Menu
Alessandro Venier

Overdose di farmaci e soffocamento: così è morto Alessandro Venier

Clarice Orsini 2 mesi fa 0 17

La Procura della Repubblica di Udine ha rilasciato il nullaosta alla sepoltura di Alessandro Venier, l’uomo di 35 anni ucciso e fatto a pezzi nella villetta di famiglia a Gemona del Friuli.

La firma del magistrato titolare dell’inchiesta è arrivata dopo la consegna della perizia tossicologica, un passaggio tecnico ma decisivo. Senza quell’ultimo documento, il corpo di Alessandro sarebbe rimasto ancora sotto sequestro giudiziario. Ora, invece, la città può finalmente prepararsi alle esequie.

Un atto formale, ma anche un momento emotivamente complesso per una comunità che da mesi convive con il peso di un delitto familiare brutale, difficile persino da raccontare.

I funerali saranno celebrati a sei mesi esatti dall’omicidio, avvenuto il 25 luglio scorso tra le mura domestiche. La data verrà fissata nelle prossime ore, come ha confermato il sindaco di Gemona, mentre emergono nuovi dettagli sull’organizzazione della cerimonia.

Sarà un funerale civile, seguito dalla sepoltura. Non ci sarà la cremazione, nonostante fosse il desiderio espresso in vita dalla vittima. Una scelta che non nasce da motivazioni religiose o familiari, ma da valutazioni strettamente giudiziarie.

La decisione di non procedere alla cremazione sarebbe stata orientata dalla stessa Procura di Udine. L’indagine, infatti, non è ancora formalmente conclusa. In casi come questo, spiegano fonti investigative, si preferisce evitare la distruzione definitiva della salma nel caso in cui emergano nuovi elementi che rendano necessario un supplemento di accertamenti, anche se l’ipotesi di una riesumazione viene definita “al momento improbabile”.

Una cautela che racconta quanto il procedimento sia ancora delicato.

Un omicidio che ha sconvolto Gemona

La morte di Alessandro Venier resta una delle pagine più nere della cronaca recente. Secondo quanto confessato dalla madre, Lorena Venier, il 35enne sarebbe morto in seguito alle conseguenze di un’overdose di farmaci e per soffocamento.

Dopo il decesso, il corpo sarebbe stato fatto a pezzi e nascosto all’interno di un contenitore con calce viva, nel tentativo di occultare il cadavere e rallentare il processo di decomposizione. Una scelta che ha aggravato ulteriormente il quadro accusatorio e che ha profondamente colpito anche gli inquirenti più esperti.

Insieme alla madre è accusata anche la compagna della vittima, Maylin Castro Monsalvo, 31 anni, attualmente detenuta a Venezia.

Alessandro Venier, la madre Lorena e Maylin Castro Monsalvo

Le indagini e il ruolo della perizia tossicologica

Il nullaosta alla sepoltura è arrivato solo dopo la consegna della perizia tossicologica, uno degli atti più attesi dell’inchiesta. Questo tipo di accertamento serve a stabilire con precisione:

  • quali sostanze fossero presenti nel corpo;
  • in quali quantità;
  • se l’assunzione sia stata volontaria o indotta;
  • e quale ruolo abbiano avuto nella morte.

Per la Procura, la perizia rappresentava l’ultimo tassello necessario prima di autorizzare la restituzione della salma ai fini funerari. Senza questo documento, qualsiasi sepoltura sarebbe stata prematura.

Funerali pagati dal Comune: una scelta simbolica

Un altro elemento significativo riguarda le spese per le esequie. Saranno interamente sostenute dal Comune di Gemona del Friuli, come annunciato ufficialmente dall’amministrazione locale.

Una decisione che ha un forte valore simbolico. Non si tratta solo di un aiuto economico, ma di un gesto con cui l’ente pubblico si assume la responsabilità di garantire dignità a una vittima di un delitto così efferato, indipendentemente dalle responsabilità familiari.

In casi di omicidi intrafamiliari, spiegano fonti comunali, è frequente che manchi un soggetto in grado o disposto a farsi carico delle spese. Da qui la scelta dell’intervento pubblico.

Il nodo della figlia di Alessandro

Dietro il caso giudiziario, resta una tragedia umana ancora più ampia. Alessandro Venier lascia una figlia che in questi giorni compirà un anno. La bambina si trova tuttora in una struttura protetta.

L’iter per l’affidamento ai familiari colombiani di Maylin Castro Monsalvo non è ancora concluso. Una procedura complessa, che coinvolge tribunali minorili, servizi sociali e autorità internazionali.

La priorità, spiegano fonti istituzionali, resta la tutela della minore, che dovrà essere garantita a prescindere dagli sviluppi giudiziari nei confronti degli adulti coinvolti.

FAQ – Le domande più cercate

Perché il nullaosta è arrivato solo ora?
Perché la Procura attendeva la perizia tossicologica completa.

Chi pagherà il funerale di Alessandro Venier?
Il Comune di Gemona del Friuli.

Perché non è stata autorizzata la cremazione?
Per motivi investigativi legati a un’indagine ancora aperta.

Che fine farà la figlia della vittima?
Resta in una struttura protetta in attesa della conclusione dell’iter di affidamento.


Scopri di più da Cose dell'Altro Mondo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Scritto da

Lascia un commento

Rispondi