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Sigarette più care: quanto spenderanno davvero i fumatori

Cosimo Selmi 2 mesi fa 0 44

Quanto pesa davvero un pacchetto di sigarette? Non solo sul portafoglio dei fumatori, ma anche sulle casse dello Stato e sul sistema sanitario nazionale. Da oggi, in Italia, fumare costa di più. E non si tratta di un aumento isolato, ma dell’inizio di un percorso di rincari progressivi che accompagnerà i consumatori fino al 2028.

La decisione arriva dall’ultima manovra economica e ha un duplice obiettivo: aumentare il gettito fiscale e, almeno nelle intenzioni, scoraggiare il consumo di un prodotto riconosciuto come nocivo per la salute e per l’ambiente.
Ma tra chi ritiene l’aumento insufficiente e chi lo considera una misura necessaria, il dibattito è tutt’altro che chiuso.

Da oggi i primi rincari: quanto costano le sigarette

I primi aumenti sono già scattati. Secondo quanto emerge dai dati ufficiali, i rincari arrivano fino a 30 centesimi a pacchetto per alcuni marchi del gruppo Philip Morris. Un esempio su tutti: le Marlboro, tra le sigarette più vendute in Italia, arrivano ora a costare 6,80 euro a pacchetto.

Nei prossimi giorni, inoltre, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli aggiornerà i listini anche delle altre marche. L’aumento non riguarda solo le sigarette tradizionali, ma coinvolge anche sigari e tabacco trinciato.

Resta invece, almeno per ora, escluso il tabacco riscaldato, un segmento su cui le grandi multinazionali del settore stanno investendo sempre di più e che continua a beneficiare di una tassazione differente rispetto alle “bionde” classiche.

Un aumento graduale fino al 2028

La manovra prevede un percorso preciso.
Dal 2026 al 2028, le accise sui tabacchi lavorati aumenteranno in modo progressivo, con un impatto diretto sui prezzi al pubblico.

Secondo quanto spiegato da Assoutenti, l’accisa sulle sigarette passerà:

  • da 29,50 euro per 1.000 sigarette nel 2025
  • a 32 euro nel 2026
  • a 35,50 euro nel 2027
  • fino a 38,50 euro nel 2028

A salire sarà anche l’importo minimo dell’accisa sui sigaretti, che passerà da 37 euro al chilogrammo convenzionale a 47 euro nel 2026, 49 euro nel 2027 e 51 euro a partire dal 2028.

Numeri che spiegano perché l’aumento di oggi non sarà l’ultimo.

Quanto incasserà lo Stato

Il fumo continua a rappresentare una voce importante per le entrate pubbliche.
Attualmente, le imposte sulle sigarette garantiscono allo Stato italiano circa 15 miliardi di euro l’anno.

Con i nuovi rincari, il governo prevede un gettito aggiuntivo significativo.
Solo nel 2026, le entrate extra dovrebbero essere di circa 900 milioni di euro. Nel triennio 2026-2028, secondo le stime ufficiali, il maggiore gettito complessivo potrebbe arrivare a 1,47 miliardi di euro.

Come ricorda Assoutenti, “l’aumento dei prezzi al pubblico di sigarette e tabacco garantirà un maggiore gettito da 1,47 miliardi di euro nel triennio”.

Risorse che, nelle intenzioni dell’esecutivo, servono a sostenere i conti pubblici in una fase economica complessa, segnata dall’aumento dei costi e dalle tensioni internazionali.

Salute pubblica e critiche: “Non basta”

Se dal punto di vista fiscale l’operazione è chiara, sul fronte della salute le polemiche non mancano.
Da anni, medici e associazioni sanitarie sostengono che gli aumenti siano troppo contenuti per avere un reale effetto dissuasivo.

L’associazione degli oncologi, ad esempio, chiede da tempo un incremento molto più deciso: fino a 5 euro in più a pacchetto.
L’obiettivo non sarebbe solo scoraggiare il consumo, ma anche coprire il costo sociale del fumo, in termini di cure sanitarie e ricoveri.

