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Il primo contatto con gli alieni potrebbe avvenire nel loro momento peggiore

Giulia Ferretti 3 mesi fa 0 13

E se il primo segnale alieno che intercetteremo non fosse un saluto ma un ultimo grido prima della scomparsa.

Mentre gli astronomi continuano a scandagliare l’universo alla ricerca di tracce di vita intelligente, una nuova ipotesi scientifica suggerisce che il primo contatto con una civiltà extraterrestre potrebbe avvenire in circostanze molto diverse da quelle immaginate dalla fantascienza.

Secondo questa teoria, il primo incontro non avverrà con una civiltà stabile, evoluta e desiderosa di comunicare ma con una società arrivata alle fasi finali del proprio collasso. Un’idea che ribalta le aspettative più comuni e che si basa su un principio ben noto in astronomia: gli oggetti più facili da individuare non sono i più rappresentativi ma i più estremi.

L’ipotesi prende il nome di “Eschatian Hypothesis” e porta la firma di un ricercatore che da anni studia la probabilità di vita intelligente oltre la Terra.

La Eschatian Hypothesis e l’idea di un primo contatto inatteso

Secondo la Eschatian Hypothesis, la prima civiltà extraterrestre che l’umanità potrebbe individuare sarebbe probabilmente una civiltà nei suoi ultimi momenti di esistenza. Il motivo è legato a un fenomeno ricorrente nell’universo: proprio come le stelle morenti e le supernove, anche le civiltà tenderebbero a “bruciare” più intensamente poco prima di scomparire.

Questa fase finale sarebbe caratterizzata da un rilascio di energia anomalo e intenso, sufficiente a renderle rilevabili a grandi distanze. Non perché siano numerose o comuni ma perché diventano improvvisamente molto “rumorose” dal punto di vista energetico.

Chi è lo scienziato dietro la teoria

A formulare questa ipotesi è il dottor David Kipping, ricercatore presso la Columbia University. Kipping ha illustrato la sua teoria in un video pubblicato su YouTube e in un nuovo studio scientifico.

Nel video, lo scienziato spiega come il cinema abbia condizionato l’immaginario collettivo sul primo contatto alieno.
“Hollywood ci ha precondizionati ad aspettarci uno di due tipi di contatto alieno, o una forza d’invasione ostile o una specie benevola che dona saggezza all’umanità”.
“Ma l’ipotesi escatiana non è nessuna delle due”.
“Qui, il primo contatto avviene con una civiltà nelle sue convulsioni finali, una civiltà che si dimena violentemente prima della fine”.

Uno studio in uscita su una rivista scientifica di riferimento

Le idee di Kipping sono raccolte in un articolo scientifico di prossima pubblicazione su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, una delle riviste più autorevoli nel campo dell’astronomia.

Nel lavoro, il ricercatore sostiene che la scoperta di civiltà aliene dovrebbe seguire le stesse regole di tutte le altre scoperte astronomiche. Questo significa che i primi esempi individuati non sono mai rappresentativi della norma ma casi rari ed estremi.

Il concetto di “bias di rilevamento” spiegato con le stelle

Per chiarire questo punto, Kipping utilizza un esempio semplice. Se si osserva il cielo notturno in una notte limpida, tra le migliaia di stelle visibili a occhio nudo circa un terzo sono stelle giganti in fase avanzata della loro vita.

Eppure, questa fase finale dura meno del 10 per cento dell’intera vita di una stella e solo circa l’1 per cento delle stelle dell’universo si trova in questo stadio. Il motivo per cui ne vediamo così tante è semplice: sono molto più luminose delle stelle “normali”.

Lo stesso vale per eventi ancora più rari come le supernove, gigantesche esplosioni che avvengono quando stelle molto massicce esauriscono il loro combustibile e collassano. In una galassia delle dimensioni della Via Lattea si verifica una supernova circa ogni 50 anni. Nonostante ciò, gli astronomi ne scoprono migliaia ogni anno perché sono estremamente brillanti.

