Il Pride — letteralmente “orgoglio” — è la celebrazione pubblica dell’identità e dei diritti delle persone LGBTQIA+: lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali, asessuali e tutte le varianti di orientamento sessuale e identità di genere. Non è solo una festa: è una rivendicazione politica nata dal sangue.
Tutto cominciò nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969, a New York, davanti allo Stonewall Inn, un piccolo bar di Greenwich Village frequentato dalla comunità gay in un’epoca in cui l’omosessualità era ancora criminalizzata. Quella notte, durante l’ennesima retata della polizia, i clienti — in gran parte persone di colore, drag queen e transgender — decisero di non fuggire e non cedere. Resistettero. Seguirono giorni di proteste spontanee nelle strade del quartiere. Erano i moti di Stonewall, il momento che avrebbe cambiato la storia.
Un anno dopo, il 28 giugno 1970, migliaia di persone scesero in strada a New York, Los Angeles, San Francisco e Chicago per commemorare quella rivolta con la prima marcia ufficiale: il Christopher Street Liberation Day. Dopo poco si tennero marce anche a Parigi nel 1971 e a Londra nel 1972. Il movimento si diffuse rapidamente in tutto il mondo: l’Australia tenne il suo primo Sydney Mardi Gras nel 1978, nato anch’esso come marcia di protesta e concluso con arresti di massa da parte della polizia.
Oggi le parate Pride si svolgono in oltre 100 paesi, con milioni di partecipanti ogni anno. La data simbolica resta il 28 giugno, anniversario di Stonewall, ma l’intero mese di giugno è ormai riconosciuto a livello internazionale come Pride Month. E il 2026 è un anno particolarmente ricco di storie da raccontare.
In questo articolo
Budapest torna libera: il Pride che ha fatto cadere un governo
La notizia più clamorosa di questa stagione arriva dall’Ungheria. La polizia ungherese ha annunciato il 29 maggio che non avrebbe vietato il Budapest Pride, in programma per il 27 giugno, ribaltando così le restrizioni imposte dall’ex primo ministro Viktor Orbán. Una svolta storica: il Budapest Pride 2025 aveva attirato fino a 200.000 persone, diventando la più grande manifestazione anti-governativa in Ungheria da decenni, con partecipanti arrivati da 30 paesi del mondo.
Quella parata — tenuta nonostante il divieto — ha contribuito a mobilitare l’opinione pubblica contro Orbán. Il 12 aprile 2026, il partito Tisza di Péter Magyar ha vinto le elezioni parlamentari con il 53,6% dei voti, mentre Fidesz si è fermato al 37,8%, con un’affluenza del 79,5%, la più alta dal 1990. E ora, per la prima volta dopo anni, il Pride di Budapest potrà svolgersi senza rischiare l’arresto. I Verdi europei hanno commentato con soddisfazione l’approvazione, sottolineando come il Budapest Pride 2025 sia stato “un potente atto di sfida” che ha dimostrato alla gente di non essere sola.
Amsterdam, il Pride più grande di sempre (e sull’acqua)
Se Budapest è la storia politica dell’anno, Amsterdam è lo spettacolo. Per la prima volta nella storia, il WorldPride approda ad Amsterdam: dal 25 luglio all’8 agosto 2026, la città si illuminerà di tutti i colori dell’arcobaleno per celebrare libertà, diversità e amore in tutte le sue forme, in occasione dei 25 anni dal momento in cui i Paesi Bassi sono diventati il primo paese al mondo a legalizzare il matrimonio egualitario.
Il momento più atteso? La Canal Parade del 1° agosto 2026: ottanta barche decorate sfileranno lungo il Prinsengracht, con mezzo milione di spettatori sui ponti e lungo le rive dei canali. Ma non è solo una parata: il programma include un concerto Unity da 25.000 persone al Museumplein, una Wedding Party XXL nello stesso parco, cinema all’aperto gratuito e persino una festa per i “senior pink”. Sono previsti più di 300 eventi durante i nove giorni di festival, con tema ufficiale “Unity”.
Italia: da Milano a Palermo, i Pride diventano un “laboratorio di diritti”
In Italia, il mese del Pride non si è limitato alle parate. Milano ha trasformato giugno nel principale laboratorio dei diritti d’Italia: oltre 100 eventi hanno attraversato la città dal centro alle periferie, tra dibattiti, concerti, drag show, mostre, visite guidate, stand-up comedy, sport e presentazioni di libri. Il tema scelto per l’edizione 2026 è “Corpi in Rivolta”.
