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Edo Running Style

Edo Running Style: il segreto della corsa giapponese di quattro secoli fa che spopola sui social

Teresa Pitrola 1 mese fa 0

C’è qualcosa di profondamente contemporaneo nel fatto che una tecnica di corsa nata quattro secoli fa per attraversare a piedi il Giappone stia diventando virale nel 2026 su TikTok e Instagram.

Eppure è esattamente quello che sta succedendo con l’Edo Running Style, conosciuto anche come Edo Hashiri: un metodo di locomozione ispirato ai movimenti degli hikyaku, i corrieri del periodo Edo (1603-1868), che percorrevano centinaia di chilometri sulle strade sterrate del Giappone feudale senza scarpe ammortizzate né asfalto, spinti soltanto dalla necessità di portare lettere e merci da una città all’altra. Un’immagine lontanissima dal runner del 2026, eppure capace di parlare, a sorpresa, anche a lui.

Chi è l’uomo dietro al fenomeno

Il nome da tenere a mente è quello di Katsunori Oba, ricercatore indipendente giapponese che da oltre dieci anni studia le tecniche di movimento del periodo Edo attraverso documenti storici, manuali antichi conservati alla Biblioteca Nazionale della Dieta e le celebri stampe ukiyo-e. 

Dal 2014 ha scavato tra dipinti storici e antichi testi per ricostruire con precisione le forme di camminata e corsa dell’epoca, tra cui il nanba — in cui braccio e gamba dello stesso lato si muovono insieme — e la meno nota yoko-hashiri, una corsa laterale. La sua non è un’archeologia da biblioteca: Oba esce all’aperto, gira i fianchi, ricostruisce i movimenti su se stesso e li filma. I suoi video hanno totalizzato oltre 270 milioni di visualizzazioni, il suo account Instagram è passato da 200 follower a 150.000 in pochi mesi e le sue lezioni dal vivo vanno regolarmente sold out. Nel 2025, la consacrazione ufficiale: il suo Edo-bashiri ha conquistato il primo posto nella lista dei buzzword dell’anno tra le studentesse delle scuole medie e superiori giapponesi, secondo AMF Inc., azienda di market research specializzata nelle tendenze giovanili.

Come si corre in stile Edo: una guida visiva

Guardare un video di Oba per la prima volta genera inevitabilmente un sorriso. L’Edo Running Style non assomiglia a nessuna corsa che conosciamo. Il busto è leggermente inclinato in avanti, i passi sono molto brevi e frequenti, le braccia non oscillano vigorosamente ma restano raccolte vicino al corpo. Soprattutto, braccio e gamba dello stesso lato tendono a muoversi insieme, un principio noto come Namba Hashiri che rappresenta uno degli aspetti più caratteristici di questa tecnica. Non è tutto: il metodo codificato da Oba combina le antiche tecniche di cammino Nanba con la yoko-hashiri, una forma di corsa laterale, e il risultato più visivamente sorprendente è una sorta di corsa «a granchio», in cui il corpo avanza leggermente disassato rispetto alla direzione di marcia, accompagnato da movimenti circolari e quasi buffi delle braccia. Un secondo approccio, più recente, punta invece su un’altissima frequenza di passi — fino a 288 al minuto — prima di passare a una corsa laterale con il corpo ruotato diagonalmente.

La biomeccanica: efficienza contro potenza

Aldilà dell’aspetto curioso, c’è una logica funzionale alla base di tutto questo. Secondo le ricostruzioni storiche, lo schema motorio del Namba Hashiri consentiva di limitare le torsioni del tronco e di sfruttare meglio l’inerzia del corpo durante gli spostamenti di lunga durata. Non era una corsa pensata per la velocità, ma per la sopravvivenza e per la resistenza. L’altissima frequenza di passi sposta la maggior parte del carico sui muscoli del polpaccio, alleggerendo la pressione sulle ginocchia e riducendo lo shock da impatto che logora le articolazioni dei runner su lunghe distanze. È un principio che, in forma più moderata, trova conferma anche nella biomeccanica moderna: aumentare leggermente la cadenza può ridurre alcuni carichi su ginocchia e fianchi. Il metodo Namba, d’altra parte, evitando la torsione del bacino e della colonna vertebrale, dovrebbe risultare meno faticoso, soprattutto per chi non dispone di scarpe moderne con suole ammortizzate.

