Tra il profumo di oltre mille varietà di rose e la vista mozzafiato sul Circo Massimo, il Roseto Comunale di Roma sta compiendo un passo inedito verso il futuro. Un progetto chiamato “Rosae in Urbe” porta tecnologie innovative dentro uno dei luoghi botanici più suggestivi della Capitale, con l’obiettivo non di sostituire la cura umana, ma di affiancarla con strumenti in grado di leggere meglio le esigenze delle piante, raccogliere dati utili e trasformare il Roseto in un laboratorio urbano dove natura, ricerca e patrimonio pubblico dialogano in modo nuovo.
In questo articolo
Dove sorge il Roseto: un’ubicazione da cartolina
Pochi giardini al mondo possono vantare una cornice simile. Sul versante orientale del colle Aventino, di fronte ai resti del Palatino, appena sopra il Circo Massimo, il Roseto Comunale occupa un’area che sin dall’antichità era dedicata alla dea Flora, e dove, a partire dal 241 a.C., ebbero luogo le celebrazioni dei Ludi florales. La vista spazia fino al Circo Massimo, a Santa Maria in Cosmedin e al Vittoriano. Un panorama che da solo vale la visita, prima ancora di addentrarsi tra i profumi delle aiuole.
Dalle vigne degli ebrei alle rose del mondo: storia di un luogo sacro
La storia del terreno su cui sorge il Roseto è stratificata quanto quella della città che lo ospita. Ricoperto di orti e vigne fino a tutto il XVI secolo, divenne nel 1645 l’Orto degli Ebrei con annesso il piccolo cimitero della Comunità. Dal 1934, anno del trasferimento del cimitero ebraico al Verano, l’area rimase incolta fino al 1950, quando divenne sede del nuovo roseto comunale.
L’idea di creare un roseto a Roma si deve a una donna americana appassionata di botanica. Il roseto di Roma fu istituito nel 1931, su decisione del governatore, il principe Francesco Boncompagni Ludovisi, sollecitato dalla contessa Mary Gayley Senni, rappresentante dell’American Rose Society. L’originaria collocazione era sul colle Oppio, presso il Colosseo. Nel maggio 1933 fu istituito il Premio Roma per le Nuove Varietà di Rose, il concorso più antico del mondo dedicato a questi fiori dopo quello di Bagatelle, vicino a Parigi, istituito nel 1907. La contessa Mary Gayley Senni fu curatrice delle varie edizioni e fece parte della giuria fino al 1954.
La seconda guerra mondiale distrusse quella prima sede sul Colle Oppio.
Nel 1950 il Comune, con l’accordo della comunità ebraica, decise di ricreare il roseto nell’area attuale. Come segno di gratitudine verso chi aveva concesso di usare un suolo sacro, i vialetti che dividono le aiuole nel settore delle collezioni formano in pianta il disegno di una menorah e ai due ingressi venne posta una stele con le tavole della legge, opera dell’architetto Angelo Di Castro.
Diecimila metri quadrati, mille varietà: il patrimonio botanico
In un’area di circa 10.000 metri quadrati in leggero declivio, divisa in due da via di Valle Murcia, si trovano circa 1.100 diverse specie di rose. Nel settore più grande sono ospitate le varietà che permettono di tracciare l’evoluzione della rosa dall’antichità a oggi, suddivise tra “rose botaniche”, “rose antiche” e “rose moderne”.
In totale gli oltre 1.000 esemplari di rosa provengono da più di 20 paesi, comprese varietà rare e particolari, come la Rosa Chinensis Mutabilis, che cambia colore con il passare dei giorni, la Rosa Omeiensis Pteracantha, con spine a forma di ala e un fiore a quattro petali, la Rosa Foetida, bellissima ma maleodorante.
Tutte le piante presenti nel roseto, eccetto quelle in gara per il concorso, sono identificate tramite una targa che ne specifica varietà, origine, categoria di appartenenza e anno in cui è stata scoperta o ottenuta per la prima volta.
