Il cinema saluta uno dei fenomeni pop più irriverenti degli ultimi vent’anni.
Jackass: Best and Last, il quinto e — a detta dei suoi creatori — ultimo capitolo della saga, è arrivato nelle sale giovedì 25 giugno 2026 in gran parte dei paesi europei.
Vale la pena ripercorrere la storia di un gruppo che ha fatto della sofferenza autoinflitta una forma d’arte comica, tra risate, sangue e più di una polemica.
In questo articolo
Chi sono i Jackass: dalla rivista di skate a MTV
Tutto nasce da un incontro editoriale. Johnny Knoxville, nato in Tennessee nel 1971, aveva attirato l’attenzione del regista Jeff Tremaine — allora redattore della rivista di cultura skate Big Brother Magazine — grazie a un articolo in cui testava su di sé spray al peperoncino e pistole elettriche. Tremaine lo assunse come collaboratore e lo spinse non solo a filmare quell’idea, ma a inventarne altre. Quel primo filmato finì in un video dedicato allo skateboard prodotto dalla stessa rivista, e da lì Knoxville diventò rapidamente un fenomeno.
Il passo successivo fu naturale: uno show tutto loro, nato su MTV nel 2000, in cui un gruppo di amici — skater, artisti circensi, semplici pazzi — si riprendeva mentre metteva in scena stunt, scherzi e prove fisiche al limite del buon senso.
Nel 2002 arrivò il salto al cinema con Jackass: The Movie, e da lì una saga che ha attraversato più di due decenni.
La ‘filosofia’ del rischio condiviso
Alla base del progetto non c’era un piano di marketing, ma un’estetica precisa, quella della cultura skate e punk di fine anni Novanta: mettere il proprio corpo in gioco, filmarsi mentre si sbaglia, ridere delle conseguenze insieme agli amici.
Gli stunt di Jackass non nascono per dimostrare coraggio in senso eroico, ma per generare un cortocircuito comico tra dolore reale e leggerezza del tono; è una cifra che il gruppo ha mantenuto quasi immutata per tutta la sua storia, cambiando poco la formula anche a distanza di vent’anni.
Le storie dei protagonisti
Il nucleo storico — Johnny Knoxville, Steve-O, Chris Pontius, Jason “Wee Man” Acuña, Dave England e Danger Ehren — si è ampliato nel tempo con nuove leve come Zach Holmes, Sean “Poopies” McInerney, Jasper Dolphin e Rachel Wolfson, entrati stabilmente nel gruppo a partire da Jackass Forever del 2022.
Non tutte le storie personali hanno un lieto fine. La più drammatica riguarda Bam Margera, tra i volti più popolari del franchise grazie anche ai suoi show solisti come Viva La Bam. La sua parabola si è complicata dopo la morte dell’amico fraterno Ryan Dunn nel 2011, un lutto che secondo diverse ricostruzioni giornalistiche lo ha spinto verso una lunga discesa nell’alcolismo. Margera è stato allontanato da Jackass Forever nel 2020 dopo essere risultato positivo all’Adderall durante i test previsti da un “accordo sul benessere” firmato con la produzione, e ha successivamente fatto causa a Paramount, Spike Jonze e Johnny Knoxville sostenendo di essere stato licenziato ingiustamente, accusando i creatori di aver sfruttato le sue idee per il film senza compensarlo e di aver discriminato la sua condizione di salute mentale. La causa è stata poi ritirata dopo un accordo privato, e per il nuovo film Margera ha confermato di comparire solo con materiale d’archivio, senza girare nuove scene.
Perché divertono così tanto
Da un punto di vista psicologico, il successo di Jackass si spiega bene con la cosiddetta “benign violation theory”, la teoria secondo cui ridiamo di fronte a qualcosa che viola una norma — di sicurezza, di decoro, di dolore — ma che percepiamo come innocuo perché consensuale, messo in scena e privo di reali conseguenze durature per chi guarda. A questo si aggiunge un effetto di scarica adrenalinica indiretta: osservare qualcuno rischiare fisicamente attiva nello spettatore una tensione che si scioglie nella risata quando lo stunt si conclude senza tragedie. Non va sottovalutato poi l’elemento di cameratismo: gran parte della comicità nasce dal rapporto autentico tra i membri del gruppo, dalla loro complicità reale, che rende gli scherzi più simili a una dinamica tra amici che a uno spettacolo costruito a tavolino. Infine, la componente nostalgica gioca un ruolo crescente: il pubblico che negli anni Duemila era adolescente oggi rivede questi stessi cinquantenni rimettersi in gioco, e — come ha osservato in passato la critica cinematografica — li guarda quasi “combattere per il proprio diritto di divertirsi” contro il tempo che passa.
