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Lido Pedocin a Trieste

Il “caso Medioevo” al Pedocin di Trieste: una lite riaccende il dibattito sul lido che divide uomini e donne

Teresa Pitrola 2 settimane fa 0

Bastano due euro e quaranta di biglietto e un muro di mattoni alto tre metri per riportare l’attenzione nazionale su uno dei posti più singolari d’Europa. È quanto accaduto sabato 20 giugno allo stabilimento “Alla Lanterna” di Trieste, meglio noto come Pedocin, dove una coppia di turisti ha litigato violentemente con una bagnante triestina, nel pomeriggio attorno alle 17.

Come è scoppiata la lite

Secondo la ricostruzione del Piccolo, tutto è iniziato quando la bagnante, una cinquantenne, si è rivolta alla coppia spiegando con gentilezza che all’interno dello stabilimento vige la regola della divisione tra uomini e donne, indicando il muro che separa i due settori. In quel momento la coppia — secondo le testimonianze dei presenti, meridionali residenti a Milano — si trovava nella parte maschile. Così come, va precisato, la stessa triestina, che assieme al marito stava accompagnando in bagno il figlio disabile, una delle deroghe previste dal regolamento per le donne che accompagnano figli maschi con disabilità.

La reazione della turista è stata durissima. Da lì il diverbio è degenerato rapidamente: la donna si sarebbe avvicinata con fare minaccioso alla bagnante, mentre gli uomini presenti — compreso il marito della triestina — hanno cercato di riportare la calma. Nel trambusto è stata spintonata un’addetta dello stabilimento, prima che la coppia di turisti se ne andasse, chiedendo con indignazione la restituzione del biglietto d’ingresso.

La storia del Pedocin: dall’impero austro-ungarico a oggi

Per capire perché un episodio del genere abbia acceso un dibattito nazionale bisogna ripercorrere la storia dello stabilimento. Le origini risalgono alla fine dell’Ottocento, quando Trieste era ancora sotto la corona asburgica: le autorità dell’epoca decisero di costruire bagni pubblici in città per evitare alle famiglie di doversi spostare troppo lontano per fare il bagno. La sua inaugurazione ufficiale viene generalmente collocata nel 1903, anche se molti sostengono che una struttura simile esistesse già in precedenza. Inizialmente la separazione tra i sessi era garantita da un semplice steccato, sostituito solo più tardi da un vero muro in mattoni.

Quel primo muro rimase in piedi fino al 1959, quando fu abbattuto per lasciare spazio a una nuova struttura che modificò anche la ripartizione degli spazi interni. Secondo lo storico locale Zeno Saracino, la separazione tra uomini e donne affonda le radici nell’epoca asburgica e derivava dalla legislazione austro-ungarica, che puniva severamente gli atti considerati contrari alla pubblica decenza. All’epoca la pratica non era affatto un’eccezione: spiagge divise per sesso erano diffuse in diverse parti d’Europa, soprattutto in Germania e nei Paesi del Nord, ma con il passare dei decenni sono quasi ovunque scomparse.

Perché il Pedocin è rimasto unico in Europa

A differenza di tutti gli altri stabilimenti che hanno progressivamente abbandonato la separazione per sesso, il Pedocin ha conservato la propria regola per scelta, non per inerzia. Già negli anni Cinquanta qualcuno propose di abbattere il muro, sostenendo che una spiaggia unificata avrebbe attirato più visitatori e favorito il turismo, ma una consultazione informale tra i cittadini diede un risultato sorprendente: la maggioranza dei triestini, in particolare un cospicuo numero di donne, preferì conservare quella caratteristica. Non a caso, come ricostruito da altre fonti, negli anni Sessanta i triestini chiesero addirittura di ricostruire il muro del Pedocin, confermando che la separazione non era un vincolo subito ma una scelta rivendicata dal basso.

Oggi lo stabilimento comunale, che sorge sul molo Fratelli Bandiera, alle estremità delle Rive di Trieste, resta di fatto un unicum: un alto muro divide lo stabilimento in due settori separati, uno per gli uomini e uno per le donne, e solo in acqua, nel punto in cui il muro finisce, è possibile incontrarsi. Il nome dialettale “Pedocin” significa letteralmente “piccolo pidocchio” ed è ormai entrato nel linguaggio comune dei triestini più del nome ufficiale, “Alla Lanterna”.

Come vivono i triestini questa tradizione

Per la città non si tratta di un semplice retaggio d’altri tempi, ma di un vero e proprio elemento identitario. Il successo dello stabilimento lo conferma: secondo alcune fonti, le liste d’attesa registrate in alta stagione mostrano numeri che superano i 40.000 ingressi mensili solo nel mese di giugno, mentre la capienza massima dell’area femminile è stata fissata a 506 posti.

Sui social, dopo la lite del 20 giugno, la reazione dei triestini è stata pressoché compatta: molti hanno risposto con orgoglio alle accuse di sessismo, rivendicando il valore storico e identitario del Pedocin. Ha fatto discutere in particolare un confronto diventato virale, che metteva a paragone la separazione delle spiagge triestine con quella praticata in alcuni Paesi musulmani, sottolineando come a Trieste si tratti di una tradizione liberamente scelta e non di un’imposizione.

Va inoltre chiarito, per evitare fraintendimenti, che il caso resta isolato nel panorama locale: a pochi metri dal Pedocin si trovano altri stabilimenti aperti a tutti, mentre a pochi chilometri di distanza, lungo la Costa dei Barbari, sorge il primo campo nudista d’Italia. La rigida separazione, insomma, riguarda solo questo specifico angolo di città, non l’intera offerta balneare triestina.

La posizione del sindaco Dipiazza

Anche la politica cittadina è intervenuta nel dibattito. Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, si è schierato apertamente a difesa della tradizione, condividendo sui social un commento netto: “La storia e le peculiarità della mia Trieste non si discutono”. Una posizione che riflette il sentimento diffuso tra i frequentatori abituali dello stabilimento, i quali — come sottolineato dagli osservatori locali — non vivono la separazione come un residuo di arretratezza, ma come una libera scelta, una tradizione del posto e uno spazio di tranquillità che continua ad avere senso.

Un dibattito che si ripete ogni estate

Non è la prima volta che il Pedocin finisce sotto i riflettori per episodi simili: secondo alcune ricostruzioni, come ogni estate tornano puntualmente le accuse rivolte allo stabilimento la Lanterna di rappresentare un’idea medioevale. Quest’anno, però, la vicenda ha avuto una risonanza particolare, complice anche la rapidità con cui il racconto è rimbalzato tra testate nazionali e social network, trasformando un episodio locale in un caso di cronaca conosciuto ben oltre i confini del Friuli Venezia Giulia, al punto che, come osservato da più fonti, prima di questa lite il Pedocin era conosciuto quasi esclusivamente dai triestini. 

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