A Palermo il Pride è in programma sabato 20 giugno, con il claim “Liberiamo il desiderio!”.
Il corteo, composto da sei carri, ha tra le madrine la cantautrice palermitana Giulia Mei e la band veneta Queen of Saba. Tra le iniziative collaterali più curiose: uno “speed date” inclusivo organizzato dal Disability Pride, un laboratorio di letture per bambini in libreria, e un “armadio collettivo” chiamato StUFFFF per lo scambio di abiti.
Meno allegra la fotografia nazionale tracciata da Gay.it: la Calabria è l’unica regione italiana senza Pride nel 2026, e il “decreto sicurezza” — pur senza vietare esplicitamente le manifestazioni — le rende più rischiose, con multe fino a 10.000 euro per gli organizzatori e la possibilità di fermo preventivo fino a 12 ore senza giudice.
Negli USA la bandiera arcobaleno diventa un caso di stato
Se in Europa si celebra, negli Stati Uniti il Pride 2026 si svolge in un clima di aperta contrapposizione istituzionale. L’amministrazione Trump ha rimosso la bandiera arcobaleno dal monumento nazionale di Stonewall a New York — il primo monumento nazionale dedicato ai diritti LGBTQ+ — seguendo una direttiva che limita i tipi di bandiere esponibili nei siti del National Park Service.
La risposta è stata immediata: funzionari della città di New York hanno subito riportato la bandiera al suo posto, sfidando apertamente il divieto federale. Nel frattempo, lo Utah è diventato il primo stato a proibire le bandiere “non ufficiali” sugli edifici pubblici, con una multa di 500 dollari al giorno, e in Texas il governatore Greg Abbott ha ordinato la rimozione di oltre 400 segnaletiche stradali arcobaleno, comprese strisce pedonali colorate finanziate da associazioni LGBTQ+.
TikTok, social media e l’effetto moltiplicatore del Pride online
Il Pride 2026 non vive solo nelle piazze. Tra il 29 aprile e il 28 maggio, i post con #PrideTikTok sono aumentati del 64%, mentre quelli con #Pride del 77%, a dimostrazione che le persone continuano a usare la piattaforma per esprimersi autenticamente in occasione del Pride. TikTok ha selezionato otto creator e piccoli imprenditori LGBTQIA+ da valorizzare per tutto il mese di giugno, da un cantautore filippino-canadese a collezionisti vintage e storyteller queer.
Il punto critico, però, è un altro. Le grandi aziende continuano ad affollare il mese di giugno con iniziative “arcobaleno”, ma la comunità è sempre più attenta a distinguere l’impegno autentico dal cosiddetto rainbow washing: è il sostegno puramente simbolico e commerciale ai diritti LGBTQIA+, abbandonato non appena giugno finisce.
Dal croissant arcobaleno al cocktail “Ametista”: il Pride si mangia e si beve
Tra le iniziative più insolite dell’anno in Italia, spiccano quelle gastronomiche. A Milano, Alessandro Enriquez e la pasticceria Clivati 1969 hanno lanciato un progetto limited edition che unisce pasticceria, design e libertà di espressione: è nato il “Ricettario dell’Amore” e un croissant a forma di cuore con crema alla rosa, disponibile dal 5 giugno al 5 luglio. A Roma, The Rome EDITION ha celebrato il Pride con il cocktail “Ametista” dai riflessi viola e un workshop floreale nel giardino del suo spazio culturale.
5 milioni di persone in una sola città
A chiudere questo giro del mondo c’è un dato che lascia senza fiato. La prima domenica di giugno, São Paulo ha ospitato la più grande parata Pride del pianeta, con una partecipazione stimata fino a 5 milioni di persone. Il Brasile — paese che negli ultimi anni ha vissuto anni difficili sotto Bolsonaro — conferma così una tradizione di orgoglio, resistenza e festa che non ha eguali al mondo.
Il Pride, insomma, non è mai stato solo una parata. È uno specchio del tempo che viviamo: dove c’è repressione, diventa resistenza. Dove c’è libertà, diventa festa. E quest’anno, più che mai, entrambe le cose sembrano succedere contemporaneamente.
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Crediti fotografici
- Pride: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
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