Prima del 7 marzo 1979, una donna a Teheran poteva presentarsi in tribunale come giudice, chiedere il divorzio, scegliere cosa indossare e comprare un biglietto per una partita di calcio. Il 2 marzo di quell’anno, con un provvedimento dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, le fu vietato l’accesso alla facoltà di giurisprudenza e tutte le donne che ricoprivano incarichi giudiziari furono rimosse dall’incarico. Cinque giorni dopo arrivò l’obbligo del velo. In meno di una settimana, decenni di riforme legislative vennero cancellati da una serie di decreti. Quello che segue non è un elenco di opinioni: è un confronto punto per punto tra due sistemi giuridici, documentato da fonti normative e storiche.
Il velo: da scelta personale ad arresto
Sotto Mohammad Reza Pahlavi — l’ultimo scià di Persia, rimasto al potere fino al 16 gennaio 1979 — l’hijab era facoltativo. Le fotografie di quegli anni, le copertine delle riviste dell’epoca e le testimonianze dirette mostrano donne nelle strade di Teheran in minigonna, con i capelli sciolti, in jeans aderenti. L’abbigliamento era una questione di gusto personale, non di legge.
Il regime di Khomeini impose il velo obbligatorio a tutte le donne, dopo anni in cui il velo era stato proibito. La legge che rese l’hijab obbligatorio per legge risale al 1983, ma il decreto che lo rendeva condizione per lavorare e uscire di casa fu annunciato il 7 marzo 1979 — 44 giorni dopo la fuga dello scià. La Gasht-e Ershad, la polizia morale “religiosa”, fu incaricata di controllare i valori islamici nella società iraniana. Oggi chi sfida quest’obbligo rischia fermi, confisca del veicolo, frustate e pene detentive.
Il matrimonio: l’età scende da 18 a 9 anni
Le Leggi sulla protezione della famiglia del 1967 e del 1973 introdussero cambiamenti significativi: il divorzio divenne una procedura giudiziaria sottratta all’arbitrio unilaterale maschile rappresentato dal triplo talaq verbale, la poligamia fu sottoposta a restrizioni legali e l’età minima per il matrimonio femminile venne elevata a 18 anni.
Dopo la rivoluzione, quel limite fu abbassato a 9 anni. La poligamia fu di nuovo ammessa e l’età legale del matrimonio fu spostata a 9 anni. Non si tratta di una norma simbolica: l’abbassamento dell’età matrimoniale ha avuto e continua ad avere conseguenze dirette su migliaia di bambine ogni anno.
Il divorzio: da diritto condiviso a privilegio maschile
La Legge di Protezione della Famiglia del 1967 — uno dei capisaldi del diritto civile pahlavide — aveva trasferito la gestione del divorzio ai tribunali, sottraendola al ripudio verbale unilaterale (il cosiddetto talaq). Le donne potevano richiedere la separazione, ottenere la custodia dei figli, contestare la poligamia davanti a un giudice.
Alcune disposizioni del 1967, che consentivano alla donna maggiori diritti in caso di divorzio, limitanti la poligamia, sono state abrogate nel 1979. Dopo la Rivoluzione Iraniana la custodia dei figli era prerogativa unica dell’uomo. Khomeini abrogò la legge il giorno dopo il suo annuncio del 26 febbraio 1979.
La magistratura: fuori dall’aula il 2 marzo 1979
Il 2 marzo alle donne s’impedì l’accesso alla facoltà di giurisprudenza e tutte le giudici furono private del loro incarico. Prima di quella data, le donne esercitavano come magistrate, avvocate e docenti di diritto. Farrokhroo Parsa, prima donna ministro nella storia dell’Iran tra il 1968 e il 1971, fu giustiziata nel 1980. Il messaggio era esplicito: non c’era spazio per le donne in ruoli di autorità pubblica.
La rappresentanza politica: da 22 seggi a 1
Poco prima della rivoluzione del 1979, c’erano 1.500 donne in posizioni dirigenziali di alto livello a livello nazionale, 22 donne nel Consiglio Nazionale, 5 sindache e il 33% di tutti i posti di lavoro nell’istruzione superiore in Iran erano ricoperti da donne.
Nel primo Parlamento della Repubblica Islamica, su 268 seggi, le donne ne occuparono 3: l’1,5% del totale. Oggi ci sono 17 donne tra le 271 persone in parlamento. Da allora, la presenza delle donne in parlamento è raddoppiata al 3,3% dei seggi. Un raddoppio che fotografa comunque un’esclusione strutturale, non una conquista.
