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Shock in Macedonia, 25enne uccideva anziane per abusare dei cadaveri: Trajko B. accusato di necrofilia e quattro omicidi 

Teresa Pitrola 3 settimane fa 0

Una serie di omicidi ha sconvolto la Macedonia del Nord, trasformandosi in uno dei casi di cronaca nera più inquietanti degli ultimi anni nell’intera regione balcanica. La Procura di base di Kumanovo, nei giorni scorsi, ha formalizzato l’atto d’accusa nei confronti di un uomo di 25 anni originario di Staro Nagoričane, sospettato di essere responsabile di almeno quattro omicidi e due tentati omicidi commessi tra gennaio 2025 e febbraio 2026. 

Secondo gli inquirenti, il giovane avrebbe scelto deliberatamente vittime particolarmente vulnerabili — soprattutto donne anziane che vivevano sole — per poi abusare sessualmente dei loro corpi dopo la morte. L’uomo rischia la condanna all’ergastolo.

Chi è Trajko B. e il suo passato criminale

Il sospettato si chiama Trajko B., all’epoca dei fatti residente nel villaggio di Malotino, proviene da una famiglia numerosa, aveva avuto problemi con la legge e un precedente penale per furto d’auto e altri reati. Un profilo anonimo, di quelli che nelle piccole comunità rurali passano quasi inosservati. I residenti della zona riferiscono che il 25enne era noto per piccoli furti e si spostava frequentemente in bicicletta tra i villaggi. Da tempo circolavano sospetti su di lui, ma nessuno aveva mai avviato indagini.

Su TikTok, dove aveva iniziato a pubblicare contenuti dalla metà del 2025, compaiono video in cui mostra decine di banconote da 100, 50 e 10 denari disposte su un tavolo o su un tappeto. In un altro video simula un inseguimento della polizia. Una traccia digitale che stride con la brutalità dei crimini contestatigli.

La sequenza degli omicidi: villaggi, vittime, metodo consolidato

Secondo la Procura, il primo omicidio contestato risale alla notte tra il 5 e il 6 gennaio 2025, nel villaggio di Klečovce, dove il sospettato avrebbe fatto irruzione nell’abitazione di una donna anziana, aggredendola nel sonno. Da quel momento, una scia di violenza si sarebbe allungata per oltre un anno attraverso i villaggi del comune di Staro Nagoričane.

Un altro omicidio sarebbe stato commesso tra il 17 e il 18 gennaio 2026 a Staro Nagoričane, seguito da un altro caso ancora tra il 5 e il 6 febbraio 2026 a Čelopek, ancora su una vittima anziana che viveva sola. L’ultimo episodio contestato nell’atto d’accusa risale al 9 febbraio 2026, sempre a Čelopek: in quell’occasione il sospettato avrebbe tentato di uccidere anche un’altra donna, ma si sarebbe dato alla fuga dopo essere stato spaventato da un rumore improvviso.

Un’altra donna di 83 anni che abitava a pochi metri di distanza riuscì a salvarsi fingendo che suo figlio fosse in casa, gridando il nome ad alta voce. Una donna di Čelopek ha testimoniato così l’aggressione subita: “Mi ha gettato una coperta sulla testa e mi ha preso per la gola”.

Il movente: la necrofilia è l’elemento centrale dell’accusa

Secondo la Procura, i crimini sarebbero stati motivati dall’odio verso le donne e dall’interesse personale. Ma l’elemento più agghiacciante emerso dalle perizie è di natura psicopatologica. 

Le perizie disposte dagli investigatori hanno evidenziato infatti un possibile movente legato a impulsi sessuali rivolti verso i cadaveri delle vittime, un elemento che colloca il caso in una delle categorie criminologiche più rare e perturbanti. Secondo l’accusa il 25enne ha agito con premeditazione: il sospettato avrebbe pianificato le aggressioni, scegliendo sistematicamente donne sole, anziane, fisicamente incapaci di difendersi.

Il ritardo delle indagini: due medici nel mirino della giustizia

Uno degli aspetti più controversi dell’intera vicenda riguarda ciò che non accadde subito dopo i primi decessi. L’inchiesta ha fatto emergere possibili responsabilità nella fase iniziale delle indagini: due medici incaricati di accertare le cause di alcuni decessi sono finiti sotto accusa per aver classificato come morti naturali casi che, secondo gli investigatori, avrebbero invece richiesto approfondimenti immediati. Questo errore avrebbe ritardato l’individuazione della matrice criminale degli episodi, consentendo al presunto serial killer di restare in libertà per diversi mesi e di continuare ad agire indisturbato.