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Perché anche le civiltà aliene potrebbero essere individuate così

Secondo Kipping, non esiste alcun motivo per cui la prima civiltà aliena scoperta non debba seguire lo stesso schema.
“Quindi, per estensione, dovremmo aspettarci che la prima rilevazione di una civiltà aliena sia qualcuno che è insolitamente rumoroso”.
“Il loro comportamento sarà probabilmente atipico, ma il loro enorme volume li rende il candidato più probabile per essere scoperto”.

In altre parole, il primo segnale alieno potrebbe non rappresentare una civiltà media ma una realtà estrema, visibile proprio perché in crisi.

La metafora dell’ospite rumoroso alla festa

Per rendere il concetto più intuitivo, Kipping paragona queste civiltà a un ospite rumoroso e fastidioso a una festa. La maggior parte delle persone non si comporta in quel modo, ma chi lo fa viene notato da tutti.

Applicato all’universo, questo significa che una civiltà che emette grandi quantità di energia o segnali anomali ha molte più probabilità di essere rilevata rispetto a una società stabile ed efficiente che consuma energia in modo sostenibile.

Il rumore come segnale di collasso

Il punto centrale dell’ipotesi è che il “volume” energetico di una civiltà sia un segnale di squilibrio estremo. Le civiltà sane e avanzate tendono infatti a diventare più efficienti nel tempo, sprecando meno energia.

Proprio come una casa moderna e ben isolata disperde meno calore rispetto a un edificio vecchio e fatiscente, una civiltà tecnologicamente matura non dovrebbe emettere grandi quantità di energia in eccesso.

Quando ciò accade, secondo Kipping, significa che qualcosa sta andando storto.

Guerre nucleari e cambiamento climatico come segnali osservabili

Tra gli esempi citati dallo scienziato ci sono eventi catastrofici come una guerra nucleare. Il calore e l’energia rilasciati da un conflitto di questo tipo renderebbero un pianeta improvvisamente luminoso agli occhi di telescopi molto sensibili.

Allo stesso modo, alcuni ricercatori hanno suggerito che un cambiamento climatico rapido causato da attività industriali potrebbe essere interpretato come un segnale di vita intelligente su un pianeta lontano.

Trasmissioni disperate nello spazio

In scenari di collasso totale, alcune civiltà potrebbero persino iniziare a trasmettere segnali nello spazio nel tentativo di entrare in contatto con altre forme di vita.

Kipping ha ipotizzato che il celebre Wow! Signal, rilevato nel 1977, potrebbe essere stato l’ultimo grido disperato di una civiltà aliena ormai prossima alla fine.

Un nuovo modo di cercare vita extraterrestre

Secondo il ricercatore, invece di concentrarsi solo su pochi sistemi stellari promettenti o attendere pazientemente messaggi coerenti, gli scienziati dovrebbero monitorare frequentemente l’intero cielo.

Segnali brevi e inspiegabili, lampi improvvisi o sistemi stellari che mostrano cambiamenti rapidi e anomali potrebbero indicare la presenza di una civiltà “rumorosa” in fase di collasso.

Una teoria che cambia prospettiva

Anche se non si tratta di una prospettiva rassicurante, l’ipotesi potrebbe offrire nuove strategie per individuare le prime tracce di vita intelligente nell’universo. Il primo contatto, se e quando avverrà, potrebbe raccontare più una fine che un inizio.

Lo sapevi che…

  • Il Wow! Signal è durato solo 72 secondi e non è mai stato più rilevato.
  • La maggior parte dei programmi SETI cerca segnali regolari e ripetuti.
  • Le supernove sono visibili anche a milioni di anni luce di distanza.

FAQ

Cos’è la Eschatian Hypothesis
È una teoria secondo cui la prima civiltà aliena rilevata sarà probabilmente in fase di collasso.

Chi ha formulato questa ipotesi
Il dottor David Kipping della Columbia University.

Perché una civiltà in collasso sarebbe più visibile
Perché emetterebbe grandi quantità di energia e segnali anomali.

Cosa c’entra il Wow! Signal
Potrebbe essere stato un segnale emesso da una civiltà in difficoltà.

Questa teoria è confermata
No, è un’ipotesi scientifica che sarà discussa e verificata dalla comunità accademica.


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