Quante volte, ai primi starnuti, la reazione è stata immediata: farmacia, integratori, sciroppi, spray nasali, vitamine?
Succede ogni inverno, ma nei primi giorni del 2026 il fenomeno è diventato ancora più evidente. Colpa del freddo, della pioggia persistente e di una circolazione virale e batterica particolarmente intensa.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: pronto soccorso affollati e scaffali delle farmacie presi d’assalto.
La risposta, però, non è sempre quella giusta. A lanciare l’allarme è l’immunologo clinico Mauro Minelli, docente di Nutrizione umana all’Università LUM, intervistato da Adnkronos Salute. Secondo Minelli, “mentre i pronto soccorso faticano a gestire l’ondata di virus stagionali, si assiste a una corsa ai farmaci da banco spesso inutile, quando non controproducente”.
Una presa di posizione netta, che invita a rivedere molte abitudini radicate. Non si tratta di negare l’importanza delle cure, ma di distinguere ciò che serve davvero da ciò che risponde più a un bisogno psicologico che a una reale efficacia clinica. Un messaggio particolarmente rilevante nel 2026, quando la pressione sul sistema sanitario resta alta.
La “scorta preventiva”: un riflesso istintivo ma sbagliato
“La reazione istintiva al calo delle temperature è la scorta preventiva: un inventario di integratori e decongestionanti da fare concorrenza alle farmacie più fornite”. Minelli descrive così un comportamento diffusissimo.
Molti pazienti assumono questi prodotti “con la stessa leggerezza con cui si succhiano le mentine, convinti che ‘male non facciano’”.
In realtà, spiega il medico, l’effetto certo è uno solo: trasformare il proprio organismo “in un costoso banco di prova per prodotti che non accelerano la guarigione di un solo minuto”.
È un passaggio chiave.
La Medicina basata sull’evidenza suggerisce infatti che molti rituali invernali hanno più valore psicologico che fisiologico.
Un concetto semplice ma spesso ignorato: sentirsi “attivi” contro la malattia non equivale a guarire prima.
Anzi, l’abuso di farmaci può mascherare i sintomi e ritardare una gestione più corretta.
Vitamina C: un equivoco che dura da decenni
Tra i primi prodotti acquistati ai primi sintomi c’è quasi sempre lei: la vitamina C. “Il caso vitamina C è un equivoco storico”, avverte Minelli.
La scienza è chiara: assumere vitamina C quando i sintomi sono già comparsi non serve praticamente a nulla.
Le metanalisi Cochrane, considerate uno standard internazionale, confermano che non riduce né la durata né la gravità del raffreddore se usata come “cura d’urto”.
C’è però una precisazione importante.
La vitamina C può avere un senso:
- in prevenzione cronica, riducendo la durata dell’evento di circa l’8%;
- in soggetti sottoposti a sforzi fisici estremi in climi rigidi, come alcuni atleti.
Per la persona comune, però, non è la soluzione miracolosa che spesso viene raccontata.
Continuare a usarla come risposta automatica al mal di gola è più una tradizione che una scelta informata.
Meno farmaci, più evidenze: il miele batte lo sciroppo
“Per evitare l’uso e talvolta l’abuso di farmaci over the counter, esistono alternative supportate da studi clinici”, spiega Minelli.
Un esempio sorprendente è il miele.
Una revisione dell’Università di Oxford ha dimostrato che il miele è più efficace dei farmaci comuni, come il destrometorfano, nel ridurre frequenza e intensità della tosse.
Il motivo è semplice: il miele agisce come demulcente, creando una pellicola protettiva che calma i recettori della tosse.
Non è un rimedio “della nonna” privo di basi scientifiche.
È una soluzione con evidenze solide, economica e con pochi effetti collaterali.
Un messaggio che ribalta molte convinzioni diffuse.
Lavaggi nasali: perché funzionano meglio degli spray
Un altro abuso frequente riguarda gli spray nasali vasocostrittori.
