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Il razzo di Bezos esplode sul pad di lancio: Blue Origin ha perso tutto?

Teresa Pitrola 2 mesi fa 0

Ieri poco prima delle 21 ora locale, le case di Cape Canaveral e Cocoa Beach hanno cominciato a tremare. I residenti, disorientati, si sono riversati sui social media chiedendosi cosa fosse successo. La risposta era visibile a occhio nudo: una gigantesca palla di fuoco era esplosa all’orizzonte, perforando le nuvole e formando un prominente fungo di fumo visibile da tutta la Space Coast. 

Sul pad di lancio numero 36 della Cape Canaveral Space Force Station, il New Glenn — il razzo ammiraglia di Jeff Bezos — era appena andato distrutto durante un test a terra.

Cosa si stava testando 

L’esplosione è avvenuta mentre gli ingegneri stavano eseguendo quello che nel gergo spaziale si chiama “hotfire test” o “static fire”: un’accensione di prova dei sette motori BE-4 alimentati a metano dello stadio principale del razzo, che rimane ancorato al suolo. Il New Glenn era completamente rifornito di propellente in previsione di un lancio commerciale ormai imminente.

Quando i motori hanno iniziato ad accendersi, qualcosa è andato chiaramente storto alla base del razzo. Il primo stadio, alto 57 metri, è stato avvolto da un incendio in rapida crescita. Pochi istanti dopo, il secondo stadio ha iniziato a inclinarsi e cadere mentre il primo cedeva strutturalmente. Poi il veicolo è esploso, e il suo enorme carico di metano e ossigeno liquido ha preso fuoco creando una palla di fuoco che ha inghiottito l’intera piattaforma.

I danni: una catastrofe infrastrutturale

Il razzo non è l’unica perdita. L’evento ha distrutto il veicolo, danneggiato gravemente il trasportatore-erettore e colpito le strutture circostanti del pad. La grande torre ombelicale su un lato della piattaforma è stata vista oscillare violentemente sotto la forza del blast. Una seconda torre — il parafulmine sul lato destro — è stata completamente abbattuta. Il serbatoio dell’acqua, posizionato leggermente più lontano, sembra essere sopravvissuto. Video ripresi da elicotteri della stampa, ben dopo l’esplosione, mostravano incendi multipli e danni apparentemente molto estesi.

Fino al completamento di una valutazione approfondita, è impossibile sapere esattamente quanto tempo ci vorrà per riprendere le operazioni di lancio sul pad. Ma c’è un dettaglio che rende tutto più grave: Blue Origin dispone di un solo pad per il New Glenn, quello andato distrutto.

Non esiste un piano B.

A cosa serviva quel lancio

Il test era la prova generale per quella che doveva essere la quarta missione del New Glenn — denominata NG-4 — prevista per il 4 giugno. L’obiettivo era portare in orbita un primo lotto di satelliti per la costellazione internet “Leo” di Amazon, il servizio che Bezos sta costruendo per competere direttamente con Starlink di Elon Musk. Questa missione sarebbe dovuta essere la prima di 24 lanci che Amazon ha commissionato a Blue Origin. Amazon ha confermato che per fortuna nessun satellite era a bordo durante il test.

Le implicazioni, però, vanno ben oltre i satelliti internet. Il New Glenn gioca un ruolo fondamentale nel programma Artemis della NASA. Un lancio era programmato per l’autunno 2026 con il primo lander lunare cargo di Blue Origin, il Blue Moon Mark 1, ribattezzato dalla NASA “Moon Base 1” appena tre giorni prima dell’esplosione. Un secondo lander è invece pianificato per il 2027, con a bordo il rover lunare VIPER.

La beffa del calendario è crudele: l’esplosione è avvenuta il giorno dopo che il capo della NASA Jared Isaacman aveva elogiato pubblicamente Blue Origin per il suo ruolo nel programma Artemis e annunciato un contratto da 188 milioni di dollari per la consegna di due rover sulla superficie lunare.

Le dichiarazioni ufficiali: dalla “giornata durissima” di Bezos al silenzio della FAA

Circa trenta minuti dopo l’esplosione, Blue Origin ha pubblicato su X una dichiarazione asciutta e controllata: “Abbiamo riscontrato un’anomalia durante l’hotfire test di oggi. Tutto il personale è stato contabilizzato. Forniremo aggiornamenti man mano che ne sapremo di più”.

Jeff Bezos è intervenuto personalmente poco dopo con un tono più personale: “Tutto il personale è al sicuro. È troppo presto per conoscere la causa, ma stiamo già lavorando per trovarla. Giornata durissima, ma ricostruiremo tutto il necessario e torneremo a volare. Ne vale la pena”.

Il Brevard County Emergency Management ha descritto l’incidente come un'”anomalia” che non rappresenta “nessuna minaccia per il pubblico generale”. Le squadre di emergenza sono rimaste sul posto per oltre un’ora dopo l’esplosione, e gli ufficiali hanno sottolineato che non esisteva alcuna minaccia legata a fumi o altri rischi.

