Donare il sangue può produrre un forte senso di utilità personale, ma dal punto di vista fisico comporta soprattutto modifiche temporanee che l’organismo deve compensare. In una donazione di sangue intero vengono prelevati circa 450 millilitri, oltre alle provette necessarie per le analisi. Il plasma viene recuperato in poche ore, i globuli rossi richiedono invece diverse settimane e le riserve di ferro possono impiegare ancora più tempo, soprattutto nelle persone che donano con regolarità.
La donazione, inoltre, non va considerata un metodo per dimagrire, “ripulire” l’organismo o verificare genericamente il proprio stato di salute.
In questo articolo
Cosa recupera subito il corpo e cosa richiede più tempo
Dopo il prelievo, le diverse componenti del sangue non vengono ricostituite con la stessa velocità.
Il plasma è quella che ritorna ai livelli precedenti più rapidamente, nell’arco di poche ore.
La produzione dei globuli rossi richiede invece diverse settimane. Ancora più lento può essere il recupero del ferro sottratto insieme al sangue, soprattutto quando le donazioni si ripetono nel tempo.
Per questo la frequenza dei prelievi viene regolata e tra due donazioni di sangue intero deve trascorrere un intervallo minimo.
Nel sistema francese descritto, in genere il donatore deve avere tra 18 e 70 anni e pesare più di 50 chilogrammi.
Una donna può effettuare fino a quattro donazioni all’anno, mentre per un uomo il limite arriva a sei, con almeno otto settimane tra due prelievi.
Plasma e piastrine seguono invece calendari differenti.
| Aspetto | Indicazione riportata |
|---|---|
| Età | Generalmente 18-70 anni |
| Peso | Oltre 50 kg |
| Donazioni annue donna | Fino a 4 |
| Donazioni annue uomo | Fino a 6 |
| Intervallo minimo | 8 settimane |
| Sangue prelevato | Circa 450 ml |
| Recupero del plasma | Poche ore |
| Recupero dei globuli rossi | Diverse settimane |
Quali benefici può percepire chi dona
Il vantaggio più immediato riguarda spesso la dimensione psicologica.
Sapere che una singola donazione può contribuire alla cura di più pazienti può produrre un forte sentimento di utilità e partecipazione.
Sul piano fisico, invece, occorre distinguere effetti reali da interpretazioni eccessive.
La riduzione temporanea delle riserve di ferro può avere un’utilità in particolari condizioni mediche, come l’emocromatosi, ma soltanto quando i salassi vengono prescritti e seguiti nell’ambito di un percorso sanitario.
Questo non significa che una persona sana debba donare per ridurre il ferro o per ottenere un beneficio terapeutico.
Perché non bisogna considerare la donazione una terapia
Alcuni possibili rapporti tra donazione regolare e riduzione del rischio cardiovascolare o metabolico vengono discussi, ma non consentono di trasformare il prelievo in una forma di trattamento.
La donazione non produce inoltre una perdita di peso significativa.
Non “depura” il corpo e non sostituisce una terapia, una visita o un percorso medico.
Lo scopo resta quello di rendere disponibile sangue destinato ai pazienti che ne hanno bisogno, mentre gli eventuali effetti sul donatore devono essere valutati separatamente.
Cosa la donazione non fa
- non rappresenta un trattamento per prevenire malattie cardiovascolari;
- non determina un dimagrimento significativo;
- non “pulisce” l’organismo;
- non sostituisce controlli diagnostici;
- non prende il posto di una cura prescritta.
Quali controlli vengono eseguiti prima del prelievo
Prima di poter donare viene effettuata una valutazione del candidato.
È previsto un colloquio confidenziale accompagnato da controlli rapidi che possono riguardare condizioni generali, peso, pressione, precedenti problemi di salute, terapie in corso e viaggi recenti.
In determinate situazioni viene misurata anche l’emoglobina.
La verifica serve a stabilire se, in quel momento, la persona possa donare in condizioni compatibili con la propria sicurezza e con quella del ricevente.
Anche il sangue raccolto viene sottoposto ad analisi biologiche destinate alla protezione di chi riceverà la trasfusione.
Perché la donazione non sostituisce gli esami medici
Il fatto che il sangue venga controllato non significa che la donazione possa essere utilizzata come sistema per cercare una malattia.
Non si dona per “controllare che sia tutto a posto”.
La selezione e le analisi hanno finalità specifiche legate alla sicurezza della procedura e dei riceventi.
Una persona che vuole verificare il proprio stato di salute deve quindi seguire i normali percorsi sanitari e diagnostici.
Quali condizioni possono impedire temporaneamente di donare
L’idoneità può cambiare in presenza di determinate condizioni.
Tra quelle indicate rientrano una febbre recente, un’infezione, un tatuaggio o un piercing effettuati da poco, cure dentistiche, un intervento chirurgico e viaggi in determinate aree.
Possono incidere anche alcuni trattamenti, una gravidanza o la presenza di una malattia cronica.
La valutazione viene effettuata prima del prelievo proprio perché la situazione personale del donatore può modificarsi nel tempo.
Quali effetti indesiderati possono comparire
La procedura utilizza materiale sterile e monouso.
Per questo non viene indicato un rischio di contrarre una malattia attraverso gli strumenti impiegati per effettuare la donazione.
Gli effetti indesiderati più frequenti sono invece di tipo transitorio.
Può comparire stanchezza, può formarsi un piccolo ematoma nel punto del prelievo e, in alcuni casi, può verificarsi un malessere vagale.
Sono eventualità diverse dal rischio infettivo legato all’attrezzatura, che viene evitato attraverso l’impiego di dispositivi sterili utilizzati una sola volta.
Come recuperare nelle ore successive
Una volta terminata la donazione, il recupero passa soprattutto attraverso comportamenti semplici.
Viene consigliato di bere regolarmente nelle ore successive e di alimentarsi normalmente.
È preferibile evitare l’alcol e rimandare al giorno seguente lo sport intenso o gli sforzi fisici rilevanti.
Al donatore vengono inoltre offerti un momento di riposo e una consumazione.
Perché sangue, plasma e piastrine non seguono lo stesso calendario
Quando si parla di frequenza delle donazioni bisogna distinguere il sangue intero dalle singole componenti.
Le regole riportate sulle quattro donazioni annuali per le donne e sulle sei per gli uomini riguardano il sangue intero.
Per plasma e piastrine sono previsti ritmi diversi.
La ragione pratica emerge anche dai tempi di recupero: il plasma viene ricostituito rapidamente, mentre per i globuli rossi e soprattutto per le riserve di ferro l’organismo può aver bisogno di periodi molto più lunghi.
La frequenza non può quindi essere valutata considerando soltanto il volume di liquido prelevato.
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