A sud della laguna di Venezia, lungo il Canal Orfano, c’è un’isola di sette ettari e mezzo che per decenni è stata inaccessibile. Si chiama Poveglia. Comunemente indicata come un’isola, Poveglia in realtà si presenta come un gruppo di tre isole, di cui una artificiale: l’isola maggiore ha ospitato la maggior parte degli edifici nel corso dei secoli e si collega a quella minore tramite un ponte, mentre l’isolotto artificiale, denominato ottagono per la sua forma, è stato realizzato nel 1380 a scopo difensivo.
Per decenni l’accesso è stato vietato: appartenendo al demanio dello Stato, nessun privato poteva sbarcarvi senza autorizzazione. Un divieto che ne ha alimentato la fama sinistra, lasciando che la vegetazione inghiottisse edifici in rovina, ponti fatiscenti e corridoi silenziosi dove un tempo si aggirava la sofferenza umana. Un luogo fuori dal tempo, nel senso più letterale del termine.
In questo articolo
La storia: dalla Serenissima alla colonia per malati di mente
La storia di Poveglia nasce con Venezia: il primo documento che riguarda l’isola è datato 421 d.C. Sulla laguna centromeridionale si riversarono padovani, estensi e monselicensi che colonizzarono le isole circostanti. Poveglia ebbe un ruolo importante all’interno della Repubblica, godendo di privilegi e autonomie, quali l’esenzione dal servizio militare e dal pagamento delle tasse. I suoi abitanti, i cosiddetti povegliotti, erano noti per la pesca e il commercio ittico, e avevano persino un loro rappresentante a bordo del Bucintoro durante la festa della Sensa.
La pagina più cupa della storia di Poveglia comincia con la peste. Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, l’isola divenne stazione di quarantena per le navi in arrivo a Venezia. Le navi di appestati messe in quarantena sull’isola a fine Settecento furono però solo due, e i morti — di cui si conoscono anche nomi e cognomi — furono venti.
Decisamente meno della leggenda nera che aleggia intorno all’isola, dunque, anche se la funzione di lazzaretto rimase attiva a lungo. L’isola fu luogo per la quarantena marittima almeno fino alla fine della Seconda guerra mondiale, periodo in cui i suoi edifici divennero in parte adibiti a ospedale geriatrico. Il campanile che ancora svetta sull’isola risale al XII secolo e apparteneva alla chiesa di San Vitale, demolita per ordine di Napoleone nel 1806. Dal 1968 l’isola è abbandonata. L’abbandono definitivo degli ultimi presìdi risale al 1985.
Le leggende e i presunti fenomeni paranormali
Cercate “isola più infestata del mondo” su qualsiasi motore di ricerca. Il risultato è quasi sempre lo stesso: Poveglia. Si parla di roghi durante la peste nera, di un manicomio e di uno psichiatra che si sarebbe tolto la vita gettandosi dalla torre campanaria, tormentato dagli spiriti. La fama dell’isola dei fantasmi è cresciuta anche online, dove viene spesso citata come uno dei luoghi più infestati al mondo.
La verità storica, però, è più sobria di quanto vogliano far credere i siti di paranormale e le troupe televisive che nei decenni scorsi si sono avventurate nel luogo. La storia è pittoresca. Il problema è che in gran parte non è vera. In laguna c’erano altre isole che fungevano da ospedali psichiatrici, come San Servolo o San Clemente, ma non Poveglia. La leggenda dello psichiatra sadico non trova riscontro nei documenti storici; il campanile esiste davvero, ma la sua storia è quella di un faro, non di un palcoscenico di orrori. Eppure il mito resiste, più vitale dei muri scrostati che lo ospitano.
I tentativi di acquistarla e restaurarla: undici anni di battaglia civica
Nel 2014 lo Stato decise di mettere all’asta Poveglia, cercando di liberarsi di un patrimonio demaniale inutilizzato. Quando l’Agenzia del Demanio mise l’isola all’asta per una concessione novantanovennale, un gruppo di cittadini veneziani reagì lanciando una campagna di crowdfunding che raccolse rapidamente 460mila euro. Nacque così l’associazione “Poveglia per tutti”. Il 13 maggio 2014, giorno dei rilanci, Luigi Brugnaro — patron di Umana e futuro sindaco di Venezia — offrì 513.000 euro. La Commissione del Demanio ritenne però l’offerta incongrua. L’asta sfumò, ma il rischio di una privatizzazione rimase in agguato per anni.
