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Esterno del Lucas Museum of Narrative Art a Los Angeles

George Lucas apre il suo museo a Los Angeles: “Impresa quasi impossibile, ci sono voluti 17 anni”

Teresa Pitrola 3 settimane fa 0

“Sono abituato a fare l’impossibile. Ma quest’impresa ha quasi spezzato la mia volontà”. Con queste parole George Lucas ha presentato il Lucas Museum of Narrative Art, il museo costato oltre un miliardo di dollari che il creatore di Star Wars ha voluto insieme alla moglie Mellody Hobson e che apre al pubblico a Los Angeles il 22 settembre. Diciassette anni di lavoro racchiusi in un progetto che lo stesso regista ha definito, davanti a circa 300 giornalisti statunitensi e internazionali riuniti per l’anteprima, come uno dei capitoli più complessi della sua carriera.

Un percorso lungo diciassette anni

“È stato un percorso lunghissimo: 17 anni tra città che ci hanno mandato via e il tentativo di costruirlo, che da solo ne ha richiesti otto”, ha raccontato Lucas dal podio allestito in una delle due sale cinematografiche del museo. Prima San Francisco, poi Chicago, infine Los Angeles: dopo un lungo pellegrinaggio tra amministrazioni e progetti sfumati, il museo ha trovato casa a Exposition Park, su un’area precedentemente occupata da parcheggi. Il regista e produttore, 82 anni, si è definito un “bastian contrario”, abituato a tentare proprio ciò che gli altri gli dicono essere impossibile.

Un’astronave verde nel cuore di Exposition Park

Il risultato è un edificio mastodontico: 28mila metri quadrati complessivi, di cui oltre 9mila dedicati agli spazi espositivi, distribuiti in più di 30 gallerie. L’allestimento inaugurale riunisce oltre 1.300 opere della collezione. Da fuori, la struttura colpisce non tanto per le superfici sinuose e bianche quanto per il verde delle piante e dei giardini progettati dalla paesaggista Mia Lehrer di Studio-MLA, che avvolgono l’edificio come una collina artificiale al centro di Exposition Park, l’area nel sud della città che ospita già il museo di scienze naturali e quello dedicato allo spazio, con lo shuttle Endeavour.

L’edificio, rivestito di lamiere bianche curve e vetro, non presenta spigoli ed è in parte sospeso sopra il terreno. Il suo architetto, il cinese Ma Yansong, fondatore dello studio MAD, lo ha immaginato come una nuvola: “Vogliamo che sia enigmatico da fuori, per incuriosire le persone”, ha spiegato. Varcata la soglia, sui tre piani espositivi si sviluppa quella che si presenta come una vera e propria enciclopedia dell’arte di raccontare per immagini, declinata in pittura, fotografia, fumetto, murales e cinema.

Non solo Guerre Stellari: da Artemisia Gentileschi a Frida Kahlo

La collezione spazia da Artemisia Gentileschi a Frida Kahlo, da Norman Rockwell a Robert Crumb, e comprende l’intero Lucas Archives, l’insieme dei materiali raccolti dal padre di Guerre Stellari tra il 1971 e il 2012. Il percorso espositivo si apre con riproduzioni realizzate tramite scansioni 3D e immagini ad altissima risoluzione di opere impossibili da spostare fisicamente: dalle pitture rupestri di Altamira alla Pietra del Sole azteca, fino al soffitto della Cappella Sistina, riprodotto in collaborazione con i Musei Vaticani.

Ai piani superiori, pittura e illustrazione sono organizzate per autori, generi e temi — amore, famiglia, maternità, lavoro, sport, avventura — con opere di van Gogh, George Bellows, Jacob Lawrence e Beatrix Potter, oltre a sale monografiche dedicate ai grandi illustratori americani del Novecento, da N.C. Wyeth a Maxfield Parrish, Frank Frazetta e lo stesso Rockwell. Ampio spazio anche al fumetto, dai manga alle strisce di Charles Schulz e Frank Miller, alla fotografia di Robert Capa e Gordon Parks, fino ai murales di Diego Rivera, JR e Banksy.

Il cuore della saga: modellini, costumi e concept art

Non poteva mancare, naturalmente, una sezione dedicata alla creazione più colossale e amata di Lucas. Modellini, costumi e oggetti di scena di Guerre Stellari si stagliano davanti a fotografie, disegni preparatori e concept art di alcune delle scene più memorabili della saga, chiudendo il percorso con un tributo diretto all’immaginario che ha reso Lucas uno dei narratori più influenti della cultura popolare contemporanea.

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