C’è qualcosa di profondamente malinconico nell’idea che alcune delle meraviglie più straordinarie del pianeta potrebbero non esistere più nella forma che conosciamo entro la fine di questo secolo o anche molto prima. Non si tratta di catastrofismo: i dati scientifici, i rapporti internazionali e le immagini satellitari raccontano una storia sempre più urgente. Il cambiamento climatico erode le coste, scioglie i ghiacciai, sbianca i coralli e alza il livello dei mari. L’overtourism, nel frattempo, logora città d’arte, ecosistemi fragili e comunità locali. Il risultato è una lista, purtroppo sempre più lunga, di luoghi che rischiano di cambiare per sempre, o di scomparire del tutto. Ecco i dieci che meritano di essere vissuti adesso, non domani.
In questo articolo
1. La Grande Barriera Corallina, Australia: la più grande struttura vivente del pianeta sta morendo
È la più grande struttura biologica della Terra, visibile persino dallo spazio, e sta attraversando la crisi più drammatica della sua storia recente. Durante l’estate australe 2024-2025, un evento di sbiancamento di massa ha portato a una diminuzione della copertura di corallo duro tra il 25% e il 33% in vaste aree della barriera, secondo i dati dell’Australian Institute of Marine Science. Le zone meridionali, tra Proserpine e Gladstone, hanno registrato il calo più marcato: quasi un terzo della copertura persa, il peggior dato annuo in quasi quattro decenni di monitoraggio scientifico.
Gli scienziati temono che la barriera possa raggiungere un punto di svolta critico dove i coralli non riescono più a riprendersi tra eventi catastrofici, mettendo a rischio il 25% delle specie marine che dipendono da questo ecosistema. L’UNESCO l’ha già dichiarata “in pericolo”. Dal 2016, questa barriera ha subito cinque episodi di sbiancamento di massa, un fenomeno raro in passato ma ora sempre più frequente. Visitarla oggi significa ancora trovare angoli di bellezza mozzafiato. Fra qualche decennio, potrebbe essere un cimitero di coralli bianchi.
2. Le Maldive: il paradiso che scomparirà sotto l’oceano
Tremila anni fa non c’erano. Tra meno di un secolo potrebbero non esserci più. Le Maldive sono il Paese più “basso” del mondo: con un’altitudine media di appena 1,5 metri sul livello del mare, anche un lieve innalzamento delle acque può avere effetti devastanti. Le attuali previsioni indicano che l’80% del Paese potrebbe essere inabitabile già nel 2050 perché sommerso dalle acque, e le Maldive potrebbero cessare di esistere entro la fine del secolo.
L’erosione costiera è già visibile ad occhio nudo su molte isole, e alcune popolazioni periferiche sono già state trasferite. Il governo locale sta sperimentando soluzioni radicali, tra cui una città galleggiante al largo della capitale Malé. Ma mentre la burocrazia globale discute e le emissioni continuano, le onde avanzano. Visitare le Maldive oggi non è lusso fine a sé stesso: è assistere a un mondo sull’orlo dell’abisso.
3. Venezia, Italia: la città sull’acqua che l’acqua sta divorando
Nessuna città al mondo incarna meglio il paradosso del turismo di massa nell’era della crisi climatica. Gli attivisti hanno lanciato l’allarme quando il numero di posti letto per turisti ha ufficialmente superato quello dei residenti, scesi a meno di 50.000, in una tendenza che dura ormai da decenni. Venezia si svuota di chi la abita e si riempie di chi la consuma per un giorno, spesso con la valigia al seguito sui campi e i ponti.
Per arginare il fenomeno, il Comune ha introdotto un contributo d’accesso per i turisti giornalieri, esteso nel 2026 a 60 giornate di punta, con tariffe tra 5 e 10 euro a persona. Ma secondo esperti e urbanisti, la misura è troppo blanda: i giorni di punta arrivano ad attrarre quasi 25.000 turisti giornalieri, l’equivalente di metà della popolazione residente, e la domanda turistica mondiale rimane strutturalmente superiore alla capacità del centro storico. L’acqua alta intanto avanza, e con essa l’idea che quella fragilissima bellezza lagunare sia, forse, la più precaria del mondo.
