Menu

Pompei, morto Lince il gatto simbolo degli scavi: addio al custode del Lupanare

Clorinda Bonfardino 2 settimane fa 0 9

Lince, il gatto simbolo del Parco Archeologico di Pompei, è morto per insufficienza renale. La notizia ha colpito perché lui non era una “tappa” stampata sulle mappe d’ingresso, ma per molti lo era nei fatti: chi arrivava agli Scavi finiva per cercarlo, fotografarlo, salutarlo. In un luogo segnato dall’eruzione del 79 d.C., la sua presenza raccontava un dettaglio semplice e potente: la vita quotidiana che continua tra colonne, mosaici e affreschi.

La comunicazione è partita dall’associazione Archeogatti, che segue la colonia felina libera nell’area archeologica e che da tempo curava Lince. Poi è arrivato il saluto ufficiale: il Parco lo ha ricordato pubblicamente come una figura conosciuta da visitatori e addetti ai lavori, legata in modo particolare al Lupanare, uno dei punti più frequentati del percorso.

Il Lupanare e quella scena che molti ricordano

Per chi frequenta Pompei, Lince era “di casa” davanti al Lupanare. Il Mattino lo descrive così: se ne stava accoccolato sul bancone della popina di fronte all’ingresso, come una palla di pelo, pronto a lasciarsi accarezzare da turisti e guide. Non era un animale “di passaggio”. Era una presenza regolare, riconoscibile, diventata un’abitudine per guide e visitatori che spesso inserivano la carezza “di rito” nel percorso.

Chi lo fotografava lo trovava in pose ripetute ma mai uguali: accovacciato al sole, appoggiato a un muro antico, fermo tra le pietre come se quel luogo fosse anche suo. E in effetti lo era: l’area del Lupanare era il suo territorio preferito, dove si muoveva con passo lento e vigile, secondo la ricostruzione di GreenMe.

Il nome, l’aspetto e il “fenomeno social”

Il nome “Lince” non era casuale. GreenMe lo lega a un profilo preciso: pelo grigio striato, ciuffi più lunghi sulle guance, sguardo intenso. Dettagli che gli hanno costruito una riconoscibilità immediata. Nel tempo è diventato un piccolo fenomeno social, protagonista di scatti condivisi ovunque. Per molti visitatori era il “re di Pompei”, una presenza che univa due piani diversi: la monumentalità del sito e la quotidianità di un animale libero.

Il Parco lo ricorda anche come padre di buona parte dei felini dell’area, sottolineando quindi un ruolo riproduttivo nella colonia e un’anzianità riconosciuta: la parola scelta è “decano”.

Il messaggio del Parco: il saluto e l’avviso ai turisti

Il passaggio più forte, e ufficiale, è nel post di commiato. Il Parco Archeologico ha scritto: «Ciao Lince! Il gatto più famoso degli scavi, il nostro decano, ci ha lasciati. Bello come il sole, padre di buona parte dei felini di Pompei indomito randagio, custode del Lupanare e influencer mondiale, lascia il suo ricordo nelle foto dei nostri visitatori».

È un testo che fissa in poche righe l’immagine pubblica dell’animale: “custode del Lupanare”, “influencer mondiale”, presenza documentata dalle foto dei turisti. E aggiunge un elemento operativo che cambia il tono della notizia: la causa e il tema alimentare.

Il Parco ha spiegato che Lince è stato curato fino all’ultimo dai volontari di Archeogatti Onlus per insufficienza renale, “probabilmente dovuta a cibo inadeguato”. Su questo punto arriva l’appello, riportato testualmente: «È severamente vietato alimentare gli animali liberi del Parco, in quanto il cibo sbagliato può essere per loro dannoso o letale ed è compito dei volontari e del personale interno».

La chiusura, sempre nel saluto ufficiale, è affidata a un’ultima frase: «Buon viaggio Lince, il paradiso dei gatti ti aspetta».

Cosa fare (e cosa evitare) davanti agli animali liberi a Pompei:

  • Non dare cibo: il Parco indica un divieto esplicito e lega il rischio a “cibo sbagliato” dannoso o letale.
  • Lasciare la gestione ai volontari e al personale interno, come richiesto dal Parco.
  • Se si nota un animale in difficoltà, rivolgersi al personale del sito o ai volontari presenti.
  • Evitare “premi” improvvisati: il gesto affettuoso può avere conseguenze sulla salute.

FAQ

Di cosa è morto Lince, il gatto di Pompei?
Le fonti indicano insufficienza renale.

Chi lo ha seguito e curato?
I volontari di Archeogatti Onlus, fino all’ultimo.

Dove si vedeva più spesso?
Nell’area del Lupanare, spesso davanti all’ingresso, vicino alla popina.

Si possono nutrire i gatti liberi del Parco?
No. Il Parco afferma: «È severamente vietato alimentare gli animali liberi del Parco, in quanto il cibo sbagliato può essere per loro dannoso o letale ed è compito dei volontari e del personale interno».

Crediti fotografici


Scopri di più da Cose dell'Altro Mondo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Rispondi