Il settore inferiore è invece dedicato al concorso internazionale. Il Premio Roma è il secondo al mondo per epoca di costituzione, preceduto solo da quello di Bagatelle, vicino a Parigi. Durante il concorso è possibile partecipare a un percorso tattile e olfattivo dedicato ai non vedenti.
Visitatori in crescita: il Roseto piace sempre di più
Il giardino registra un pubblico sempre più numeroso e variegato. Il patrimonio botanico del Roseto nel 2023 ha fatto registrare un boom di presenze, con un aumento di circa il 15%. Con una crescita rilevante nel numero di turisti stranieri, in particolare francesi, tedeschi e cinesi, è aumentato anche il numero di scolaresche provenienti da tutta Italia che vengono in visita a Roma.
Durante l’apertura primaverile 2026 — che va dall’11 aprile al 14 giugno — il giardino accoglie i visitatori tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30. L’ingresso resta libero e gratuito, mentre le visite guidate possono essere prenotate via email.
Arriva “Rosae in Urbe”: la tecnologia entra tra le aiuole
Ed è in questo contesto di grande valore storico, paesaggistico e botanico che si inserisce la novità più recente.“Rosae in Urbe” è un progetto sperimentale realizzato da AGRISKY S.r.l. per introdurre soluzioni tecnologiche innovative all’interno del Roseto Comunale di Roma. L’iniziativa nasce nell’ambito di Roma Open Lab, programma promosso dalla Casa delle Tecnologie Emergenti attraverso Accellera Impresa, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio pubblico grazie all’uso di tecnologie avanzate.
Il sistema utilizza dispositivi elettronici per raccogliere dati su condizioni ambientali, come temperatura, umidità e crescita delle piante. Le informazioni vengono trasmesse a un centro di controllo che le analizza in tempo reale, con l’obiettivo di migliorare la gestione e la cura delle piante presenti nell’area verde.
L’idea è applicare strumenti digitali a un giardino storico, trasformando la manutenzione e la conoscenza botanica in un processo più intelligente. Il monitoraggio può aiutare a seguire lo stato delle rose, interpretare segnali ambientali e costruire nuove modalità di gestione.
Un laboratorio urbano tra passato e futuro
Il progetto non è solo una questione di sensori e dati. C’è una visione più ampia dietro a “Rosae in Urbe”: quella di un giardino pubblico che diventi anche un punto di sperimentazione, capace di mostrare come la tecnologia possa servire la tutela del verde storico senza snaturarlo. Con “Rosae in Urbe”, questo patrimonio profumato diventa anche un osservatorio digitale sulla cura del verde storico.
Tra le rose antiche e quelle moderne, tra la menorah disegnata dai vialetti e il panorama aperto sul cuore antico di Roma, il Roseto Comunale si conferma un luogo capace di rinnovarsi restando se stesso: un giardino sacro, accessibile a tutti, che ora impara anche a parlare la lingua dei dati.
🌍 Le notizie di Cose dell'Altro Mondo direttamente sul tuo telefono
Iscriviti al nostro canale WhatsApp o Telegram — gratis, senza spam, puoi uscire quando vuoi.
Crediti fotografici
- Roseto comunale di Roma: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
Scopri di più da Cose dell'Altro Mondo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

L’effetto Dunning-Kruger: il boom per colpa dei social
Il bambino che ricordava una vita precedente: i casi studiati dall’Università della Virginia
Smirne, la città che bruciò due volte: il rogo del 1922 e la fine di un mondo cosmopolita
Białowieża, la foresta incantata d’Europa: tra scienza e leggenda nell’ultimo lembo di natura primordiale
DNA umano ritrovato per la prima volta su pareti di grotte preistoriche: la scoperta che riscrive l’archeogenetica
L’Orologio dell’Apocalisse più vicino che mai a mezzanotte