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Pulcino appena nato in un esperimento scientifico che confronta forme arrotondate e appuntite nello studio dell’effetto Bouba-Kiki

Pulcini appena nati fanno ciò che pensavamo fosse solo umano

Cose dell'Altro Mondo 1 mese fa 0

Il linguaggio umano viene spesso considerato una delle frontiere più nette tra la nostra specie e il resto del mondo animale. La capacità di collegare suoni e significati – di associare una parola a un oggetto o a una forma – sembra appartenere a quel territorio che chiamiamo cultura. Eppure alcune ricerche suggeriscono che il cervello potrebbe creare connessioni tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo in modo molto più prevedibile di quanto si pensasse.

Un nuovo studio scientifico ha analizzato questo fenomeno utilizzando un modello sperimentale inatteso: pulcini domestici appena nati. I risultati mostrano che anche questi animali, senza alcuna esperienza linguistica, tendono ad associare determinati suoni a specifiche forme visive. Il lavoro riporta al centro del dibattito un fenomeno noto da quasi un secolo: l’effetto Bouba-Kiki.

Il fenomeno Bouba-Kiki

L’effetto Bouba-Kiki è uno degli esempi più noti di simbolismo sonoro in psicologia sperimentale.

Il meccanismo è semplice. A una persona vengono mostrate due figure:

  • una forma arrotondata
  • una forma appuntita

Ai partecipanti viene poi chiesto di associare a ciascuna figura due parole inventate: “bouba” e “kiki”.

La grande maggioranza delle persone collega:

  • la forma arrotondata alla parola “bouba”
  • la forma spigolosa alla parola “kiki”

Questo schema compare con grande regolarità in culture e lingue diverse.

La spiegazione più comune è legata alla struttura dei suoni: quelli morbidi e arrotondati evocano forme curve, mentre suoni più secchi e acuti sembrano adattarsi a contorni angolari.

Il problema scientifico: apprendimento o predisposizione biologica?

Il dibattito scientifico non riguarda l’esistenza dell’effetto Bouba-Kiki, ampiamente documentato.

La domanda centrale è come nasce questa associazione.

Due ipotesi principali sono state proposte:

  • apprendimento precoce attraverso l’esperienza linguistica
  • predisposizione percettiva del cervello

Gli studi sui neonati umani non hanno risolto completamente il problema. Come spiegano gli autori della ricerca:

“Tuttavia gli studi sui neonati non sono conclusivi, perché non sono riusciti a escludere completamente che l’effetto abbia un’origine rapida guidata dall’esperienza”.

Questo limite metodologico ha spinto i ricercatori a cercare un modello sperimentale in cui l’esperienza potesse essere controllata quasi completamente.

Le origini storiche del fenomeno

Il fenomeno risale agli esperimenti del 1929 dello psicologo tedesco Wolfgang Köhler, uno dei fondatori della psicologia della Gestalt.

Durante le sue ricerche sulla percezione, Köhler mostrò ai partecipanti due figure:

  • una arrotondata
  • una angolare

Chiese poi di associare a ciascuna i nomi inventati “takete” e “maluma”.

Il risultato fu sorprendentemente stabile:

  • “maluma” veniva associato alla forma arrotondata
  • “takete” alla forma appuntita

Decenni più tardi il test fu replicato usando le parole “bouba” e “kiki”, ottenendo lo stesso risultato.

Questo suggerì che il rapporto tra suono e significato nel linguaggio potrebbe non essere completamente arbitrario.

Perché gli scienziati hanno scelto i pulcini

Il nuovo studio, condotto presso l’Università di Padova, ha utilizzato pulcini domestici (Gallus gallus) per un motivo preciso.

Si tratta di una specie precociale: gli animali nascono con sistemi sensoriali e motori già sviluppati. Questo permette di studiarli immediatamente dopo la nascita.

Le uova sono state incubate in laboratorio e l’ambiente è stato controllato attentamente. Prima dell’esperimento i pulcini non avevano mai visto le forme utilizzate né sentito i suoni dell’esperimento.

