Un’ondata migratoria senza precedenti recenti ha travolto Ceuta, l’exclave spagnola incastonata nel territorio marocchino. Migliaia di migranti, di nazionalità marocchina e algerina e in gran parte giovanissimi, sono entrati senza controllo nella città autonoma, mettendo in grave difficoltà la Guardia Civil e i servizi di emergenza, ormai impegnati quasi esclusivamente nell’assistenza ai feriti. Molti si sono diretti verso il Centro di permanenza temporanea per immigrati (CETI), già da giorni al collasso. I migranti sono arrivati da tutte le direzioni, sia percorrendo tratti di costa sia aggirando a nuoto il frangiflutti che segna il confine con la città autonoma, festeggiando l’ingresso con cori di “Viva la Spagna”.
Il bilancio umano dell’emergenza è drammatico: almeno 18 corpi di migranti sono stati rinvenuti nelle acque che bagnano Ceuta, morti nel tentativo di attraversare il confine a nuoto. Secondo quanto riportato da El País e ripreso dai media italiani, le prime stime delle forze di sicurezza spagnole parlano di almeno 49mila migranti entrati in maniera irregolare a Ceuta negli ultimi giorni, la maggior parte giovedì 30 luglio. Si tratterebbe del più grande afflusso di migranti a Ceuta dal maggio 2021, quando oltre 10mila persone entrarono dal Marocco in soli due giorni.
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Le reazioni politiche e la crisi diplomatica
I residenti, sconvolti, hanno parlato apertamente di “invasione”, filmando increduli l’avanzata dei migranti per le strade, denunciando di sentirsi abbandonati dalle istituzioni. Le autorità locali di Ceuta hanno chiesto al governo di Madrid di dichiarare lo stato di emergenza nazionale; Madrid ha già inviato l’esercito sul posto. È atteso nell’exclave il premier spagnolo Pedro Sánchez, bersaglio delle critiche del partito di ultradestra Vox: il leader di Vox, Santiago Abascal, ha accusato duramente il governo di aver “convocato” uomini in età militare per assaltare i confini spagnoli.
Sul fronte italiano, secondo fonti di Palazzo Chigi, il governo Meloni sta valutando l’ipotesi di sospendere gli accordi di Schengen con la Spagna alla luce di quanto sta accadendo. Anche Bruxelles è intervenuta: l’Unione Europea ha annunciato che rafforzerà Frontex nell’ambito del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che prevede strumenti di sostegno agli Stati membri sottoposti a pressioni eccezionali alle frontiere esterne.
Le cause dell’ondata migratoria: sentenze, trafficanti e responsabilità incrociate
Secondo il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska, le organizzazioni criminali starebbero sfruttando una sentenza della Corte Suprema spagnola dello scorso luglio, che limita i respingimenti immediati dei migranti intercettati mentre raggiungono a nuoto Ceuta, e i trafficanti avrebbero incoraggiato soprattutto giovani e minori a tentare la traversata. Le autorità spagnole hanno fatto sapere che tutti i migranti identificati come entrati illegalmente nell’enclave saranno riammessi in Marocco, nell’ambito della cooperazione bilaterale tra Rabat e Madrid. Dal canto suo, il Marocco ha puntato il dito contro le “organizzazioni criminali” responsabili del massiccio afflusso, definendo “esemplare” la propria cooperazione con la Spagna in materia migratoria e precisando di non sostenere né incoraggiare la migrazione irregolare dei propri cittadini.
Cos’è un’exclave, e perché Ceuta è un caso più unico che raro
Per capire davvero la portata simbolica e geopolitica di quanto sta accadendo, bisogna partire da una parola tecnica che in questi giorni è tornata centrale nel lessico giornalistico: exclave. Un’exclave è una porzione di territorio che appartiene politicamente a uno Stato ma che si trova geograficamente separata dal resto del suo territorio nazionale, spesso incuneata all’interno (o ai confini) di un altro Stato. Non va confusa con l’enclave, termine con cui viene talvolta indicata anch’essa nei resoconti giornalistici: un’enclave è un territorio circondato interamente da un altro Stato, mentre l’exclave descrive lo stesso fenomeno ma dal punto di vista dello Stato “madre”, che si ritrova con un lembo di terra isolato e non contiguo. Ceuta è, di fatto, entrambe le cose: un’enclave rispetto al Marocco che la circonda, e un’exclave rispetto alla Spagna, cui appartiene politicamente pur non confinando con essa.
Dove si trova Ceuta
Ceuta sorge sulla costa settentrionale dell’Africa, sulla sponda meridionale dello Stretto di Gibilterra, a pochi chilometri di mare dalla penisola iberica e dal Peñón de Gibilterra. Geograficamente fa parte del continente africano, incastonata nel territorio del Marocco, ma politicamente e amministrativamente è una città autonoma spagnola a tutti gli effetti, con propri statuti, un parlamento locale e rappresentanza nel Congresso dei Deputati e nel Senato spagnoli. Insieme a Melilla, altra città autonoma spagnola situata più a est sulla costa mediterranea marocchina, Ceuta rappresenta l’unico confine terrestre dell’Unione Europea con il continente africano: un dettaglio che spiega perché, da decenni, entrambe le città siano un punto di passaggio strategico e altamente conteso per chi tenta di raggiungere l’Europa.
Una storia lunga più di cinquecento anni
Le origini di Ceuta come possedimento europeo risalgono al 1415, quando fu conquistata dal Portogallo, diventando uno dei primi avamposti coloniali europei in Africa. Passò sotto la corona spagnola nel 1668, con il Trattato di Lisbona, dopo che il Portogallo aveva riconosciuto l’indipendenza spagnola. Da allora Ceuta è rimasta ininterrottamente sotto sovranità spagnola, anche dopo l’indipendenza del Marocco dalla Francia nel 1956: il nuovo Stato marocchino ha sempre rivendicato la sovranità su Ceuta e Melilla, considerandole territori occupati, ma la Spagna ne mantiene il controllo effettivo, sostenendo che la propria presenza preceda di secoli la nascita dello Stato marocchino moderno. La questione resta tuttora una delle principali fonti di tensione diplomatica tra Madrid e Rabat.
Curiosità e peculiarità del territorio
Ceuta si estende su una superficie di appena una ventina di chilometri quadrati e ospita una popolazione di circa 85mila abitanti, con una composizione multietnica e multireligiosa piuttosto unica in Europa: convivono comunità cristiane, musulmane, ebraiche e indù, ciascuna con le proprie festività riconosciute ufficialmente dal calendario cittadino. Proprio per la sua posizione di frontiera, la città è cinta da un sistema di recinzioni (il celebre “vallado”) alto fino a sei metri, sormontato da filo spinato e sensori, costruito a partire dagli anni Novanta per contenere gli attraversamenti irregolari: un’infrastruttura che, come dimostrano i fatti di questi giorni, continua a essere aggirata via mare o forzata in massa nei momenti di crisi diplomatica tra Madrid e Rabat, quando il Marocco allenta i controlli sul proprio versante come leva negoziale.
Dal punto di vista economico, Ceuta gode di uno status fiscale speciale, con un regime di porto franco che la rende storicamente un polo di commercio e contrabbando verso il Marocco. Militarmente, ospita da secoli una guarnigione spagnola ed è considerata un presidio strategico per il controllo dello Stretto di Gibilterra, uno dei tratti di mare più trafficati al mondo.
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Crediti fotografici
- Ceuta: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
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