Emma Bonino non c’è più. La storica leader radicale, per decenni tra le voci più riconoscibili della politica italiana, si è spenta a Roma all’età di 78 anni. Il decesso è avvenuto dopo un ricovero d’urgenza scattato il 7 settembre all’ospedale Santo Spirito per una crisi respiratoria: nelle ultime ore era stata trasferita dalla terapia intensiva a una struttura privata, ma le condizioni erano rimaste definite “delicate” fino al tragico epilogo. Ad annunciarne la morte è stato il partito da lei fondato, Più Europa, che l’ha ricordata come una delle figure più libere e coraggiose della storia politica italiana.
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La malattia affrontata senza mai spegnere la sigaretta
Il male che l’ha portata via aveva radici lontane. Nel gennaio del 2015, allora ministro degli Esteri del governo Letta, Bonino aveva annunciato la diagnosi di un microcitoma al polmone sinistro. Otto anni di cure, sei mesi di chemioterapia che le fece perdere i capelli sostituiti da coloratissimi turbanti mediorientali diventati presto un tratto distintivo e nel 2023 l’annuncio tanto atteso: la remissione completa. Una parentesi di serenità durata poco, perché a fine 2024 e poi di nuovo nei giorni scorsi le conseguenze di quella malattia sono tornate a colpire i suoi polmoni, fino al ricovero.
Ma in tutti questi anni Emma Bonino non ha mai rinunciato alle sigarette. Tornata a casa dopo ogni ricovero, il primo gesto era sempre lo stesso: accendere insieme sigaretta e computer. Nessun consiglio medico l’ha mai smossa da questa abitudine, condivisa peraltro con il suo storico sodale Marco Pannella, anche lui fumatore incallito nonostante la malattia. Una radicalità che, in lei, non riguardava solo le battaglie politiche ma anche il modo di vivere fino in fondo, senza compromessi, la propria esistenza.
Il monello di Montecitorio, la battaglia per l’aborto e mezzo secolo di politica
Arrivata a Roma da Bra, in provincia di Cuneo, poco più che ventenne, Emma Bonino si formò politicamente nell’ambiente del Partito Radicale, tra i cui protagonisti storici va ricordato anche il suo primo mentore politico, Gianfranco Spadaccia. Eletta alla Camera nel 1976 a soli 28 anni, fece scalpore per il suo stile anticonformista, tanto che l’allora presidente della Camera Sandro Pertini coniò per lei il celebre soprannome scherzoso di monello di Montecitorio
La sua battaglia più nota resta quella per il diritto all’aborto: giovanissima si autodenunciò per procurato aborto clandestino, all’epoca reato penale, pur di portare il tema al centro del dibattito pubblico. Da lì una carriera lunga mezzo secolo che l’ha vista ministro sia con governi di centrosinistra sia di centrodestra. Le venne rimproverato più volte il cosiddetto cambio di casacca, critica a cui rispondeva sempre allo stesso modo: per lei i diritti civili venivano prima delle appartenenze di partito. È stata inoltre commissaria europea, vicepresidente del Senato e fondatrice, nel 2017, di Più Europa, il movimento liberale ed europeista che ha guidato fino agli ultimi anni.
Il legame con Pannella e gli amori mai raccontati
Impossibile ripercorrere la vita di Emma Bonino senza il rapporto simbiotico e complesso con Marco Pannella, definito da lei stessa un legame d’amore anche se non sul piano sentimentale. Un’alchimia fatta di stima profonda ma anche di attriti e competizione interna al movimento radicale, che si è mantenuta fino agli ultimi anni di vita di Pannella. Sul fronte privato, Bonino ha sempre difeso una linea di assoluto riserbo, opponendo alle domande più intime la sua massima più celebre sulla distinzione tra dimensione personale e vita pubblica. Un’unica eccezione: nel 2023, alla morte del radicale Roberto Cicciomessere, rivelò che era stato il suo primo grande amore, sorprendendo chi non le aveva mai conosciuto un lato sentimentale.
Impegno internazionale e diritti umani
Oltre ai confini nazionali, l’impegno di Bonino ha attraversato scenari internazionali complessi: missioni in Sierra Leone, Somalia, Ruanda, Uganda e Polonia in difesa dei diritti umani, un periodo di vita al Cairo per studiare arabo e insegnare come visiting professor, la promozione della Corte penale internazionale e battaglie storiche contro le mutilazioni genitali femminili. Poliglotta parlava correntemente sette lingue è stata anche tra le prime figure politiche italiane a candidarsi, nel 1999, alla presidenza della Repubblica, sostenuta da un comitato di intellettuali e artisti di ogni orientamento, un’adesione trasversale mai più ripetuta per nessun altro candidato al Quirinale.
Curiosità: la Bonino che (forse) non conoscevate
Dietro la figura pubblica si nascondeva una donna dalle abitudini sorprendentemente rigorose e, a tratti, bizzarre. A tavola, contrariamente all’immagine di trasgressione che l’accompagnava, era tutt’altro che un’amante del cibo: dichiarò più volte di non avere un piatto preferito e di mangiare un po’ di tutto senza troppi entusiasmi gastronomici. Durante la chemioterapia arrivò a descrivere la sua colazione ideale come “nordica”, quasi islandese: pane, burro, tonno, capperi e una tazza di brodo, le mancava solo l’aringa, disse con la consueta ironia.
Sul fronte degli hobby, sorprende scoprire che questa donna descritta spesso come inquieta e instancabile trovasse pace sott’acqua: le immersioni subacquee erano diventate per lei un modo per combattere una forma sottile di depressione, insieme alla vela. Al cinema prediligeva le commedie agrodolci di Woody Allen e Pedro Almodóvar, rifuggendo film violenti o carichi di effetti speciali.
Un aneddoto rivela invece il suo senso di correttezza anche verso avversari storici: in occasione del novantesimo compleanno dell’ex presidente della Repubblica Giovanni Leone, costretto alle dimissioni nel 1978 anche a causa di una campagna a cui Bonino aveva partecipato, volle incontrarlo di persona per consegnargli una lettera di scuse. Un gesto che racconta forse meglio di mille discorsi la complessità di una donna capace di essere, insieme, intransigente nelle battaglie e capace di ripensamenti profondi nella vita privata.
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