Cosa dice (e non dice) la scienza

Qui è necessario essere onesti. L’entusiasmo sui social è reale, ma la letteratura scientifica che valida in modo rigoroso l’Edo Running Style rispetto alla corsa moderna è ancora limitata. 

La maggior parte delle affermazioni sui benefici derivano dalle osservazioni e dalle ricerche di Oba stesso, che rimane un ricercatore indipendente e non un fisiologo dello sport. Non si tratta, quindi, di una rivoluzione validata da studi clinici controllati. 

Per chi soffre di dolori alle ginocchia o alle articolazioni e vuole esplorare alternative alla corsa classica, può valere la pena provarlo con gradualità, ma senza aspettarsi miracoli immediati. In un mondo che corre sempre più veloce, l’Edo Running Style invita paradossalmente a rallentare: a ricercare l’efficienza invece della forza, la fluidità invece della potenza. Un’idea affascinante, anche se il corpo del runner moderno, abituato a decenni di scarpe con drop e ammortizzamento, potrebbe avere bisogno di tempo per adattarsi a un modo di muoversi così radicalmente diverso.

Perché funziona sui social (e cosa ci dice di chi li utilizza)

Il vero segreto virale dell’Edo Running Style non è solo la stranezza visiva, per quanto quella aiuti. È la combinazione di elementi quasi irresistibile per l’algoritmo dei social: un gesto quotidiano come correre completamente ribaltato, un retrogusto di storia e cultura orientale, una componente di sfida replicabile in qualsiasi parco cittadino e un pizzico di ironia involontaria. Quello che Oba ha portato a un pubblico globale era probabilmente ignoto ai più: la storia degli hikyaku, il concetto di efficienza del movimento, la distinzione tra Namba-bashiri ed Edo-bashiri. E in fondo c’è qualcosa di sintomatico del nostro tempo nel fatto che una delle tendenze fitness del 2026 non provenga da una palestra di Los Angeles né da un influencer del benessere, ma da un ricercatore solitario che per anni ha studiato stampe feudali in una biblioteca. La lezione è arrivata: correre, a volte, significa fermarsi a guardare come si correva prima.

FAQ

Cos’è l’Edo Running Style?

L’Edo Running Style, detto anche Edo Hashiri, è una tecnica di corsa ispirata ai movimenti degli hikyaku, i corrieri del Giappone feudale del periodo Edo (1603-1868). Si caratterizza per passi brevi e rapidi, braccia raccolte e la simultaneità del movimento di braccio e gamba dello stesso lato.

Chi ha inventato l’Edo Running Style?

Non è stato inventato, ma riscoperto e codificato dal ricercatore giapponese Katsunori Oba, che dal 2014 studia documenti storici, stampe ukiyo-e e antichi manuali per ricostruire le tecniche di movimento del periodo Edo. I suoi video hanno superato 270 milioni di visualizzazioni.

Quali sono i benefici dell’Edo Running Style?

Secondo le ricostruzioni di Oba, questa tecnica riduce la pressione sulle ginocchia, limita le torsioni del tronco e migliora l’efficienza energetica nelle lunghe distanze. Alcuni principi trovano riscontro nella biomeccanica moderna, ma mancano ancora studi clinici controllati che ne validino i benefici in modo definitivo.

Come si pratica l’Edo Running Style? 

Il busto è inclinato in avanti, i passi sono brevi e molto frequenti, le braccia restano raccolte e compiono movimenti circolari. L’elemento chiave è il principio Namba: braccio e gamba dello stesso lato si muovono insieme. È consigliabile iniziare gradualmente per permettere al corpo di adattarsi.

Perché l’Edo Running Style è diventato virale?

La combinazione di aspetto insolito e quasi comico, radici culturali giapponesi, sfida replicabile ovunque e un racconto storico affascinante lo ha reso perfetto per i social. Nel 2025 è stato eletto buzzword dell’anno tra le studentesse giapponesi delle medie e superiori.

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Crediti fotografici


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