“Possono causare rinite farmacologica dopo soli cinque giorni”, ricorda Minelli.
L’alternativa?
I lavaggi con soluzione salina ipertonica.
Non solo puliscono meccanicamente le cavità nasali, ma riducono l’edema delle mucose per osmosi.
In pratica, “sgonfiano” il naso chiuso senza creare dipendenza né effetti collaterali rilevanti.
È una soluzione semplice, spesso sottovalutata, ma particolarmente utile durante i picchi influenzali del 2026.

Umidità e temperatura: il microclima che cura
“Il microclima conta, eccome”.
L’immunologo sottolinea un aspetto spesso ignorato: l’aria di casa.
Un ambiente troppo secco, sotto il 40-50% di umidità, asciuga il muco.
Questo rende inefficaci le ciglia vibratili delle vie aeree, che hanno il compito di espellere virus e batteri.
In altre parole, un’aria sbagliata favorisce la permanenza dei patogeni.
Umidificare gli ambienti e mantenere una temperatura adeguata è un vero presidio terapeutico, non un dettaglio.
Zinco sì, immunostimolanti no
Se c’è un integratore che merita attenzione, secondo Minelli, non è la vitamina C ma lo zinco.
Assunto come acetato o gluconato entro 24 ore dai primi sintomi, può ridurre la durata del raffreddore di circa il 33%.
È una delle poche sostanze con prove solide di efficacia.
Ben diverso il discorso sugli immunostimolanti da banco.
“La narrativa social suggerisce che le difese immunitarie siano come un muscolo da gonfiare a comando”.
Ma il sistema immunitario è un network complesso, non un serbatoio da riempire.
- Echinacea: le evidenze sono inconsistenti o di scarsa qualità.
- Papaya fermentata: mancano studi clinici robusti sull’efficacia reale.
“Rinforzare le difese in modo generico è un concetto privo di senso fisiologico”, avverte Minelli.
Un sistema immunitario iperattivo porterebbe a infiammazione cronica o autoimmunità.
Antibiotici fai-da-te: l’errore più pericoloso
Il culmine dell’automedicazione sbagliata è l’antibiotico usato contro influenza o raffreddore.
Un controsenso biologico.
Gli antibiotici uccidono i batteri.
Influenza e raffreddore sono causati da virus.
“È come cercare di spegnere un incendio con un ventilatore”, spiega Minelli.
L’uso improprio seleziona batteri resistenti e distrugge il microbiota intestinale, pilastro della salute immunitaria.
Un problema di salute pubblica, non solo individuale.
Probiotici e microbiota: quando servono davvero
Non tutti i fermenti lattici sono uguali.
L’efficacia è ceppo-specifica.
Alcuni ceppi di Lacticaseibacillus rhamnosus e l’associazione di Lb plantarum e Lb paracasei hanno mostrato efficacia nella riduzione dell’incidenza e della durata delle infezioni respiratorie.
In caso di antibiotici, il lievito Saccharomyces boulardii è fondamentale per prevenire la diarrea associata.
Il tempo come miglior medicina
“Il miglior farmaco rimane il tempo”.
Nella maggior parte dei casi, il compito non è combattere i sintomi, ma supportare l’organismo.
Abusare di paracetamolo solo per abbassare la febbre può persino prolungare l’infezione.
Un messaggio che invita alla pazienza, in un’epoca che pretende soluzioni immediate.
Lo sapevi che…?
Un’umidità domestica corretta può ridurre la sopravvivenza dei virus nell’aria e migliorare la funzione delle vie respiratorie.
FAQ
Gli integratori aiutano davvero contro l’influenza?
Solo alcuni, come lo zinco, hanno prove solide. Molti altri no.
Il miele è sicuro anche per i bambini?
Sì, sopra l’anno di età. È sconsigliato nei lattanti.
Perché evitare gli antibiotici senza prescrizione?
Perché non funzionano contro i virus e favoriscono la resistenza batterica.
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