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Dorme al volante della Tesla a 100 km/h, i figli con lei in auto: il video che sconvolge il web

Teresa Pitrola 1 mese fa 0

Un filmato che sta facendo il giro del mondo mostra una donna alla guida di una Tesla Model Y completamente addormentata, con il capo reclinato di lato e le mani lontane dal volante, mentre l’auto viaggia lungo la Trans-Canada Highway a circa 100 km/h. Nel veicolo, secondo quanto riferito dal testimone che ha girato le immagini, erano presenti anche due bambini seduti sui sedili posteriori, le cui vite sarebbero state quindi anch’esse a rischio a causa del sonno della conducente.

Dove e quando è accaduto

L’episodio risale a domenica 5 luglio 2026, è accaduto in Canada, lungo l’autostrada Highway 1, nel tratto compreso tra le località di Revelstoke e Golden, nella regione interna della British Columbia. Si tratta di una strada tortuosa e di montagna, con brevi tratti di sorpasso su un percorso a doppio senso non separato, molto trafficata perché rappresenta il collegamento più rapido tra il Parco Nazionale di Banff e Vancouver.

Chi sono i protagonisti della vicenda

A immortalare la scena è stata un’altra automobilista canadese, Carleigh (Caleigh) King, che viaggiava insieme al marito quando ha notato l’auto grigia con dettagli rosa procedere accanto a loro. Secondo la sua testimonianza a CTV News, il primo pensiero non è stato quello di un atto di imprudenza, ma di un’emergenza medica: “Quella signora sembra stia dormendo”, ha raccontato, dicendo di aver fatto un secondo e un terzo controllo prima di rendersi conto della situazione. King ha raccontato di aver notato che la conducente non teneva le mani sul volante, condizione necessaria perché il sistema di guida assistita di Tesla resti attivo.

Sull’identità della donna alla guida non sono stati diffusi dettagli ufficiali. Le autorità locali, coinvolte immediatamente dopo la segnalazione, sono la Royal Canadian Mounted Police (RCMP), che ha confermato di essere “a conoscenza del video e di stare indagando attivamente sull’episodio”.

Come la storia è diventata virale

King ha raccontato di aver chiamato il numero d’emergenza 911 per segnalare l’accaduto, per poi condividere il filmato su Facebook. Da lì il video è stato ripreso da un giornale locale ed è rapidamente rimbalzato sui principali media nordamericani, arrivando su CBC, CTV, Global News e su decine di altre testate in poche ore. Il fatto che si tratti di un’auto Tesla, marchio da anni al centro del dibattito su limiti e promesse della guida autonoma, ha amplificato ulteriormente l’attenzione mediatica, così come il dettaglio dei due bambini a bordo, elemento che ha scatenato indignazione diffusa sui social network.

La tecnologia coinvolta e come la donna avrebbe eluso i controlli

Il veicolo era plausibilmente equipaggiato con il pacchetto Full Self-Driving (Supervised), il sistema di guida assistita di Tesla che, nonostante il nome, resta classificato come “Livello 2”: richiede cioè che il conducente rimanga sempre vigile e pronto a riprendere il controllo. 

Per verificarlo, l’auto utilizza una telecamera sopra lo specchietto retrovisore che segue i movimenti oculari del guidatore, oltre a sensori di coppia sul volante che segnalano se le mani esercitano pressione.

Secondo Fred Lambert, direttore della testata specializzata Electrek, il punto debole del sistema sarebbe stato proprio negli occhiali da sole scuri indossati dalla donna: nascondendo gli occhi, la telecamera non riesce a confermare lo stato di attenzione, così il sistema si affida esclusivamente al controllo della coppia sul volante, un parametro molto più debole perché rileva solo una forza applicata, non se il conducente sia effettivamente sveglio o stia guardando la strada. Un braccio appoggiato o un corpo accasciato possono essere sufficienti a soddisfare quel controllo. Lo stesso Electrek ricorda che esiste un vero e proprio mercato di accessori pensati per ingannare questi sensori, come pesi da appendere al volante per simulare la presenza di una mano, e che in Cina alcuni automobilisti hanno persino usato teste di plastica del costo di pochi euro per ingannare la telecamera e far credere al sistema che il conducente fosse presente e vigile.