4. I ghiacciai delle Alpi: un paesaggio che si ritira davanti ai nostri occhi
Chi ha sciato sulle Alpi vent’anni fa e le osserva oggi fatica a riconoscerle. I ghiacciai delle Alpi sono condannati a ridursi drasticamente entro il 2050 e a scomparire entro il 2100 a causa del riscaldamento globale, un processo già accelerato dalla relativa altezza di queste montagne rispetto ad altre. Ogni estate porta con sé nuovi record di scioglimento, nuove frane, nuovi crolli. Intere stazioni sciistiche stanno ripensando il proprio futuro, alcune chiudendo piste che non si riempiono più di neve.
In Italia crescono le tensioni tra comunità e amministrazioni locali per l’overtourism nelle Alpi: un sentiero sul monte Seceda nelle Dolomiti è diventato il simbolo di questa battaglia, con agricoltori locali esasperati che hanno installato un tornello per protestare contro i flussi incontrollati di turisti armati di fotocamera. Il paesaggio alpino nel senso più iconico — bianco d’inverno, glaciale d’estate — è un bene in esaurimento. Va visto ora.
5. Il Glacier National Park, Montana (USA): da 150 ghiacciai a 37
Quando il parco fu fondato, agli inizi del Novecento, ospitava 150 ghiacciai. Oggi ne restano 37, e gli scienziati stimano che entro il 2030 potrebbero scomparire completamente, trasformando radicalmente il paesaggio e l’ecosistema del parco. Il nome stesso del luogo rischia di diventare un ossimoro: un “parco dei ghiacciai” senza ghiacciai.
Quel che rimane è comunque di una bellezza straordinaria: laghi alpini di colore turchese intenso, foreste di conifere, fauna selvatica che comprende orsi grizzly e puma. Ma la trasformazione è inarrestabile. I cartelli informativi che mostrano le fotografie storiche dei ghiacciai — posti accanto all’attuale fronte sempre più arretrato — sono tra le installazioni involontariamente più toccanti del pianeta.
6. Le Isole Galapagos, Ecuador: Eden sotto assedio
Darwin le scelse per formulare la teoria dell’evoluzione, e non è difficile capire perché: le Galapagos ospitano creature che non esistono in nessun altro angolo della Terra, da iguane marine che si immergono nell’oceano a cormorani che non volano, da tartarughe giganti a pinguini sull’Equatore. Ma secondo il WWF, luoghi come le Isole Galapagos potrebbero diventare irriconoscibili agli occhi dei nostri figli, con metà delle specie a rischio di non sopravvivere al cambiamento climatico.
Il riscaldamento delle acque altera le correnti da cui dipende l’intera catena alimentare dell’arcipelago. Le specie invasive introdotte dall’uomo minacciano ecosistemi che si sono evoluti in isolamento per milioni di anni. L’overtourism — nonostante i rigidi contingenti imposti dall’Ecuador — mette ulteriore pressione su un sistema già fragile. Visitarle resta un privilegio, ma anche una responsabilità.
7. La Foresta Amazzonica, Brasile: il polmone del pianeta sotto scure
Occupa il 5% della superficie terrestre e produce circa il 20% dell’ossigeno del pianeta. L’Amazzonia figura tra i luoghi che potrebbero diventare irriconoscibili agli occhi delle generazioni future: metà delle specie che la abitano non sopravvivrebbe al cambiamento climatico secondo le proiezioni del WWF. Ma la minaccia non viene solo dalle temperature in aumento: la deforestazione, anche nei periodi di maggiore attenzione internazionale, procede a ritmi allarmanti.
Gli scienziati parlano di “punto di non ritorno”: se la foresta perde una percentuale critica della sua superficie, non è più in grado di generare le piogge da cui dipende la sua stessa sopravvivenza, e si avvierebbe verso una savannizzazione irreversibile. Esplorare l’Amazzonia oggi, con operatori responsabili e rispettosi delle comunità indigene, è ancora possibile. Fra qualche decennio, potremmo visitare solo i frammenti di ciò che era il più grande ecosistema terrestre.
