Ogni volta che una persona conosciuta si ammala all’estero e Palazzo Chigi rende noto che un aereo sanitario è disponibile per il rientro, sui social ricompare la stessa frase: se fosse capitato a un cittadino qualunque non sarebbe partito niente.
È successo anche in queste ore, con il ricovero all’Avana di Alessandro Di Battista.
Quella frase è sbagliata, e la ragione è scritta in un documento pubblico.
La procedura esiste da quindici anni ed è scritta
Il rimpatrio sanitario con aeromobile militare non è una concessione discrezionale. È regolato dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 settembre 2011.
Quella direttiva disciplina il trasporto di cittadini italiani con aereo militare per ragioni sanitarie o umanitarie, in tutti i casi in cui la rappresentanza consolare dall’estero, oppure le strutture sanitarie pubbliche in Italia, non possano provvedere altrimenti.
Non è una prassi informale. È un atto con destinatari, requisiti e passaggi definiti.
I tre passaggi
Il percorso si articola in tre momenti, ciascuno con un soggetto diverso.
Il primo è l’attivazione. Se il cittadino si trova all’estero, la richiesta è formulata dalla rappresentanza diplomatica o consolare italiana. Se si trova in Italia, l’istanza parte dalla Prefettura competente per residenza o dalla struttura sanitaria.
Il secondo è l’autorizzazione. Il dossier arriva alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Segretariato generale, Ufficio per i voli di Stato, di Governo e umanitari. È lì che il caso viene valutato e il volo eventualmente approvato.
Il terzo è l’esecuzione. Ottenuto il via libera, la richiesta di trasporto viene inoltrata allo Stato Maggiore dell’Aeronautica, che organizza la missione scegliendo velivolo, equipaggio e dispositivo sanitario in funzione delle necessità.
Il requisito che quasi nessuno conosce
Qui sta il punto che manda in pezzi l’idea del privilegio.
La gravità delle condizioni, da sola, non basta ad autorizzare il volo. Fra i criteri decisivi c’è l’impossibilità di ricorrere a un volo civile o ad altri mezzi di trasporto idonei, insieme alla necessità che il paziente sia effettivamente trasportabile.
È un requisito che si applica a chiunque, indipendentemente da chi sia. Un personaggio noto in condizioni compatibili con un volo di linea non ottiene l’aereo militare. Un cittadino sconosciuto per cui non esistono alternative, invece, sì.
La documentazione richiesta comprende le condizioni sanitarie del paziente, la valutazione sull’idoneità al volo e l’individuazione della struttura italiana pronta a prenderlo in carico.
Non è un privilegio. È una procedura.
— Walter Giannò (@waltergianno) August 30, 2026
Mentre Alessandro #DiBattista è ricoverato all'Avana e Palazzo Chigi fa sapere che un aereo sanitario è disponibile per il rientro, sui social gira lo stesso luogo comune: "se fosse successo a un cittadino qualunque non sarebbe partito…
Perché nasce l’equivoco
A questo punto la domanda diventa un’altra: se la procedura è ordinaria, perché sembra straordinaria?
La risposta è nel meccanismo dell’informazione, non in quello amministrativo.
Quando la stessa identica procedura si attiva per un turista qualunque, non apre i siti. Non perché sia una procedura diversa, ma perché non è notiziabile. Chi ne beneficia non ha un nome che i lettori riconoscono.
Quando invece riguarda una persona pubblica, il malore diventa una notizia e con esso diventa notizia ogni singolo passaggio della procedura, compreso l’aereo messo a disposizione. Il lettore vede quel passaggio per la prima volta e lo scambia per un’eccezione.
Non è un privilegio che compare. È una procedura che diventa visibile.
Cosa succede nel caso specifico
Al momento in cui questo articolo viene pubblicato, l’aereo per il rientro di Alessandro Di Battista non è partito.
Il trasferimento resta subordinato al via libera dei medici, che è il presupposto sanitario di qualunque autorizzazione: la disponibilità del mezzo non coincide con la sua attivazione.
È l’ennesima conferma che la procedura ha dei passaggi e che nessuno di quei passaggi si salta.
Perché vale la pena spiegarlo
Fare informazione oggi significa anche questo. Spiegare come funziona una procedura amministrativa mentre il web ha già emesso la sentenza.
Il costo di non farlo non è teorico. Una persona convinta che il rimpatrio sanitario sia riservato a chi ha conoscenze non lo chiede per il proprio familiare in difficoltà all’estero. E quella è una procedura che, alle condizioni previste, gli spetta.
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