Il 2 maggio 2026 l’Organizzazione mondiale della sanità ha segnalato un focolaio di gravi malattie respiratorie a bordo di una nave da crociera con 147 tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Al 6 maggio erano già stati identificati sette casi, cinque confermati in laboratorio e due sospetti, con tre decessi. Il virus isolato era l’hantavirus delle Ande. Improvvisamente un agente patogeno poco conosciuto è finito sulle prime pagine di tutto il mondo. Ma cos’è esattamente l’hantavirus? Da dove viene? Come lo si prende? E soprattutto: c’è davvero da preoccuparsi?
Le risposte arrivano direttamente dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’OMS e dall’ ECDC.
In questo articolo
Un virus che viene dalla guerra di Corea (e dai topi)
Il nome hantavirus deriva dal fiume Hantan, in Corea del Sud, dove negli anni Cinquanta i ricercatori identificarono per la prima volta un agente responsabile di una sindrome emorragica grave nei soldati americani impegnati nella guerra di Corea. Da allora la famiglia si è rivelata molto più ampia di quanto si pensasse.
Secondo l’ISS, “gli hantavirus sono virus zoonotici che infettano naturalmente i roditori e vengono occasionalmente trasmessi all’uomo. L’infezione nell’uomo può causare gravi malattie e spesso la morte, sebbene le patologie varino a seconda del tipo di virus e dell’area geografica”.
In pratica: il serbatoio naturale del virus sono i topi selvatici. Ogni ceppo è associato a una specie specifica di roditore. I roditori portatori non si ammalano: trasportano il virus e lo diffondono attraverso le loro secrezioni.
Due malattie diverse a seconda di dove sei nel mondo
Non tutti gli hantavirus fanno la stessa cosa. L’ISS distingue chiaramente tra due quadri clinici principali, che dipendono dalla geografia:
Nelle Americhe: i ceppi Andes e Sin Nombre causano la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS), una condizione a rapida progressione che colpisce polmoni e cuore. È la forma più pericolosa, con tassi di mortalità elevati.
In Europa e Asia: i ceppi Puumala e Dobrava causano invece la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), che colpisce principalmente i reni e i vasi sanguigni. Generalmente meno letale, ma non priva di complicanze gravi.
| Ceppo | Area geografica | Organo bersaglio | Trasmissione interumana |
|---|---|---|---|
| Andes (AndV) | Argentina, Cile | Polmoni, cuore (HCPS) | Sì (rara, documentata) |
| Sin Nombre (SNV) | Nord America | Polmoni, cuore (HCPS) | No |
| Puumala | Europa settentrionale | Reni (HFRS) | No |
| Dobrava | Europa orientale/balcanica | Reni (HFRS) | No |
| Hantaan | Asia orientale | Reni (HFRS) | No |
Fonte: ISS EpiCentro, OMS. Dati aggiornati al 2026.
Come si prende: la via dei topi (e quella che spaventa di più)
L’ISS è preciso: “L’infezione da hantavirus umano si contrae principalmente attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti o toccando superfici contaminate. L’esposizione si verifica in genere durante attività come la pulizia di edifici infestati da roditori, sebbene possa verificarsi anche durante le normali attività in aree fortemente infestate”.
Non è un virus da città, di norma: “I casi umani sono più comunemente segnalati in ambienti rurali, come foreste, campi e fattorie, dove sono presenti roditori e le opportunità di esposizione sono maggiori”.
Poi c’è l’eccezione che ha reso il focolaio della nave così preoccupante. L’ISS precisa che “ad oggi, la possibilità di trasmissione interumana è stata documentata esclusivamente per il virus Andes, diffuso principalmente in Argentina e Cile, che è anche quello che secondo le prime analisi ha causato il focolaio sulla nave”. Si tratta di trasmissione limitata, che avviene in “contesti comunitari che prevedono contatti stretti e prolungati”. Non è contagio facile, ma è l’unico hantavirus per cui la trasmissione da persona a persona esiste.
I sintomi: quando il corpo va in crisi
La sindrome da hantavirus (HPS) nella sua forma cardiopolmonare ha un esordio che inganna. L’ISS descrive i sintomi iniziali come “mal di testa, vertigini, brividi, febbre, mialgia e problemi gastrointestinali, come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale”, seguiti poi da “improvvisa difficoltà respiratoria e ipotensione “.
Il tempismo è una variabile critica: “I sintomi dell’HPS si manifestano in genere da 2 a 4 settimane dopo l’esposizione iniziale al virus. Tuttavia, i sintomi possono comparire già dopo una settimana e fino a otto settimane dopo l’esposizione”.
Questo intervallo ampio, da una a otto settimane, è esattamente il motivo per cui il tracciamento dei circa quaranta passeggeri sbarcati dall’isola di Sant’Elena prima che il focolaio fosse reso pubblico è rimasto urgente per settimane.
Quanti casi ci sono nel mondo: i numeri
L’hantavirus è raro, ma non rarissimo. I dati ISS aggiornati al 2025-2026 fotografano una distribuzione globale precisa:
Nelle Americhe: nel 2025 otto Paesi hanno segnalato 229 casi e 59 decessi, con un tasso di letalità del 25,7%. L’Argentina è il Paese con la più alta incidenza in America Latina secondo l’OMS: dal giugno 2025 ha segnalato 101 casi, circa il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
In Europa: nel 2023 sono state segnalate 1.885 infezioni da hantavirus, pari a 0,4 casi per 100.000 abitanti. È il tasso più basso registrato nel periodo 2019-2023. In Italia, al momento del focolaio sulla nave, l’ISS non segnalava casi umani sul territorio nazionale.
