Un incrocio iconico, una famiglia in vacanza, una bambina che sorride davanti alla telecamera. Poi, in pochi secondi, tutto cambia: una donna le passa accanto e la colpisce con forza, facendola cadere sull’asfalto. La scena, girata a Tokyo, dura pochi istanti che sono diventati uno dei video più discussi degli ultimi mesi online, rimbalzando su ogni piattaforma social e raccogliendo milioni di visualizzazioni.
Il video è stato girato il 25 febbraio 2026 nel mezzo del celebre “scramble crossing” nel quartiere Shibuya di Tokyo, ed è stato pubblicato dalla madre della bambina, che stava riprendendo la figlia. La donna, taiwanese in vacanza con la famiglia, ha raccontato di aver involontariamente filmato una “scena terrificante”, aggiungendo di essersi resa conto che questo tipo di situazione accade piuttosto spesso in Giappone. Il video ha superato i nove milioni di visualizzazioni, scatenando un’ondata di indignazione globale e riportando sotto i riflettori un fenomeno che il Giappone conosce da anni: il butsukari otoko.
In questo articolo
Cosa significa “butsukari otoko”
Il termine *butsukari otoko* (ぶつかり男) significa letteralmente “gli uomini che urtano”, ma dietro quella definizione quasi buffa si nasconde qualcosa di molto più inquietante. Non si tratta di incidenti casuali, ma di azioni deliberate: chi pratica il butsukari si avvicina alla vittima e la colpisce con la spalla o con il corpo, spesso per sfogare frustrazione o aggressività.
Il fenomeno si consuma nei luoghi pubblici più affollati — stazioni ferroviarie, incroci, centri commerciali — dove la confusione della folla offre all’aggressore una copertura naturale e la possibilità di sparire tra la gente senza essere identificato.
Le origini: da Shinjuku ai social
Il fenomeno è nato in Giappone circa dieci anni fa, ma è rimasto a lungo confinato nei discorsi sotterranei delle comunità femminili che usano i trasporti pubblici. Il momento in cui il termine è entrato davvero nel linguaggio pubblico risale al 2018, quando una clip registrata nella stazione di Shinjuku — uno degli hub ferroviari più trafficati del pianeta — iniziò a circolare su Twitter e YouTube. Nel filmato si vedeva un uomo attraversare la folla colpendo deliberatamente diverse donne mentre passava. Da quel momento in poi sono emerse decine di testimonianze simili.
Non solo uomini: il fenomeno si allarga rapidamente
Se il nome suggerisce un protagonista maschile, la realtà è più complessa. Il fenomeno non riguarda esclusivamente uomini: nel linguaggio online è comparsa anche la variante butsukari onna, utilizzata per indicare donne che compiono lo stesso gesto. Proprio una donna è la protagonista del video della bambina all’incrocio di Shibuya, uno dei luoghi più fotografati al mondo e, non a caso, uno dei punti di maggior affollamento turistico della capitale giapponese.
Le vittime preferite: chi prendono di mira gli spintonatori
Le vittime sono spesso persone considerate più vulnerabili, come donne, turisti o persone distratte. Alcuni aggressori scelgono deliberatamente donne percepite come più deboli, sfruttando la confusione della folla per toccarle o spingerle senza conseguenze immediate. Non esiste, però, un profilo fisso dell’aggressore: alcuni si presentano in completo, altri in abiti casual, il che rende il problema ancora più difficile da prevedere.
Le radici psicologiche: stress, frustrazione e controllo
Perché qualcuno decide di colpire uno sconosciuto per strada? Molti criminologi e sociologi giapponesi collegano il comportamento dei butsukari a dinamiche psicologiche molto specifiche: alcuni aggressori sembrano utilizzare lo scontro fisico come sfogo di frustrazioni accumulate nella vita quotidiana. In un contesto sociale dove il controllo emotivo è fortemente richiesto, l’atto improvviso di colpire qualcuno nella folla diventa una forma distorta di liberazione. In altri casi, analizzando i filmati, emerge una dimensione ancora più oscura: non semplice sfogo, ma intimidazione deliberata, voglia di affermare un dominio fisico sullo spazio pubblico.
I numeri
Quantificare il fenomeno è complicato perché moltissimi episodi non vengono denunciati.
Nel 2024 è stato condotto un sondaggio da MediaSeek Co. su circa 21 mila persone: il 14% degli intervistati afferma di essere stato vittima di un episodio simile, mentre il 6% dichiara di aver assistito a un caso di butsukari otoko. Numeri tutt’altro che trascurabili per un Paese che si è costruito la reputazione di essere tra i più sicuri e ordinati del mondo.