10 diritti a confronto
| Ambito | Era Pahlavi (fino al 1979) | Repubblica Islamica (dal 1979) |
|---|---|---|
| Abbigliamento | Libero, hijab facoltativo | Hijab obbligatorio per legge dal 1983; obbligo di fatto dal marzo 1979 |
| Età matrimoniale | 18 anni (riforma 1973) | Abbassata a 9 anni nel 1979 |
| Divorzio | Procedura giudiziaria, diritto condiviso | Prerogativa maschile; le donne devono provare condizioni specifiche |
| Custodia dei figli | Condivisa, regolata dai tribunali | Esclusivamente paterna dopo il divorzio (poi parzialmente rivista) |
| Accesso alla magistratura | Consentito; donne giudici in carica | Vietato dal 2 marzo 1979 |
| Partecipazione politica | 22 seggi parlamentari; 5 sindache | 3 seggi nel primo Parlamento islamico (1,1%) |
| Aborto | Regolamentato per legge dal 1977 | Abrogato nel 1979; ammesso solo in casi estremi dal 2005 |
| Sport negli stadi | Accesso libero | Vietato dal 1981; parzialmente reintrodotto solo per partite nazionali |
| Viaggi all’estero | Autonomi | Subordinati al consenso del marito (se sposate) |
| Poligamia del marito | Limitata per legge e soggetta a tribunale | Reintrodotta; ammesse fino a 4 mogli e matrimoni temporanei illimitati |
Fonti: Wikipedia (Condizione della donna in Iran), Diritti umani in Iran, Fondazione RUT, Terre des Hommes
L’aborto: regolamentato nel 1977, cancellato nel 1979
Nel 1977, 2 anni prima della Rivoluzione, venne regolamentato l’aborto su richiesta con una legge, che venne in seguito abrogata nel 1979. Il ripristino di un diritto parziale all’interruzione di gravidanza arrivò solo nel 2005, limitato ai casi di grave malformazione fetale o di pericolo per la vita della donna. Stupro e coercizione non rientrano tra le cause ammesse.
Lo sport: gli stadi chiudono nel 1981
Il 28 febbraio 1979 tutti i tornei sportivi femminili vennero annullati, uno alla volta, limitando fin da subito la partecipazione femminile nel mondo dello sport. L’accesso agli stadi fu formalmente vietato nel 1981. La storia di Sahar Khodayari — morta per le ustioni riportate dopo essersi data fuoco nel 2019, temendo una condanna per essere entrata allo stadio travestita da uomo — ha portato il tema alla ribalta internazionale. Solo di recente alle donne è stato concesso di assistere alle partite della nazionale, in settori separati.
Il lavoro: dal 33% all’invisibilità
Prima della rivoluzione, un terzo dei posti nell’istruzione superiore era occupato da donne. Nel 2017, le donne rappresentavano solo il 19% della forza lavoro retribuita, con una crescita del 7% dal 1990. L’Iran si è classificato al 116º posto su 153 paesi in termini di discriminazione legale nei confronti delle donne.
Il paradosso documentato dalla ricerca è che il tasso di iscrizione universitaria femminile è oggi superiore a quello maschile — l’Iran è uno dei Paesi con i più alti tassi di alfabetizzazione femminile al mondo, ci sono tantissime giovani donne laureate, soprattutto nelle materie Stem — ma l’accesso al mercato del lavoro resta strutturalmente limitato da norme e pratiche discriminatorie.
Il viaggio e la libertà di movimento
Sotto lo scià, una donna sposata poteva viaggiare all’estero senza chiedere il permesso al marito. Al momento le donne non hanno il diritto di viaggiare all’estero da sole (se sposate). La dipendenza dal consenso maschile si estende anche a decisioni ordinarie: uscire di casa di sera, aprire un’attività commerciale, ottenere un passaporto.
La polizia morale e il controllo quotidiano
Il sistema di controllo capillare sull’abbigliamento e il comportamento femminile non ha precedenti nell’era pahlavide. Le tattiche draconiane vanno dal fermare le donne che guidano per strada, alla confisca di massa dei loro veicoli, all’imposizione di fustigazioni e pene detentive disumane secondo quanto documentato da Amnesty International. L’avvocatessa Nasrin Sotoudeh è stata condannata a 38 anni di carcere e 148 frustate per aver difeso donne che protestano contro l’hijab obbligatorio.
L’otto marzo 1979 — Giornata Internazionale della Donna — centomila donne scesero in piazza a Teheran. 3.000 di loro scesero in piazza senza velo anche a Qom, la città santa dell’Iran. Era la prima protesta della storia della Repubblica Islamica, avvenuta quarantasei anni fa. Il confronto con oggi mostra quanto distante sia rimasta la risposta istituzionale da quella piazza.
© cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 UniversalFAQ
D: Quando esattamente fu imposto l’obbligo del velo in Iran?
R: Il 7 marzo 1979 l’ayatollah Khomeini annunciò che tutte le donne avrebbero dovuto indossare il velo per lavorare o uscire di casa. La legge formale che rendeva l’hijab obbligatorio fu approvata dal Parlamento nel 1983.
D: Le donne iraniane potevano votare prima della rivoluzione?
R: Sì. Il diritto di voto fu conquistato nel 1963 grazie alla Rivoluzione Bianca di Mohammad Reza Pahlavi. Non fu mai revocato: le donne votano anche nella Repubblica Islamica, ma con diritti civili e politici fortemente limitati in altri ambiti.
D: Cosa è successo alle donne giudice dopo il 1979?
R: Il 2 marzo 1979, meno di un mese dopo la proclamazione della Repubblica Islamica, tutte le donne in carica come giudici furono rimosse dall’incarico e alle studentesse fu vietato l’accesso alla facoltà di giurisprudenza.
D: Le donne iraniane possono oggi chiedere il divorzio?
R: Il divorzio unilaterale su richiesta della donna — garantito dalla Legge di Protezione della Famiglia del 1967 — fu abolito nel 1979. Le donne possono chiedere il divorzio solo in presenza di condizioni specifiche previste dalla sharia; l’uomo può invece divorziare unilateralmente.
D: Cosa è cambiato dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022?
R: Le proteste seguite alla morte di Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale per aver indossato il velo in modo non conforme, hanno portato a un’intensificazione dei controlli secondo Amnesty International, non a riforme sostanziali dei diritti.
Crediti fotografici
- Donne iraniane che protestano (1979): © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
- Donne iraniane che protestano (1979): © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
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