Secondo questa visione, il prezzo delle sigarette in Italia resta ancora troppo basso rispetto ai danni che il fumo provoca alla salute.

La proposta della “sin tax” allargata

C’è chi spinge ancora oltre.
I medici ambientali della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) chiedono un approccio più ampio, che non si limiti alle sigarette tradizionali.

Il presidente Alessandro Miani spiega:
«Se si ragiona nell’ottica di aumentare le tasse su beni dannosi per la salute, bisognerebbe valutare un approccio più completo, che prenda in considerazione una vasta gamma di prodotti potenzialmente nocivi. In molti altri Paesi, infatti, l’idea della sin tax (tassa sui vizi) è stata applicata con successo su diversi prodotti, dai superalcolici alle bevande zuccherate. Questo non solo ha contribuito a ridurre il consumo di tali prodotti, ma ha anche portato a un incremento delle entrate pubbliche, destinate a coprire i costi sanitari associati».

Un modello già adottato in diversi Paesi europei, dove la leva fiscale viene usata come strumento di prevenzione sanitaria.

Il nodo europeo

Il dibattito non riguarda solo l’Italia.
A livello europeo, si discute da tempo di una possibile direttiva che imponga rincari più consistenti e uniformi nei Paesi membri.

L’obiettivo sarebbe evitare forti differenze di prezzo tra Stati confinanti, che favoriscono il contrabbando e il turismo del fumo, oltre a rafforzare le politiche di contrasto al tabagismo.

Se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, gli aumenti attuali potrebbero essere solo un primo passo.

Sigarette elettroniche e prodotti alternativi

Un capitolo a parte riguarda le sigarette elettroniche e i prodotti da inalazione senza combustione.
La manovra interviene anche su questo fronte, introducendo un aumento graduale dei coefficienti fiscali.

Per i liquidi con nicotina, la tassazione sarà pari al:

  • 18% nel 2026
  • 20% nel 2027
  • 22% dal 2028

Per i liquidi senza nicotina, invece, le aliquote saranno più basse, ma comunque in crescita: dal 13% nel 2026 al 17% nel 2028.

Resta escluso, almeno per ora, il tabacco riscaldato, considerato strategico dalle grandi aziende del settore.

Tra bilancio e prevenzione: una scelta che divide

L’aumento delle sigarette mette in luce una contraddizione di fondo.
Da un lato, lo Stato trae un’enorme entrata fiscale da un prodotto che nuoce alla salute. Dall’altro, prova a limitarne il consumo proprio attraverso la leva dei prezzi.

Per molti esperti, però, l’attuale aumento non è sufficiente a cambiare davvero le abitudini dei fumatori.
Per altri, rappresenta un compromesso politico tra esigenze di bilancio e tutela della salute pubblica.

Il dibattito resta aperto e accompagnerà, con ogni probabilità, anche i prossimi passaggi della politica fiscale italiana.

Lo sapevi che…

  • Il fumo è tra le principali cause prevenibili di morte in Italia
  • Le tasse sul tabacco finanziano una parte rilevante della spesa pubblica
  • In alcuni Paesi europei un pacchetto supera i 10 euro
  • L’aumento dei prezzi è uno degli strumenti più efficaci per ridurre il numero di fumatori, soprattutto tra i giovani

FAQ – Le domande più cercate

Di quanto aumentano le sigarette da oggi?
Fino a 30 centesimi a pacchetto per alcune marche, come le Marlboro.

Ci saranno altri aumenti?
Sì, gli aumenti sono previsti fino al 2028.

Perché il tabacco riscaldato non aumenta?
Per ora resta escluso dagli aumenti principali, anche per scelte strategiche e industriali.

Quanto incassa lo Stato dal fumo?
Circa 15 miliardi di euro l’anno, con un aumento previsto di oltre 1 miliardo nei prossimi anni.

Gli aumenti servono a ridurre il fumo?
Secondo molti esperti sì, ma solo se gli aumenti sono significativi.

Fonti


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