemis III punta a far atterrare astronauti sul polo sud lunare — un’area di grande interesse scientifico perché contiene giacimenti di ghiaccio d’acqua che potrebbero essere sfruttati per future basi permanenti. Artemis IV, prevista per il 2028, tenterà il primo allunaggio di un equipaggio con permanenza estesa.
Perché le comunicazioni si interrompono durante il rientro?
È un fenomeno fisico inevitabile. Quando la capsula entra nell’atmosfera ad altissima velocità, l’attrito con le molecole d’aria genera un plasma — un gas ionizzato estremamente caldo — che avvolge la capsula. Questo plasma assorbe e riflette le onde radio, rendendo impossibile qualsiasi comunicazione con il centro di controllo per circa sei minuti. È una fase prevista e studiata, non un’emergenza.
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Crediti fotografici
- Artemis II, gli astronauti: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
- Artemis: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
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