In Asia: in Cina e nella Repubblica di Corea la febbre emorragica da hantavirus causa migliaia di casi ogni anno, sebbene l’incidenza sia diminuita negli ultimi decenni.
Cura e prevenzione: cosa esiste e cosa no
Su questo punto l’ISS è diretto: “Non esiste un trattamento antivirale specifico autorizzato o un vaccino contro l’infezione.” La terapia è di supporto e si concentra su “un attento monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali”. L’accesso precoce alla terapia intensiva migliora gli esiti, in particolare nei casi con coinvolgimento cardiopolmonare.
Per la prevenzione, l’ISS indica misure pratiche e verificate. Per proteggersi dal virus trasmesso dai roditori:
- mantenere puliti gli ambienti domestici e i luoghi di lavoro, riducendo fonti di cibo e rifugi per i roditori
- sigillare aperture, crepe e punti di accesso che possano consentire l’ingresso dei roditori negli edifici
- conservare alimenti e rifiuti in contenitori chiusi
- adottare procedure di pulizia sicure nelle aree contaminate: non spazzare o aspirare a secco urine, feci o materiali contaminati per evitare l’aerosolizzazione delle particelle virali
- inumidire preventivamente le superfici contaminate con detergenti o disinfettanti prima della pulizia
- lavare accuratamente le mani dopo attività a rischio
Per il ceppo Andes, a queste si aggiungono “le normali precauzioni per limitare il rischio di contagi da malattie respiratorie, come l’igiene delle mani, l’etichetta respiratoria (ad esempio coprendo le vie aeree quando si tossisce e si starnutisce), distanziamento fisico”.
Il rischio per chi vive in Europa: basso, ma monitorato
L’ECDC è chiaro: “Il rischio di contagio da hantavirus originatosi da questo focolaio sulla nave da crociera per la popolazione generale dell’UE/SEE è molto basso.” E aggiunge una precisazione che ridimensiona ulteriormente la preoccupazione: “Anche qualora si verificasse una trasmissione dai passeggeri evacuati dalla nave, il virus non si trasmette facilmente, pertanto è improbabile che causi numerosi casi o un’epidemia diffusa nella comunità, a condizione che vengano applicate le misure di prevenzione e controllo delle infezioni”.
C’è inoltre un elemento biologico che esclude uno scenario peggiore per il continente: “Il serbatoio naturale dell’AndV non è presente in Europa, quindi non si prevede l’introduzione del virus nella popolazione di roditori e una potenziale trasmissione dai roditori all’uomo in Europa”.
In altre parole: anche se il virus arrivasse in Europa attraverso un passeggero infetto, non troverebbe qui i topi che lo ospitano naturalmente. Il ciclo di trasmissione roditore-uomo, che è la via principale di diffusione, non può partire in Europa per il ceppo Andes.
L’hantavirus è pericoloso come il Covid?
No. L’hantavirus si trasmette quasi esclusivamente attraverso il contatto con roditori infetti o le loro secrezioni. Non si diffonde per via aerea come il Covid. L’unica eccezione è il ceppo Andes, per cui è documentata una limitata trasmissione interumana in contesti di contatto stretto e prolungato. L’ECDC definisce il rischio per la popolazione europea come molto basso.
Si può prendere l’hantavirus in Italia?
In Italia circolano ceppi a bassa patogenicità, come il Puumala, in aree rurali e boschive del Nord. Al momento del focolaio sulla nave MV Hondius, l’ISS non segnalava casi umani sul territorio nazionale. Il ceppo Andes, più pericoloso, non ha il suo serbatoio naturale in Europa: i roditori europei non lo ospitano.
Perché il ceppo Andes fa più paura degli altri?
È l’unico hantavirus per cui è stata documentata la trasmissione da persona a persona, anche se limitata e rara. Tutti gli altri ceppi si trasmettono esclusivamente attraverso i roditori. Questa caratteristica ha reso il focolaio sulla MV Hondius più complesso da gestire rispetto a un caso isolato di hantavirus contratto in campagna.
Quante settimane possono passare tra l’esposizione e i sintomi?
Secondo l’ISS, i sintomi si manifestano in genere da 2 a 4 settimane dopo l’esposizione, ma possono comparire già dopo una settimana o fino a otto settimane dopo il contatto con il virus. Questo periodo di incubazione lungo spiega perché il tracciamento dei contatti di un caso confermato dura settimane, non giorni.
Cosa fare se si sospetta un’esposizione all’hantavirus?
Contattare il proprio medico di base e segnalare il possibile contatto con roditori o con persone provenienti da aree a rischio. Non recarsi direttamente al pronto soccorso senza prima chiamare il 112 o il medico. I sintomi iniziali (febbre, dolori muscolari, difficoltà respiratorie) possono somigliare a un’influenza comune, ma in caso di esposizione sospetta la valutazione medica rapida è raccomandata dall’ISS.
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Crediti fotografici
- Hantavirus: © cosedellaltromondo.it | AI Generated - Free to Use
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