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Gino Paoli

Gino Paoli è morto a 91 anni: addio al padre del cantautorato italiano

Cose dell'Altro Mondo 2 mesi fa 0

Nella notte tra il 23 e il 24 marzo 2026, Gino Paoli ha lasciato la vita circondato dai suoi familiari. La famiglia ha comunicato la scomparsa con una nota sobria: «Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari», chiedendo contestualmente la massima riservatezza. Il cantautore si è spento nella sua casa di Genova dopo un breve ricovero in una clinica privata. Aveva 91 anni. Con lui scompare uno degli architetti fondativi della canzone d’autore italiana, l’uomo che ha scritto brani entrati nell’identità collettiva del paese.

La notizia

Gino Paoli era nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 da Aldo Paoli, ingegnere navale originario di Campiglia Marittima, e da Caterina Rossi, casalinga giuliana. Genova, dove la famiglia si era trasferita quando lui era ancora bambino, sarebbe rimasta la sua città per tutta la vita — e il luogo in cui ha scelto di morire.

Il suo contributo alla musica italiana è misurabile in titoli: “Senza fine”, “Il cielo in una stanza”, “Sapore di sale”, “Che cosa c’è”, “La gatta”, “Una lunga storia d’amore”. Brani che non appartengono a un’epoca, ma a un paese intero.

Come nacque il cantautorato italiano

Paoli crebbe a Genova, dove entrò in contatto con i futuri protagonisti della cosiddetta scuola genovese della canzone d’autore, tra cui Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi e Umberto Bindi. Era un ambiente informale, nutrito di jazz americano e di chanson française — Brassens e Brel erano i punti di riferimento dichiarati. Da quel gruppo uscì l’invenzione del cantautore italiano come figura autoriale autonoma, distinta tanto dal cantante melodico quanto dal poeta puro.

Negli anni Cinquanta Paoli mosse i primi passi pubblicando alcuni 45 giri — “La tua mano”, “Non occupatemi il telefono”, “Senza parole” e “Sassi” — che passarono pressoché inosservati. Lo stesso destino sembrava toccare a “La gatta”, brano autobiografico pubblicato nel 1960, che nei primi tre mesi vendette poco più di cento copie. Un passaparola tenace lo portò poi in classifica, attirando l’attenzione di Mogol.

La svolta vera arrivò con “Il cielo in una stanza”, affidata a Mina. Il brano trasformò una canzone d’amore in un fatto culturale, e portò Paoli — allora ventisettenne — al centro della scena musicale italiana.

“Sapore di sale” e la stagione d’oro

BranoAnnoNote editoriali
La gatta1960Primo successo, autobiografico. Lento avvio commerciale, poi classifica.
Il cielo in una stanza1960Interpretata da Mina. Brano-manifesto del cantautorato italiano.
Senza fine1961Interpretata da Ornella Vanoni. Circolazione internazionale.
Sapore di sale1963Arrangiamento di Ennio Morricone, assolo di sax di Gato Barbieri.
Una lunga storia d’amore1985Ritorno alle classifiche dopo oltre un decennio di silenzio commerciale.
Quattro amici1991Vinse il Festivalbar. Brano generazionale sull’amicizia.

Sapore di sale “, pubblicato nel 1963, fu arrangiato da Ennio Morricone e contiene il celebre assolo di sax di Gato Barbieri. Il brano divenne una delle canzoni più associate all’estate italiana, ma era anche una riflessione sull’amore che finisce — non un semplice tormentone. Quella capacità di collocare emozioni complesse in melodie immediatamente accessibili fu la cifra distintiva di Paoli per decenni.

Le ombre: un proiettile nel pericardio e la perdita di Luigi Tenco

La biografia di Paoli non fu priva di traumi. L’11 luglio 1963, in seguito a difficoltà e crisi sentimentali, Paoli tentò il suicidio sparandosi un colpo di pistola. Il proiettile si conficcò nel pericardio senza intaccare organi vitali, ma rimase lì incapsulato per tutta la vita.

Negli anni Sessanta Paoli sviluppò anche una dipendenza dall’alcol, iniziata quasi per gioco e durata fino al 1976, quando la morte del fratello per abuso di alcolici lo spinse a disintossicarsi.

La perdita di Luigi Tenco — il più vicino a lui tra i sodali della scuola genovese, morto suicida durante il Festival di Sanremo del 1967 — fu una ferita che Paoli non tematizzò mai pubblicamente, ma che appartiene alla sua storia quanto qualunque canzone.

Gino Paoli© cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
Gino Paoli

Politica, jazz e gli ultimi anni

Nel 1987 Paoli fu eletto deputato nelle file del Partito Comunista Italiano. Non fu una parentesi anomala: aveva sempre unito l’impegno civile all’attività artistica, senza usare l’una per giustificare l’altra.