8. Il Mare Morto: si ritira di un metro all’anno
È il luogo abitato più basso della Terra: 430 metri sotto il livello del mare. E sta scomparendo. Il Mare Morto si sta ritirando a un ritmo allarmante, perdendo più di un metro di profondità all’anno a causa dell’evaporazione accelerata e dell’uso eccessivo delle risorse idriche. Il Giordano, il suo unico affluente significativo, è stato ridotto a un rivolo da decenni di prelievi agricoli e industriali da parte di Israele, Giordania e Palestina.
Migliaia di sinkholes — voragini che si aprono improvvisamente lungo le coste — testimoniano il ritiro delle acque. I resort che un tempo affacciavano direttamente sul mare si trovano oggi a centinaia di metri di distanza. Fluttuare sulle sue acque ipersaline, fare fango terapeutico sulle sue sponde, guardare i cristalli di sale brillare al sole: esperienze che le generazioni future potrebbero conoscere solo attraverso le fotografie.
9. Kyoto e il Quartiere di Gion, Giappone: la tradizione che fugge dalla folla
Non è solo un problema climatico. Kyoto — e in particolare il suo leggendario quartiere di Gion, con le strade di lastricato, le case da tè e le geishe in kimono — sta combattendo una battaglia diversa, quella contro l’overtourism che ne erode l’anima. Il consiglio locale ha votato per bloccare molte delle strade laterali e dei vicoli di Gion, proprio per ridurre il flusso continuo di turisti che accorrono per vedere da vicino l’addestramento delle geishe.
La pressione è tale che i residenti hanno iniziato ad appendere cartelli di protesta, e il governo municipale considera misure sempre più restrittive. Kyoto resta una delle città più belle e spiritualmente profonde del pianeta, ma rischia di trasformarsi in un parco a tema di sé stessa. Visitarla oggi, con rispetto e discrezione, significa ancora intercettare qualcosa di autentico.
10. Le barriere coralline dei Caraibi: un ecosistema in collasso silenzioso
Meno famose della Grande Barriera Corallina australiana, le barriere coralline che orlano il Mar dei Caraibi — dalle coste del Belize al Messico, dalla Giamaica alle Bahamas — stanno attraversando una crisi silenziosa ma non meno grave. Tra il 2023 e il 2025, lo sbiancamento di massa documentato in almeno 82 paesi e territori ha colpito circa l’83-84% della superficie delle barriere coralline mondiali, in quello che i ricercatori definiscono il più grande evento di sbiancamento mai registrato.
I reef caraibici ospitano una biodiversità straordinaria e proteggono le coste da uragani e mareggiata. Quando i coralli sbiancano e muoiono, si riducono la complessità dell’habitat per pesci e invertebrati, la capacità di vivaio per la pesca e la protezione costiera come litorale vivente. Fare snorkeling o immersioni nei Caraibi oggi è ancora un’esperienza indimenticabile. Ma il tempo stringe.
Visitare sì, ma con responsabilità
C’è un paradosso amaro in tutto questo: i turisti stessi, spesso, contribuiscono al deterioramento di ciò che vanno ad ammirare. Il “last chance tourism” — il turismo dell’ultima occasione — può trasformarsi in una profezia che si autoavvera, accelerando la pressione su luoghi già fragili. La risposta non è smettere di viaggiare, ma farlo meglio: scegliere operatori responsabili, rispettare i limiti e le regole locali, ridurre l’impronta di carbonio dove possibile, contribuire economicamente alle comunità che custodiscono questi luoghi. Perché la domanda non è solo “riusciremo a vederli prima che scompaiano?”, ma soprattutto: “Faremo abbastanza perché durino?”.
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Crediti fotografici
- Barriera corallina in Australia: © cosedellaltromondo.it | AI Generated - Free to Use
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