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“Mbappé scimmia”, insulti shock da senatrice paraguaiana: ora rischia il processo a Parigi

Teresa Pitrola 1 settimana fa 0

Il caso sollevato dagli insulti razzisti della senatrice paraguaiana Celeste Amarilla contro Kylian Mbappé, esploso subito dopo l’eliminazione del Paraguay agli ottavi di finale del Mondiale 2026 (sconfitta 1-0 contro la Francia, a Philadelphia, con gol su rigore dello stesso Mbappé), non si è affatto placato nei giorni successivi. Anzi, si è ulteriormente complicato: Amarilla ha pubblicato una lettera aperta in cui, pur ritirando in parte gli insulti razzisti sull’origine e l’educazione del calciatore, ha rincarato la dose sulle critiche al giocatore del Real Madrid, arrivando a minacciare azioni legali contro di lui per presunta “violenza di genere”.

Nella missiva, diffusa sui social in francese e in spagnolo, la senatrice del Partito Liberale Radicale Autentico ha sostenuto che il suo problema fosse con il singolo giocatore e non con la Francia come Paese, e ha spiegato che a scatenare la sua reazione erano state, a suo dire, l’arroganza di Mbappé e il suo rifiuto di stringere la mano al portiere paraguaiano Orlando Gill. Ha scritto di essersi in seguito pentita di aver risposto con gli stessi insulti che lei stessa ha ricevuto in passato, in quanto donna di pelle scura, latinoamericana e definita “sudaca”, accusando il calciatore di sessismo per averla definita “spregevole” e “indegna della sua funzione”.

L’inchiesta della procura di Parigi

Sul fronte giudiziario francese, la situazione per Amarilla si è fatta seria. La procura di Parigi ha confermato che martedì è stata aperta un’indagine per ingiuria pubblica aggravata e istigazione all’odio o alla violenza, dopo che l’unità nazionale per la lotta all’odio online ha ricevuto una denuncia formale dalla Federazione Francese di Calcio (FFF). Secondo la procura, i commenti sarebbero stati motivati dall’origine, etnia, nazionalità, razza o religione reale o percepita della vittima, la fattispecie tipica dell’aggravante razzista nel diritto penale francese.

Dal punto di vista sanzionatorio, questo tipo di reato è punito in Francia fino a un anno di reclusione e una multa fino a 45.000 euro. Va però chiarito che si tratta di un tetto massimo previsto dalla norma: l’entità reale della pena, se si arrivasse a una condanna, dipenderebbe dall’esito del procedimento e da eventuali complicazioni legate allo status diplomatico o parlamentare dell’imputata, oltre che dalla possibilità concreta di notificare e processare a Parigi una cittadina straniera che gode di immunità nel proprio Paese. Va ricordato che Amarilla non è indagata per un solo episodio: la vicenda coinvolge più messaggi pubblicati a stretto giro su X.

Le reazioni istituzionali: da Macron all’ONU

La solidarietà a Mbappé è arrivata da ogni livello delle istituzioni francesi. Il presidente Emmanuel Macron, pur impegnato in un viaggio in Siria, ha commentato pubblicamente l’episodio parlando di “un gol in più per Kylian Mbappé, contro il razzismo”, ribadendo il sostegno ai valori di dignità, rispetto e fraternità. Gli ha fatto eco il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, mentre la ministra dello Sport Marina Ferrari ha definito le parole della senatrice “abiette, vergognose e ancor più inaccettabili perché pronunciate da una politica”.

Anche il calcio internazionale ha preso posizione: il presidente della FIFA Gianni Infantino ha condannato “senza equivoci” le dichiarazioni, mentre l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, tramite il portavoce Thameen Al-Kheetan, ha definito le parole della senatrice “ignobili” e ha collegato l’episodio a un fenomeno più ampio di razzismo nel calcio e nello sport in generale. In Francia il caso ha superato i confini sportivi ed è diventato terreno di dibattito politico, con prese di posizione arrivate anche da esponenti in vista in vista delle presidenziali del 2027.

Asunción prende le distanze, ma il fronte interno si divide

Il governo paraguaiano, guidato dal presidente Santiago Peña, ha condannato pubblicamente le parole di Amarilla attraverso una nota del ministero degli Esteri, ribadendo che si tratta di espressioni “contrarie ai valori e ai principi che ispirano la convivenza pacifica e il rispetto della dignità umana” promossi dal Paese, e sottolineando che non rappresentano in alcun modo la posizione del governo né del popolo paraguaiano. Lo stesso Peña ha scritto personalmente a Macron per condannare l’episodio.

Sul piano interno, però, il Congresso paraguaiano appare diviso. Da un lato c’è chi, come la senatrice Esperanza Martínez, ha definito “del tutto sconsiderata” l’ipotesi di un procedimento per la perdita del mandato di Amarilla, pur riconoscendo che le sue parole vanno condannate e che dovrà assumersene le conseguenze; dall’altro circolano voci, riportate dalla stampa locale, su un possibile provvedimento di sospensione da parte del partito di governo (il cartismo). Non mancano nemmeno posizioni sorprendenti, come quella di un deputato che ha bollato Amarilla come “non imputabile” invitandola solo a “curare i dettagli”.

Cosa rischia sul piano politico in Paraguay

Sul piano squisitamente politico-istituzionale, in Paraguay la sanzione più severa ipotizzabile per un parlamentare è la cosiddetta “pérdida de investidura” (perdita del mandato), una procedura che richiederebbe una maggioranza qualificata in Senato e che, al momento, diversi colleghi di Amarilla — anche di partiti diversi dal suo — giudicano uno scenario improbabile, temendo che si trasformi in una “caccia politica”. Un’alternativa più concreta, e già utilizzata in passato proprio nei confronti di Amarilla quando era deputata (nel 2020 fu sospesa per 60 giorni senza stipendio per dichiarazioni offensive verso colleghi), sarebbe una sanzione disciplinare interna della Camera Alta, che può includere censura formale o sospensione temporanea dalle funzioni, decisa dalla Commissione di Etica del Senato. Va inoltre considerato il dibattito giuridico interno: secondo l’avvocato Jorge Rolón Luna, il Paraguay dispone di una normativa per sanzionare atti di razzismo, ma con limitazioni tali da rendere incerta la sua applicabilità a un caso come questo.

La minaccia di causa contro Mbappé: un terreno scivoloso

Amarilla, sempre pronta a rincarare la dose, ha annunciato di voler intentare un’azione legale contro Mbappé, accusandolo di “violenza di genere” per averla definita “donna spregevole e indegna della sua funzione”. Si tratta però di un’iniziativa che gli osservatori giudicano legalmente debole: le espressioni usate da Mbappé, per quanto dure, sono arrivate come reazione diretta a insulti razzisti già pubblicati e diffusi dalla stessa senatrice, un elemento che in sede giudiziaria — sia in Francia sia in eventuali sedi internazionali — renderebbe difficile sostenere che si tratti di violenza di genere piuttosto che di legittima replica a un attacco discriminatorio. Al momento non risultano atti giudiziari formalmente depositati da parte della senatrice, ma solo l’annuncio pubblico dell’intenzione di procedere.

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