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“Mi ha fatto arrabbiare”: uccide la nuora davanti alle telecamere. Il femminicidio che ha sconvolto il mondo

Teresa Pitrola 4 settimane fa 0

Era il 15 aprile. In un attico nel cuore di Polanco, il quartiere più esclusivo di Città del Messico, Carolina Flores Gómez — 27 anni, ex reginetta di bellezza e mamma di una bambina di otto mesi — veniva uccisa a colpi di pistola dalla suocera, Erika María Guadalupe Herrera Coriant, 63 anni. Un omicidio avvenuto nel salotto di casa, tra un box per neonati, un passeggino e giocattoli sparsi sul pavimento. La scena è stata ripresa dalla telecamera di sicurezza dell’appartamento: le immagini mostrano Carolina in vestaglia e pantofole, i capelli ancora bagnati, che si muove tra il soggiorno e la zona lavanderia, con la suocera già presente nella stanza.

Ventinove minuti. E sei colpi mortali 

Le indagini della Fiscalía di Città del Messico hanno ricostruito una tempistica agghiacciante: Erika Herrera arrivò nell’appartamento alle 10:55 del mattino. Alle 11:24 aprì il fuoco. Alle 11:45 era già fuggita con le valigie. Ventinove minuti per uccidere, diciannove per sparire.

Quanto si vede nel filmato è inequivocabile: un primo sparo, un grido, poi altri cinque colpi in rapida successione. Quando il marito di Carolina, Alejandro Sánchez, arriva di corsa con la figlia in braccio urlando “Mamma, che hai fatto? Sei pazza?”, la madre risponde con una freddezza che ha fatto il giro del mondo: “Non è niente, mi ha fatto arrabbiare”. E, secondo quanto riferito da altri media, avrebbe aggiunto: “Tu sei mio. E lei ti ha rubato”.

Carolina Flores Gómez ed Erika María Guadalupe Herrera Coriant© cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
Carolina Flores Gómez ed Erika María Guadalupe Herrera Coriant

Chi era Carolina e chi è la donna che la odiava 

Carolina Flores Gómez aveva conquistato il titolo di Miss Teen Universe Baja California nel 2017, all’età di diciotto anni. Cresciuta a Ensenada, si era poi affermata come content creator nel settore moda e lifestyle, costruendosi una piccola ma solida presenza sui social. Nel 2024 si era fidanzata con Alejandro Sánchez Herrera, figlio di Erika, e nel giugno 2025 lo aveva sposato.

Le tensioni con la suocera erano iniziate presto, e si erano aggravate con la gravidanza. 

Le amiche di Carolina ricordano le sue confidenze: “Non mi vuole, non mi ha mai voluta. Da quando sono rimasta incinta le cose sono peggiorate, mi pesa molto”.

I problemi erano arrivati al punto che la coppia aveva deciso di lasciare Ensenada e trasferirsi a Città del Messico nel dicembre 2025. Una fuga silenziosa, per guadagnarsi un po’ di pace. Non era bastato.

Erika María Guadalupe Herrera, dal canto suo, aveva un passato di visibilità pubblica limitata ma non trascurabile: nel 2016 era risultata candidata a consigliera comunale per il municipio di Ensenada nelle file del PRD, il Partido de la Revolución Democrática. Nessun ruolo di spicco, ma una donna radicata in certi ambienti politici e sociali della Baja California.

La fuga: Panamá, poi Caracas

Dopo aver sparato, Erika Herrera lasciò la pistola in cucina, prese le valigie e chiamò un taxi. Il figlio non fece nulla per fermarla.

La sua rotta di fuga fu rapidamente ricostruita dagli investigatori: prima Panamá, utilizzata come scalo di transito, poi Caracas, in Venezuela, dove arrivò il 16 aprile, meno di ventiquattr’ore dopo il delitto. Si era sistemata in un appartamento in affitto nel quartiere residenziale El Cigarral, nel municipio El Hatillo, prenotato attraverso una piattaforma digitale. 

Il figlio che la aiutò a fuggire 

Mentre Erika era già in volo per fuggire, il marito di Carolina restava in casa con il cadavere della moglie. Il 26 aprile Alejandro Sánchez confessò agli inquirenti di aver aiutato attivamente la madre a fuggire: le aveva fornito contanti e un’auto, l’aveva accompagnata fuori città, per poi tornare nell’appartamento e attendere un giorno intero prima di chiamare i soccorsi. Davanti agli investigatori si è giustificato parlando di “panico”, ma la Procura accoglie con estremo scetticismo la sua dichiarazione. Alejandro è ora indagato per favoreggiamento e ostacolo alla giustizia. Nel frattempo, la figlia della coppia è stata affidata ai parenti materni.

L’Interpol, il Venezuela e la cattura

Il 17 aprile, a un solo giorno dalla presentazione della denuncia formale, un giudice aveva già emesso un’ordinanza di arresto nei confronti di Erika Herrera. Nei giorni successivi, la Fiscalía messicana aveva attivato una notifica rossa dell’Interpol per la sua ricerca internazionale.

Il 29 aprile Erika fu rintracciata e fermata dalle autorità venezuelane – inizialmente per un reato distinto – ma la verifica della sua identità aprì la strada all’attivazione dei meccanismi di cooperazione internazionale. La sua cattura formale come sospettata del femminicidio di Carolina Flores è stata il 30 aprile dalla Fiscalía di Città del Messico. Tredici giorni di latitanza, poi la fine della corsa.

Attualmente Erika María Guadalupe Herrera Coriant si trova detenuta in una struttura dell’Interpol a Caracas, mentre sono in corso le pratiche burocratiche e diplomatiche per formalizzare la sua estradizione in Messico.

Cosa rischia l’omicida

Il caso è stato classificato fin dall’inizio sotto il protocollo del femminicidio. Secondo l’articolo 148 del Codice Penale della Città del Messico, chi viene condannato per questo reato rischia una pena compresa tra i 35 e i 60 anni di reclusione.

La vicenda ha riaperto con forza il dibattito sul femminicidio in Messico — uno dei paesi con i tassi più alti al mondo — e sulla violenza intrafamiliare che troppo spesso si consuma lontano dagli occhi di tutti, anche dei vicini, dietro porte chiuse. Stavolta, però, una telecamera era accesa. 

E il mondo ha visto tutto.

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Crediti fotografici

  • Carolina Flores Gómez ed Erika María Guadalupe Herrera Coriant: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
  • Carolina Flores Gómez ed Erika María Guadalupe Herrera Coriant: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal

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