La NASA ha risposto attraverso il suo amministratore Jared Isaacman: “Il volo spaziale è implacabile, e sviluppare una nuova capacità di lancio pesante è straordinariamente difficile. Lavoreremo con i nostri partner per supportare un’indagine approfondita su questa anomalia, valutare gli impatti a breve termine sulle missioni e tornare a lanciare razzi.”

Anche Elon Musk ha commentato l’accaduto su X con tre parole: “Most unfortunate. Rockets are hard” (“Molto spiacevole. I razzi sono difficili”).

Il contesto: una corsa iniziata già in ritardo

L’esplosione arriva in un momento delicatissimo per Blue Origin. Amazon ha oggi tra i 210 e i 241 satelliti Leo in orbita, a fronte di un requisito della FCC di 1.618 satelliti entro il 30 luglio 2026. La compagnia ha già fatto richiesta di una proroga di due anni. Perdere la missione NG-4 e potenzialmente mesi di capacità di lancio comprime ulteriormente un calendario già serratissimo. Nel frattempo, Starlink di SpaceX opera già con più di 7.600 satelliti e serve oltre 10 milioni di abbonati, con un vantaggio di anni che ogni ritardo non fa che ampliare.

Sul versante finanziario, Blue Origin è valutata circa 100 miliardi di dollari e stava valutando, come riportato il 20 maggio, di aprire per la prima volta a investitori esterni, mentre SpaceX si prepara a una IPO a una valutazione tra 1.750 e 2.000 miliardi. Blue Origin aveva in programma tra gli 8 e i 12 lanci nel 2026, contro i 140-145 pianificati da SpaceX nello stesso periodo.

Il web in fiamme (così come il razzo)

La palla di fuoco è stata ripresa da numerosi livestream del test e ha fatto immediatamente il giro dei social media. Su X, Reddit e TikTok le immagini dell’esplosione sono diventate virali in pochi minuti. I commenti oscillano tra lo stupore genuino e le battute — inevitabili — sulla rivalità tra Bezos e Musk (“almeno Musk ha risposto con solidarietà”, scrive qualcuno). 

Molti utenti hanno fatto notare l’ironia della tempistica: tre giorni dopo l’annuncio del contratto NASA da 188 milioni, Blue Origin si ritrova senza razzo e senza pad. Qualcuno ha già coniato l’hashtag #NewGlenn con l’emoji della palla di fuoco. La battuta più diffusa, impietosa ma diffusa: “Il Blue Origin ha fatto il Blue Screen of Death”.

Cosa succede ora

L’indagine è appena cominciata. Blue Origin ha confermato che sta lavorando con la FAA per accertare le cause dell’incidente. Gli esperti puntano il dito su potenziali problemi ai motori BE-4 o ai sistemi del propellente, ma senza dati di telemetria è ancora presto per fare ipotesi. Quel che è certo è che i tempi di recupero saranno lunghi: ricostruire un pad di lancio richiede mesi, non settimane. Il paragone storico più calzante — l’esplosione di un Falcon 9 di SpaceX sul pad 40 nel settembre 2016 — vide il razzo tornare a volare dopo tre mesi e mezzo, ma il pad rimase fuori servizio per oltre un anno. SpaceX, però, aveva altri pad disponibili. Blue Origin no.

FAQ

Cos’è successo al razzo New Glenn di Blue Origin?

Il New Glenn è esploso durante un hotfire test sul pad 36 della Cape Canaveral Space Force Station. Durante l’accensione di prova dei sette motori BE-4, si è sviluppato un incendio alla base del razzo che ha portato al collasso strutturale del primo stadio e alla successiva esplosione del veicolo completo.

Ci sono stati feriti nell’esplosione del New Glenn?

No. Blue Origin ha confermato immediatamente dopo l’incidente che tutto il personale era al sicuro e contabilizzato. Le autorità del Brevard County hanno precisato che l’evento non rappresentava alcuna minaccia per il pubblico, escludendo rischi legati a fumi tossici o altri pericoli nell’area.

Quali conseguenze ha l’esplosione per i satelliti internet di Amazon?

L’esplosione ritarda ulteriormente il lancio della costellazione Leo di Amazon, già in difficoltà. Con soli 210-241 satelliti in orbita su 1.618 richiesti dalla FCC entro luglio 2026, Amazon aveva già chiesto una proroga di due anni. La perdita del pad unico di Blue Origin aggrava sensibilmente la situazione competitiva rispetto a Starlink.

Quanto tempo ci vorrà a Blue Origin per tornare a lanciare?

È ancora presto per dirlo con certezza, ma le stime degli esperti sono pessimistiche. Il caso più simile, l’esplosione di un Falcon 9 di SpaceX nel 2016, tenne il pad fermo oltre un anno. Blue Origin aggrava il problema non avendo pad alternativi disponibili, a differenza di SpaceX che poteva appoggiarsi ad altre strutture.

Quali missioni NASA sono a rischio dopo l’esplosione del New Glenn?

Sono a rischio due missioni chiave del programma Artemis: il lancio del lander lunare Blue Moon Mark 1 (ribattezzato “Moon Base 1”), previsto per l’autunno 2026, e una seconda missione nel 2027 con il rover lunare VIPER. La NASA ha dichiarato che lavorerà con Blue Origin per valutare gli impatti e supportare le indagini sull’anomalia.

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