Questo passaggio era fondamentale per evitare qualsiasi apprendimento precedente.

Come è stato costruito l’esperimento

L’esperimento prevedeva due fasi.

Fase di addestramento

I pulcini imparavano a girare intorno a un pannello per ottenere una ricompensa alimentare. Il pannello mostrava una forma ambigua, con elementi sia arrotondati sia appuntiti.

Fase di test

Dopo l’addestramento gli animali venivano posti davanti a due pannelli:

  • uno con forma arrotondata
  • uno con forma appuntita

Contemporaneamente veniva riprodotto uno dei due suoni inventati:

  • Bouba
  • Kiki

Risultato principale dell’esperimento

Suono riprodottoForma scelta dai pulcini
Boubaforma arrotondata
Kikiforma appuntita

Gli autori descrivono il risultato in modo diretto:

“I pulcini hanno preferito il pannello con la forma appuntita quando ascoltavano il suono ‘Kiki’, e quello con la forma arrotondata quando ascoltavano il suono ‘Bouba’”.

Le analisi statistiche hanno confermato che la variabile determinante era il suono riprodotto, non altri fattori come il sesso degli animali o la posizione degli stimoli.

Un risultato inatteso: nessuna esperienza precedente

Il punto centrale dello studio è che i pulcini erano completamente inesperti rispetto alle associazioni tra suono e forma.

Non avevano mai incontrato quella combinazione prima del test.

Gli autori interpretano il risultato in questo modo:

“Le associazioni simboliche tra suono e forma possono emergere fin dalle primissime fasi della vita, senza che il soggetto abbia sperimentato direttamente l’abbinamento tra i diversi stimoli sensoriali”.

Un possibile principio evolutivo del cervello

Se esseri umani e uccelli – separati da oltre 300 milioni di anni di evoluzione – mostrano la stessa tendenza, il fenomeno potrebbe riflettere un principio molto antico dell’organizzazione del cervello.

Secondo gli autori dello studio:

“Il simbolismo sonoro potrebbe appartenere a un insieme di associazioni predisposte presenti in specie diverse”.

Questo non significa che i pulcini possiedano un linguaggio. Significa che il cervello potrebbe essere predisposto a integrare informazioni sensoriali secondo schemi comuni.

Molte di queste associazioni riflettono regolarità del mondo naturale. Gli animali più piccoli, per esempio, tendono a produrre suoni più acuti rispetto a quelli grandi.

Individuare queste regolarità permette di fare previsioni rapide sull’ambiente.

Oltre il linguaggio umano

Gli autori concludono che i risultati:

“aprano la strada a una descrizione chiara e univoca del fenomeno del simbolismo sonoro affrontando contemporaneamente sia la sua ontogenesi sia la sua filogenesi”.

L’ontogenesi riguarda lo sviluppo dell’individuo.
La filogenesi riguarda la storia evolutiva delle specie.

Studiare entrambe le dimensioni permette di capire meglio se alcune capacità considerate tipicamente umane possano avere radici molto più antiche.

In questo caso i pulcini non stanno “parlando”. Mostrano però che il cervello potrebbe essere organizzato fin dall’inizio in modo tale che alcuni suoni sembrino adattarsi naturalmente a determinate forme.

Una possibilità che costringe a riconsiderare dove inizi davvero il territorio del linguaggio.

Fonte: MuyInteresante.

FAQ

Cos’è l’effetto Bouba-Kiki?
È un fenomeno psicologico in cui le persone associano spontaneamente la parola “bouba” a forme arrotondate e “kiki” a forme appuntite.

Chi scoprì il fenomeno?
Il primo esperimento fu condotto nel 1929 dallo psicologo della Gestalt Wolfgang Köhler.

Perché lo studio usa pulcini?
I pulcini nascono con sistemi sensoriali sviluppati e possono essere testati subito dopo la nascita, riducendo l’influenza dell’esperienza.

Cosa dimostra lo studio?
Suggerisce che alcune associazioni tra suoni e forme potrebbero essere radicate nella struttura percettiva del cervello.

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Crediti fotografici


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