I casi giudiziari
Qualche caso ha portato a conseguenze legali concrete. Nel 2024, ad esempio, un professore universitario di 59 anni è stato fermato a Fukuoka per aver ripetutamente colpito dei passanti con la propria borsa. Il soggetto rischia di dover pagare una sanzione pari a 300.000 yen — circa 1.643 euro — e fra le possibili conseguenze ci sono anche due anni di reclusione. Dato che il fenomeno è in aumento e si sta facendo più aggressivo, è probabile che le autorità decidano di rendere le pene più severe.
Il nodo legale: difficile dimostrare l’intenzionalità del gesto
La difficoltà più grande nel contrastare il fenomeno sta proprio nella sua natura ambigua: una collisione in mezzo alla folla è difficile da dimostrare come intenzionale, e spesso le vittime non denunciano l’episodio perché lo interpretano come un incidente. Il butsukari otoko non è ancora formalmente riconosciuto come reato specifico nel sistema giuridico giapponese, il che lascia un vuoto normativo che gli aggressori sfruttano a proprio vantaggio.
Il turismo nel mirino
L’episodio della bimba taiwanese arriva in un momento in cui il Giappone sta vivendo una forte crescita del turismo internazionale. Luoghi iconici e incroci celebri attirano ogni giorno migliaia di visitatori che spesso si fermano per scattare foto o girare video. Proprio queste situazioni di affollamento possono diventare terreno fertile per comportamenti aggressivi o provocatori. Non è un caso che l’ambasciata cinese a Tokyo abbia sentito il bisogno di avvisare i propri connazionali in visita in Giappone di prestare attenzione e di muoversi con maggiore cautela nei luoghi più frequentati.
Dalle telecamere alla sensibilizzazione
Programmi TV, giornali e persino la polizia giapponese hanno già affrontato il tema pubblicamente. Alcune stazioni hanno installato avvisi visivi che mettono in guardia contro le spinte intenzionali, qualcosa di impensabile anni fa. Sul fronte sociale, un ruolo cruciale lo hanno giocato le donne stesse, che hanno iniziato a documentare e condividere i propri casi online: dare un nome al problema, chiamarlo per quello che è, ha contribuito a sottrarlo all’ombra dell’incidente e a renderlo visibile.
Un sintomo di tensioni molto profonde
Il butsukari non è soltanto un gesto impulsivo: per molti analisti è il sintomo di tensioni sociali più profonde, legate allo stress urbano e alle pressioni della vita moderna. Il Giappone è una società ad altissima competitività, dove le emozioni vengono compresse e la pressione lavorativa e sociale è tra le più intense al mondo. Il butsukari, in questo senso, non è solo la storia di individui che perdono il controllo: è uno specchio che riflette le crepe di un sistema che chiede troppo ai suoi cittadini, lasciandoli senza valvole di sfogo legittime. La bambina di Shibuya, per qualche secondo, ha fatto vedere al mondo intero una di quelle crepe.
Cos’è il butsukari otoko?
Il butsukari otoko è un fenomeno sociale giapponese in cui alcune persone spintonano deliberatamente sconosciuti nei luoghi pubblici affollati, come stazioni o incroci. Il termine significa letteralmente “uomo che urta”. Non si tratta di incidenti casuali, ma di azioni intenzionali usate per sfogare frustrazione o esercitare intimidazione.
Perché le persone praticano il butsukari in Giappone?
Secondo criminologi e sociologi, il butsukari è spesso uno sfogo delle frustrazioni accumulate in una società ad altissima pressione lavorativa e sociale. In un contesto culturale dove le emozioni vanno represse, colpire qualcuno nella folla diventa, per alcuni, una forma distorta di liberazione psicologica a basso rischio di conseguenze.
Il butsukari otoko è un reato in Giappone?
Il butsukari otoko non è ancora formalmente riconosciuto come reato specifico nel sistema giuridico giapponese. Questo crea un vuoto normativo che gli aggressori sfruttano. Alcuni casi hanno comunque portato ad arresti: chi viene fermato rischia fino a due anni di reclusione o una multa fino a 300.000 yen per aggressione.
Chi sono le vittime del butsukari otoko?
Le vittime sono spesso persone considerate vulnerabili: donne, turisti, anziani o bambini. Gli aggressori sfruttano la confusione dei luoghi affollati per colpire e sparire tra la folla. Non esiste un profilo fisso dell’aggressore: può indossare un completo o abiti casual, rendendo il fenomeno difficile da anticipare o prevenire.
Cosa ha fatto diventare virale il fenomeno del butsukari nel 2026?
Il 25 febbraio 2026, all’incrocio di Shibuya a Tokyo, una donna ha spinto violentemente a terra una bambina taiwanese mentre la madre la stava filmando. Il video ha superato i nove milioni di visualizzazioni, scatenando indignazione globale e spingendo persino l’ambasciata cinese a Tokyo a diramare un avviso ufficiale ai propri cittadini in visita in Giappone.
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Crediti fotografici
- Incrocio di Tokyo: © cosedellaltromondo.it | AI Generated - Free to Use
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