L’associazione si impegnò in un dialogo costante con il Comune e con l’Agenzia del Demanio, ricorrendo anche al Tribunale Amministrativo Regionale. Il TAR sentenziò per ben due volte che l’Agenzia del Demanio, rifiutando la concessione, aveva agito in maniera scorretta. Una vittoria su vittoria, fino al colpo finale: il 2 luglio 2025, dopo undici anni di lotte, l’associazione ha ricevuto una comunicazione ufficiale che assegna in concessione agevolata la parte settentrionale di Poveglia per sei anni.
Il dark tourism: perché le persone vogliono andarci
Poveglia non è mai stata solo una questione veneziana. Negli anni è diventata un’icona globale del cosiddetto dark tourism. È quel filone del turismo contemporaneo che cerca la storia nei suoi angoli più oscuri: campi di battaglia, manicomi abbandonati, luoghi di quarantena, edifici dove il tempo si è incagliato intorno a un trauma o una tragedia.
Con Venezia che accoglie circa 30 milioni di visitatori all’anno a fronte di una popolazione permanente inferiore a 50.000 abitanti, l’equilibrio tra vita locale e fascinazione globale è costantemente sotto pressione. Poveglia ne è diventata il simbolo più estremo: un luogo che attrae proprio perché vietato, proprio perché in rovina, proprio perché avvolto in storie che la storia ufficiale non conferma ma l’immaginario collettivo continua ad alimentare.
Troupe televisive americane, youtuber dell’urbex, fotografi specializzati in decadenza architettonica: tutti hanno tentato di sbarcare, legalmente o meno. L’isola è finita in trasmissioni di ghost hunting internazionali, generando un indotto di curiosità che non conosce confini geografici.
Come si visita (legalmente) e cosa si può vedere
Fino al 2025, visitare Poveglia legalmente era pressoché impossibile per i privati. La svolta è arrivata con la concessione all’associazione “Poveglia per tutti”. Dal 1° agosto 2025, la gestione dell’isolotto Nord è stata concessa dal Demanio all’associazione con decorrenza per sei anni, per farne un parco pubblico. Si prevede la costruzione di un pontile per i collegamenti acquei e attività sociali, di pulizia e manutenzione, anche in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona, che ha avviato una borsa di dottorato per misurare scientificamente l’impatto del progetto.
L’associazione può contare su circa 300.000 euro rimasti in cassa e si dice pronta a cercare altri finanziamenti, per dimostrare che mantenere i beni comuni aperti a tutti, in modo partecipato e rispettoso dell’ambiente, si può. Per ora si accede in barca — non esiste un collegamento vaporetto regolare — e la parte sud, quella con gli edifici storici più significativi, resta ancora fuori dalla concessione e inaccessibile al pubblico. Ma qualcosa, dopo decenni, si è mosso. L’isola che il mondo conosceva solo come luogo di fantasmi e divieti sta lentamente tornando ai vivi.
🌍 Le notizie di Cose dell'Altro Mondo direttamente sul tuo telefono
Iscriviti al nostro canale WhatsApp o Telegram — gratis, senza spam, puoi uscire quando vuoi.
Crediti fotografici
- Isola di Poveglia: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
Scopri di più da Cose dell'Altro Mondo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Cucinare sano online: le fonti tech per l’alimentazione
Numero 23, perché lo vediamo ovunque? Cosa si nasconde davvero dietro al “fenomeno” che affascina complottisti e semplici curiosi
I fondi di caffè valgono oro per orto e piante: ecco come usarli senza commettere errori
Quando piantare le cipolle nell’orto: il periodo giusto per farle crescere bene
Saldi estivi 2026: la data è fissata, ma prima di entrare in negozio dovresti leggere questo
Come sbiancare il bucato ingiallito: il metodo semplice che funziona davvero