Negli ultimi anni della sua lunghissima carriera si era dedicato con frequenza al jazz, spesso in formazioni ridotte, collaborando stabilmente con il pianista Danilo Rea. Concerti raccolti, intimisti, lontani dagli stadi — ma seguiti con fedeltà da un pubblico trasversale per età.

Più recentemente, aveva anche scritto per Zucchero il brano “Come il sole all’improvviso”. Un dettaglio che dice molto: Paoli era rimasto un autore attivo, non un monumento da visitare.

Biografia di Gino Paoli

Gino Paoli (Monfalcone, 23 settembre 1934 – Genova, 24 marzo 2026) è stato cantautore, musicista e politico italiano. Figlio di un ingegnere navale e di una casalinga, interruppe gli studi al liceo scientifico e iniziò a lavorare prima come disegnatore meccanico, poi come grafico in un’agenzia pubblicitaria.

I fratelli Reverberi lo convocarono a Milano per un’audizione presso la Dischi Ricordi, allora diretta artisticamente da Nanni Ricordi. I primi 45 giri non ottennero risultati, ma la persistenza portò al successo di “La gatta” nel 1960 e, subito dopo, alla composizione de “Il cielo in una stanza”, che Mina trasformò in un punto di riferimento della canzone italiana.

Nel 1961 Paoli conobbe Ornella Vanoni e intrecciò con lei una relazione sentimentale da cui nacquero alcune delle canzoni d’amore più famose del repertorio italiano: “Senza fine”, “Anche se”, “Me in tutto il mondo”. La collaborazione artistica con la Vanoni sarebbe durata per decenni, con momenti di pausa e ritorni, fino alle tournée congiunte degli anni Ottanta.

Il tentativo di suicidio dell’11 luglio 1963 segnò una cesura biografica. Il proiettile rimase nel pericardio per il resto della sua vita. Da quell’episodio Paoli non costruì una narrativa pubblica di redenzione, ma tornò a lavorare con la stessa irregolarità di sempre.

Nel 1989, su invito personale del patron Aragozzini, partecipò al Festival di Sanremo con “Questa volta no”. Nel 2002 tornò a Sanremo con “Un altro amore”, che gli valse il Premio della Critica per il miglior testo.

Nel 2009 prese parte alla stesura della canzone “Domani”, in solidarietà alle popolazioni colpite dal sisma in Abruzzo.

La scomparsa del figlio Giovanni, giornalista, fu definita dall’artista come una ferita mai rimarginata. Sky TG24

Gino Paoli partecipò a cinque edizioni del Festival di Sanremo e vinse il Festivalbar nel 1991 con “Quattro amici”. La sua carriera discografica copre oltre sei decenni. Rimase attivo come performer fino agli ultimi anni, portando in scena un repertorio che attraversava tutta la storia della musica italiana del dopoguerra.

Gino Paoli al Festival di Sanremo

AnnoBranoEsito
1961Un uomo vivoPrima partecipazione, in coppia con Tony Dallara
1989Questa volta noPartecipazione su invito di Aragozzini
2002Un altro amorePremio della Critica per il miglior testo

Chi faceva parte della scuola genovese oltre a Gino Paoli?

La scuola genovese era un gruppo informale di cantautori attivi tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta. Tra i nomi principali figurano Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi e Umberto Bindi. Accomunati dall’influenza della chanson française e del jazz, fondarono di fatto la figura del cantautore italiano.

Che rapporto aveva Gino Paoli con Ennio Morricone?

Morricone firmò l’arrangiamento di “Sapore di sale” nel 1963, includendo il celebre assolo di sax di Gato Barbieri. Fu una collaborazione puntuale ma determinante: quella versione del brano è considerata tra i migliori esempi di arrangiamento nella canzone italiana del dopoguerra.

Gino Paoli ha avuto una carriera politica?

Nel 1987 fu eletto deputato alla Camera dei Deputati nelle liste del Partito Comunista Italiano. Non si trattò di una militanza estemporanea: Paoli aveva mantenuto posizioni civiche dichiarate per decenni, senza mai usare la politica come strumento promozionale per la sua musica.

Qual è stata l’ultima fase artistica di Gino Paoli?

Negli ultimi anni si era avvicinato al jazz, lavorando in formazioni ridotte voce e pianoforte, spesso con il pianista Danilo Rea. Aveva abbandonato i grandi palchi in favore di concerti più intimi, mantenendo tuttavia una presenza regolare nell’attività live fino a un’età avanzata.

Cosa sappiamo del decesso di Gino Paoli?

La famiglia ha comunicato la morte il 24 marzo 2026 con una nota ufficiale, chiedendo riservatezza. Secondo quanto appreso, Paoli era stato ricoverato brevemente in una clinica privata prima di rientrare nella sua casa di Genova, dove si è spento durante la notte.

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Crediti fotografici


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