Le reazioni ufficiali

Sul fronte legale, la polizia di frontiera stradale della British Columbia ha chiarito la gravità della violazione. Il caporale Michael McLaughlin, portavoce della BC Highway Patrol, ha dichiarato che la conducente rischia sanzioni che vanno “da una semplice multa fino ad accuse penali per guida pericolosa di un veicolo a motore”, sottolineando che “bisogna essere svegli, vigili e in controllo del veicolo in ogni momento, anche quando si utilizza legalmente l’assistenza alla guida”. Non si tratta di un dettaglio secondario: nella provincia canadese la guida autonoma di Livello 3, 4 o 5 è espressamente vietata dal Motor Vehicle Act, e le violazioni possono comportare multe comprese tra 368 e 2.000 dollari canadesi, fino a sei mesi di carcere e punti di penalità sulla patente.

Al momento, secondo le fonti più recenti, le autorità non hanno ancora annunciato accuse formali nei confronti della conducente, e Tesla non ha rilasciato alcun commento pubblico sull’episodio della British Columbia. Va inoltre segnalato che la presenza dei due bambini a bordo, pur riferita con insistenza dalla testimone, non è stata ufficialmente confermata dalla polizia di Revelstoke al momento delle prime dichiarazioni.

Non è un caso isolato

L’episodio si inserisce in una serie di precedenti simili nella stessa provincia. Solo pochi mesi prima, a marzo 2026, una trentasettenne dell’area metropolitana di Vancouver era stata fermata e multata dopo che un agente, affiancandola in auto, l’aveva vista con gli occhi chiusi e le braccia incrociate mentre il veicolo procedeva in condizioni di strada bagnata. In quel caso, la conducente aveva sostenuto di essersi solo “distratta” mantenendo le mani sul volante, ma le immagini della videocamera di bordo della polizia avevano smentito la sua versione.

Il dibattito in corso

Il caso ha riacceso con forza la discussione sui limiti reali della guida assistita e sulla distanza tra il nome commerciale “Full Self-Driving” e le sue effettive capacità, che restano quelle di un sistema di assistenza e non di guida autonoma. Diversi osservatori, incluso lo stesso Electrek, sottolineano una contraddizione di fondo nella comunicazione dell’azienda: un aggiornamento software avrebbe iniziato a suggerire ai conducenti rilevati come assonnati di attivare proprio la funzione FSD, spingendo verso più automazione nel momento esatto in cui la persona è meno in grado di supervisionarla. Critici del settore fanno notare come il marketing incentrato sul “tempo risparmiato” contribuisca a far percepire ai guidatori che sia possibile smettere di prestare attenzione, mentre l’azienda, di fronte a ogni incidente legato all’FSD, tende a non assumersi responsabilità dirette.

Sul piano scientifico, alcuni richiamano dati vecchi ma ancora rilevanti: uno studio della NHTSA del 2014 aveva già documentato che i tempi di reazione in frenata dei conducenti che utilizzano sistemi di automazione di Livello 1 e 2 possono allungarsi fino a 1,5 secondi rispetto alla guida manuale, un elemento che gli esperti citano per sostenere che quanto accaduto in Canada non sia un errore isolato di volontà individuale, ma l’esito prevedibile di un sistema tecnologicamente capace abbinato a una sorveglianza con lacune note. Resta comunque il nodo della responsabilità individuale: nessuna tecnologia, per quanto avanzata nella comunicazione commerciale, esenta oggi legalmente il conducente dal dovere di restare vigile, tanto più con dei minori a bordo.

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Crediti fotografici


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