Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science ha documentato per la prima volta una vera “guerra civile” tra scimpanzé, un evento rarissimo che getta nuova luce sulle dinamiche sociali dei nostri parenti evolutivi più vicini. Guidato dall’antropologo Aaron Sandel, dell’Università del Texas a Austin, il lavoro ricostruisce trent’anni di osservazioni nel Parco Nazionale di Kibale, in Uganda. Qui, un gruppo di scimpanzé, un tempo coeso, si è frammentato in due comunità ostili, con incursioni letali che hanno causato numerose morti. Lo studio esclude influenze artificiali, distinguendosi da casi passati.
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Il gruppo di ricerca e il contesto
Il team, capitanato da Sandel, ha analizzato dati raccolti dal 1995 al 2024 da osservatori sul campo, integrandoli con analisi genetiche e comportamentali. Gli scimpanzé del Parco di Kibale vivono in un ambiente naturale, senza alimentazione artificiale, a differenza di studi precedenti. I ricercatori hanno tracciato la dissoluzione graduale di una comunità di circa 20-30 individui, culminata nella formazione di due sottogruppi: uno occidentale dominante e uno centrale più debole. Questo ha permesso di osservare dinamiche uniche, con sette attacchi letali confermati a maschi adulti e 17 a cuccioli tra il 2018 e il 2024.
La dissoluzione del gruppo: cronologia degli eventi
Per i primi vent’anni (1995-2015), la comunità appariva unita, con maschi adulti che fungevano da “ponti sociali” per mantenere i legami. Il turning point arrivò nel 2015: la morte di diversi maschi dominanti coincise con una riorganizzazione della gerarchia maschile, scatenando polarizzazioni. Dal 2016 emersero tensioni, con ridotti contatti tra sottogruppi. La scissione si completò nel 2018, quando nacquero i gruppi occidentale e centrale, con territori distinti e zero interazioni pacifiche. Da allora, il gruppo occidentale ha condotto raid sistematici, uccidendo per eliminare rivali e acquisire risorse.
Le incursioni letali e le conseguenze
Gli attacchi erano coordinati: maschi del gruppo occidentale irrompevano nel territorio centrale, massacrando maschi adulti e persino cuccioli, per ridurre futuri concorrenti.
I ricercatori hanno osservato direttamente alcuni eventi o li hanno ricostruiti con prove genetiche e testimonianze comportamentali. Il gruppo centrale ha subito un crollo demografico, rischiando l’estinzione locale. Questo non è un semplice conflitto territoriale, ma una “guerra civile” perché i gruppi derivavano dallo stesso originale, socialmente affini fino a pochi anni prima.
Confronto con casi precedenti: perché è un evento raro
Nei primati, le scissioni di grandi gruppi in sottogruppi più piccoli sono comuni per ridurre la competizione alimentare, ma negli scimpanzé le divisioni permanenti e letali sono eccezionali. L’unico precedente noto è dagli anni ’70 a Gombe, Tanzania, nello studio di Jane Goodall: lì un gruppo si divise in ostili fazioni con uccisioni, ma il dibattito persiste per via dell’alimentazione artificiale fornita dai ricercatori. A Kibale, invece, tutto è naturale, rendendo questo il primo caso inequivocabile di guerra civile intra-specie tra animali non umani.
Cosa significa per l’umanità e per la scienza
Questo studio illumina le radici evolutive della violenza di gruppo: negli scimpanzé, coalizioni maschili usano la letalità per dominio territoriale e risorse, eco di dinamiche umane pre-ideologiche. Offre chiavi per comprendere perché i conflitti letali tra ex alleati siano rari in natura, ma possibili quando crollano i legami sociali. Geneticamente, tali eventi spiegano la variabilità dei gruppi di scimpanzé.
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Crediti fotografici
- Scimpanzé: © cosedellaltromondo.it | AI Generated - Free to Use
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