Per gran parte dell’anno sembra uno specchio d’acqua qualsiasi. Poi arriva l’estate, il caldo del deserto dell’Okanagan fa evaporare quasi tutto e sul fondo restano centinaia di pozze circolari gialle, verdi e azzurre, separate da bordi bianchi induriti. Il lago a pois esiste davvero, si trova in Canada e non si può visitare.
In questo articolo
Cosa succede quando arriva il caldo
Il meccanismo è semplice da descrivere e difficile da immaginare finché non lo si vede.
Nei mesi freddi i minerali restano in sospensione appena sotto la superficie. L’acqua appare normale.
Durante l’estate, in un’area che ha caratteristiche desertiche, buona parte dell’acqua evapora. I minerali si concentrano e cristallizzano, formando le macchie che danno il nome al lago.
Attorno a ciascuna pozza gli altri minerali induriscono creando anelli chiari, simili a bordi rialzati. Fra una pozza e l’altra si formano corridoi asciutti che sarebbe teoricamente possibile percorrere a piedi.
Cosa c’è dentro l’acqua
La composizione è quella che rende il posto unico.
Il lago contiene una delle concentrazioni minerali più elevate al mondo. In particolare solfato di magnesio, calcio e solfati di sodio.
Ai tre componenti principali si aggiungono altri minerali in quantità minore, fra cui tracce di argento e titanio.
I sali arrivano dal dilavamento delle colline circostanti, che li trasportano fino al bacino.
Perché i colori cambiano
Nessuna delle pozze ha la stessa tonalità della vicina, e nessuna la mantiene per tutta la stagione.
Il colore dipende dalla composizione minerale specifica di ciascun bacino e dalla quantità di precipitazioni della stagione. Il solfato di magnesio cristallizzato è tra i principali responsabili delle tinte.
Con il procedere dell’evaporazione le macchie cambiano dimensione, forma e colore. La scacchiera che si vede a luglio non è quella di settembre.
Le trecentosessantacinque pozze
Sul numero delle macchie circola una cifra precisa.
Secondo la tradizione degli Okanagan le pozze sono trecentosessantacinque, una per ogni giorno dell’anno, e ciascuna possiede proprietà curative proprie.
Non è un conteggio scientifico, ma fa parte del modo in cui il luogo viene raccontato da secoli.
Non è un’attrazione turistica
Qui arriva la parte che quasi nessuna fotografia virale racconta.
Il lago ha un nome che precede quello inglese: kłlilx’w, pronunciato Kliluk, nella lingua degli Syilx Okanagan.
È un sito sacro. Per le Prime Nazioni della valle è un luogo di guarigione frequentato da secoli, dove il fango e le acque venivano usati per alleviare dolori e disturbi.
Intorno al bacino si trovano centinaia di cairn cerimoniali, cumuli di pietre. Molti sono talmente antichi da essere stati ricoperti dal terreno.
Quando i minerali finirono nelle munizioni
C’è un capitolo della storia del lago che stona con tutto il resto.
Durante la Prima guerra mondiale i minerali di Kliluk furono estratti e impiegati nella fabbricazione di munizioni.
Come è tornato agli Syilx
Per circa quarant’anni l’area è rimasta sotto il controllo della famiglia Ernest Smith.
Nel 1979 Smith provò a farne una stazione termale. Le Prime Nazioni risposero avviando un percorso per riacquistare il terreno.
L’accordo si è chiuso nell’ottobre 2001, con l’acquisto di 22 ettari per 720mila dollari. La Okanagan Nation ha coperto circa il 20 per cento della cifra, il resto è stato versato dal dipartimento federale competente.
Si può vedere, ma da lontano
Il lago si trova nella South Okanagan Grasslands Protected Area, lungo la Highway 3, circa dieci chilometri a ovest di Osoyoos.
L’accesso oltre il punto panoramico non è consentito. Una recinzione delimita l’area e un cartello lungo la strada segnala che si tratta di una zona culturalmente ed ecologicamente sensibile, oltre che di un lago dal valore medicinale tradizionale per il popolo Syilx.
Scavalcare significa entrare in una proprietà privata. Dal bordo della strada, però, la vista è sufficiente: è da lì che sono state scattate quasi tutte le immagini che circolano.
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