Una delle vittime esumate da Staro Nagoričane — che era stata visitata da un medico — è risultata all’autopsia deceduta per morte violenta, nonostante il medico non avesse richiesto alcun esame autoptico. Un fallimento istituzionale che ha suscitato una valanga di indignazione. 

Le reazioni in Macedonia: paura nelle comunità rurali e sgomento sui media

Il caso ha sconvolto l’opinione pubblica macedone fin dalle prime rivelazioni, a febbraio 2026. La televisione macedone Telma ha pubblicato immagini di sorveglianza del sospettato mentre tentava di entrare nell’abitazione di un’anziana: le riprese, girate a gennaio, erano già state segnalate alla polizia dagli abitanti della zona, ma senza risultato. La notizia ha innescato indignazione soprattutto nelle comunità rurali del nord del Paese, dove molte persone anziane vivono isolate, senza reti di protezione familiare o istituzionale.

Il caso ha riaperto il dibattito sull’efficacia dei controlli medico-legali nel Paese e sulla capacità delle istituzioni di proteggere le fasce più fragili della popolazione. Le autorità macedoni sono state chiamate a rispondere non solo delle responsabilità del presunto autore dei crimini, ma anche delle falle del sistema che avrebbero permesso a una lunga sequenza di aggressioni di passare inosservata per mesi.

La stampa locale e regionale — dai siti macedoni come Sloboden Pečat e Free Press ai media serbi e kosovari — ha dedicato ampio spazio alla vicenda già dai giorni successivi all’arresto. Il profilo TikTok del sospettato ha contribuito ad alimentare una dimensione mediatica inedita, con l’opinione pubblica che seguiva in tempo reale lo svilupparsi delle rivelazioni investigative. Non mancano i paragoni con un precedente inquietante: Vlado Taneski, giornalista macedone di Kičevo arrestato nel 2008 per l’omicidio di almeno due donne sui cui casi aveva egli stesso scritto articoli, risultato poi essere un serial killer che aveva incluso nei propri pezzi dettagli mai resi pubblici. Un caso rimasto nella memoria collettiva del Paese, che torna adesso in primo piano.

Cos’è la necrofilia, il disturbo più oscuro della psicopatologia criminale

La necrofilia — dal greco nekrós (morto) e philia (attrazione) — è un disturbo parafiliaco che consiste nell’attrazione sessuale verso i cadaveri. Si tratta di una delle manifestazioni psicopatologiche più rare e, al tempo stesso, più studiate in criminologia, proprio per la sua frequente associazione con omicidi seriali. Il criminologo Jonathan Rosman, in uno studio classico del 1989, censì 122 casi documentati nel corso del Novecento, distinguendo tra necrofilia “omicidiaria” — in cui la persona uccide per poi abusare del cadavere — e forme che coinvolgono corpi già deceduti.

Tra i casi passati alla storia, quello di Ed Gein rimane il più iconico: il contadino del Wisconsin che tra gli anni Quaranta e Cinquanta disseppelliva cadaveri dai cimiteri locali e ne utilizzava i resti in modi agghiaccianti. La sua storia ispirò personaggi letterari e cinematografici come Hannibal Lecter e Norman Bates. 

Jeffrey Dahmer, il “mostro di Milwaukee”, fu invece condannato nel 1992 per aver ucciso diciassette giovani uomini tra il 1978 e il 1991: le sue vittime venivano uccise, smembrate e in alcuni casi consumate, con abusi necrofilici che costituivano parte centrale del suo modus operandi. In Europa, il caso del britannico Dennis Nilsen — che tra il 1978 e il 1983 uccise almeno dodici uomini conservandone i corpi nel proprio appartamento londinese — scosse profondamente l’opinione pubblica e portò a importanti riflessioni sulla prevenzione e sull’individuazione precoce di soggetti ad alto rischio.

Dal punto di vista clinico, la necrofilia è considerata dalla comunità psichiatrica un disturbo di gravità estrema, che nella sua forma omicidiaria si associa quasi invariabilmente a personalità antisociali o psicopatiche, con storia di isolamento sociale, traumi pregressi e un progressivo scivolamento verso fantasie violente. È la combinazione tra il desiderio di controllo assoluto — esercitato solo su chi non può più opporsi — e l’assenza totale di empatia a caratterizzare il profilo di chi commette questi crimini.

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