Le polemiche e 25 anni di follie
Il capitolo più doloroso della storia del gruppo resta la morte di Ryan Dunn. Il 20 giugno 2011 lo stuntman perse il controllo della sua Porsche nei pressi di West Goshen Township, in Pennsylvania, schiantandosi contro un albero; nell’incidente morì anche Zachary Hartwell, altro stuntman e assistente di produzione di Jackass 2. Le autorità accertarono che Dunn viaggiava a una velocità compresa tra 212 e 225 km/h su una strada con limite di circa 89 km/h, con un tasso alcolemico di 1,96 grammi per litro contro un limite legale di 0,8.
Poche ore prima aveva pubblicato sui social una foto mentre beveva con amici, immagine che scatenò polemiche immediate sull’uso spregiudicato di alcol e velocità che il franchise, secondo alcuni critici, aveva contribuito a normalizzare come stile di vita.
Sul fronte legale, oltre alla già citata causa di Bam Margera, il regista Jeff Tremaine ottenne in passato un ordine restrittivo temporaneo nei confronti dell’ex collega, dopo presunte minacce rivolte alla sua famiglia, un episodio che segnò il punto più basso dei rapporti interni al gruppo.
Non sono mancate, negli anni, anche le critiche più generali rivolte al programma fin dal suo debutto su MTV: l’accusa di incentivare l’emulazione pericolosa tra giovani spettatori, che portò l’emittente ad affiancare allo show avvertimenti espliciti e a spostarne la programmazione in fasce orarie più tarde.
Anche sul set, gli infortuni sono da sempre parte del “prodotto”: lo stesso Knoxville ha raccontato di aver riportato costole fratturate, un polso rotto, un’emorragia cerebrale e una commozione cerebrale durante uno stunt con un toro girato per Jackass Forever, al punto da dichiarare pubblicamente di non poter più eseguire acrobazie che comportino il rischio di una nuova commozione.
“Best and Last”: l’ultimo, esagerato saluto
Il nuovo film, diretto ancora una volta da Jeff Tremaine e prodotto insieme a Spike Jonze e Johnny Knoxville, è stato pensato esplicitamente come capitolo di chiusura. Riunisce il cast storico di Jackass Forever, con l’eccezione di Eric Manaka, e recupera anche materiale d’archivio con Ryan Dunn e lo stesso Bam Margera, in una costruzione ibrida tra riprese inedite e momenti di repertorio che la critica ha letto come un’operazione dichiaratamente commemorativa. Le riprese sono iniziate a fine febbraio 2026 a Los Angeles e si sono concluse a metà marzo, con un’ultima giornata di lavorazione il 17 aprile a Simi Valley.
Knoxville ha confermato che, a differenza dei capitoli precedenti, questo film non avrà un seguito “5” con materiale extra, sancendo davvero la fine del percorso.
Le prime reazioni della critica sono state sorprendentemente positive per un franchise spesso derubricato a puro intrattenimento demenziale: l’88% delle recensioni raccolte da Rotten Tomatoes risulta positivo, con un punteggio medio di 6,5 su 10, mentre il pubblico ha assegnato al film una valutazione media di “A-” secondo CinemaScore. Non manca però chi, come la critica italiana, ha sottolineato la sensazione di una formula ormai logora, riservata soprattutto ai fan più affezionati della saga.
Che sia davvero l’ultimo capitolo o solo un altro “arrivederci” in un franchise che vive di ritorni, Jackass: Best and Last chiude simbolicamente venticinque anni in cui un gruppo di amici ha trasformato il dolore in spettacolo, e la propria fragilità, più volte, in una storia molto più umana di quanto le gag suggeriscano.
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Crediti fotografici
- Jackass: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
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