Un’escursione sulle montagne di Montserrat. Un padre e un figlio. Nessun altro testimone. E una caduta di 150 metri nel vuoto che per quasi sei mesi era sembrata una tragedia accidentale. Ora quella storia ha un epilogo giudiziario clamoroso: i Mossos d’Esquadra hanno arrestato Jonathan Andic, figlio del fondatore di Mango Isak Andic, per la morte del padre, avvenuta il 14 dicembre 2024 durante un’escursione sulle Cuevas de Collbató, nel massiccio di Montserrat. È la svolta che molti si aspettavano dopo mesi di indagini tortuose, ma che in tanti ancora faticavano a credere possibile.
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Il giorno della morte
Isak Andic, morto a 71 anni, uomo più ricco della Catalogna, è deceduto il 14 dicembre 2024 dopo essere caduto da un’altezza di 150 metri sul sentiero Les Feixades, un percorso di 5,5 chilometri che collega le grotte di Salnitre con l’abbazia di Montserrat. Con lui, in quel momento, c’era soltanto il figlio maggiore Jonathan.
Jonathan aveva raccontato che Isak caminava qualche passo dietro di lui, quando sentì un rumore di pietre che rotolavano; girandosi, vide il padre perdere l’equilibrio e precipitare nel burrone. Una versione apparentemente plausibile, coerente con la morfologia impervia del luogo Un terribile incidente. Eppure, fin dall’inizio, qualcosa non tornava. In un primo momento le incongruenze e le contraddizioni nella sua testimonianza erano state attribuite allo shock.
Il caso archiviato e poi riaperto
La giudice aveva archiviato il caso in un primo momento, ma lo aveva riaperto nel marzo 2025 per incorporare nuovi elementi raccolti dai Mossos d’Esquadra. Un’inversione di rotta significativa, che segnalava come gli investigatori non fossero mai del tutto convinti della versione accidentale.
I sospetti si erano concentrati sull’unico testimone presente, ovvero Jonathan, passato formalmente da testimone a indagato. La polizia aveva analizzato il contenuto del suo cellulare, mentre alcune incongruenze nelle sue dichiarazioni avevano alimentato altre ipotesi investigative. Un ruolo cruciale lo avrebbe avuto anche la compagna della vittima: la golfista Estefanía Knuth avrebbe riferito agli inquirenti che i rapporti tra padre e figlio si erano incrinati. Nel 2015, quando Isak aveva lasciato temporaneamente la guida dell’azienda, aveva accusato Jonathan di aver fatto perdere all’impresa “la sua essenza e la sua anima” e di aver compromesso i rapporti con i clienti storici.
I nuovi indizi e la svolta definitiva
Jonathan Andic era stato ascoltato in due occasioni dai Mossos, inizialmente come testimone, ma le contraddizioni nei suoi racconti e altri elementi raccolti nel corso dei mesi avevano progressivamente rafforzato i sospetti contro di lui. Gli investigatori della Divisione di Investigazione Criminale avevano dedicato buona parte dell’inchiesta all’analisi tecnologica del suo telefono sequestrato nel settembre precedente su richiesta del giudice istruttore.
A ottobre 2025 la polizia aveva avviato formalmente le indagini con l’ipotesi di omicidio, dopo la riapertura da parte del Tribunale d’Istruzione 5 di Martorell. Nella mattina del 19 maggio l’arresto è scattato presto, presso l’abitazione di Jonathan, che è stato trasferito direttamente al tribunale di Martorell.
L’eredità, i soldi e le tensioni familiari
Dietro la vicenda giudiziaria si intravede anche uno sfondo patrimoniale tutt’altro che sereno.
Al momento della morte, Isak Andic controllava la holding familiare che detiene il 95% delle quote di Mango. Dopo la sua scomparsa, Jonathan è stato nominato vicepresidente del consiglio di amministrazione e presidente della società di partecipazioni, mentre le sorelle Judith e Sarah ne sono diventate vicepresidenti. Il CEO Toni Ruiz ha assunto la presidenza del consiglio di amministrazione.
A rendere ancora più intricato il quadro, la situazione conflittuale tra Estefanía Knuth e i tre figli di Isak per via del lascito testamentario: nel documento, redatto nel luglio del 2023, alla compagna era stata destinata una quota ritenuta esigua, e la donna ha chiesto un’integrazione di oltre 70 milioni di euro.
Chi era Isak Andic: dalla Istanbul sefardita al vertice della moda mondiale
La storia di Isak Andic è una di quelle parabole imprenditoriali che sembrano scritte per ispirare. Nato il 1° ottobre 1953, a Istanbul da una famiglia di ebrei sefarditi, emigrò in Spagna con i genitori. Arrivò in Catalogna all’età di 14 anni, dove iniziò a sviluppare la sua innata abilità nel commercio. All’età di 17 anni vendeva vestiti e scarpe nei mercatini delle pulci.
Fu con il fratello Nahman che aprì un piccolo negozio a Barcellona, vendendo jeans ricamati a mano. Da quell’umile bottega nacque qualcosa di straordinario. Nel 1984 aprì la prima boutique al numero 65 del Paseo de Gracia a Barcellona, presentando il nome che avrebbe fatto conoscere il brand a livello internazionale: Mango. Cinque lettere, pronuncia identica in molte lingue, e un concetto nato da un viaggio nelle Filippine, dove Andic assaggiò per la prima volta il frutto che sarebbe diventato il simbolo del suo impero.
Nei primi anni la crescita fu nazionale: già nel 1988 Mango contava circa 13 punti vendita in Spagna. Nel 1992 cominciò l’espansione internazionale, con le prime aperture in Portogallo, seguite dall’Asia nel 1995. Il marchio costruì la propria identità su una formula precisa: moda accessibile, rapidità dal progetto alla produzione, presenza capillare. Mango è diventato uno dei principali gruppi di moda al mondo, con quasi 2.800 negozi e oltre 16.400 dipendenti in più di 120 mercati.
“Un venditore di sogni”
Isak Andic amava definirsi “un venditore di sogni” prima ancora che un imprenditore autodidatta, e aveva intuito le necessità di un mercato globale frammentato tra lusso e prodotti economici, creando una nicchia che ha conquistato milioni di consumatori. Al momento della morte, Forbes stimava il patrimonio suo e della sua famiglia intorno ai 4,5 miliardi di dollari, collocandolo tra gli uomini più ricchi di Spagna.
Ora tocca alla giustizia
Con l’arresto di Jonathan Andic, quello che sembrava un lutto improvviso si trasforma ufficialmente in un caso di omicidio. La detenzione segna un cambio di enorme portata in un’inchiesta che inizialmente puntava verso l’incidente, e che ora ribalta completamente il quadro giudiziario e investigativo. Jonathan Andic, 40 anni, ha sempre negato ogni responsabilità. Spetterà ora ai giudici di Martorell valutare gli elementi raccolti in oltre un anno di indagini e stabilire se quella mattina di dicembre sulle pendici di Montserrat sia davvero accaduto qualcosa di molto diverso da una semplice fatalità.
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Crediti fotografici
- Jonathan Andic: © cosedellaltromondo.it | Social Media
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