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Essiccata e avvolta nella carta da pacchi: cosa nascondeva davvero il bagaglio fermato a Caselle

Cose dell'Altro Mondo 4 settimane fa 0

Tra le magliette e i pantaloni c’era un pacchetto avvolto nella carta da imballaggio. Dentro, la testa essiccata di un coccodrillo. L’hanno trovata i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e i militari della Guardia di Finanza. Il bagaglio da stiva era quello di un passeggero italiano atterrato all’aeroporto di Torino-Caselle. Il reperto è stato sequestrato, il viaggiatore denunciato.

Cosa c’era davvero nella valigia

Il reperto non è un cranio e non è imbalsamato. Si tratta della testa dell’animale sottoposta a un processo di essiccazione. In pratica è stata disidratata per conservarla.

L’esemplare appartiene a Crocodylia spp, la denominazione tassonomica che raccoglie i coccodrilli e i loro parenti stretti. Rientra tra le specie tutelate dalla Convenzione di Washington. È il trattato sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione, noto con la sigla CITES.

Il pacchetto era stato sistemato tra i vestiti, nel bagaglio destinato alla stiva.

Un volo da Miami, con scalo a Istanbul

Il passeggero è un cittadino italiano. Era partito da Miami, negli Stati Uniti, e aveva fatto scalo a Istanbul prima di atterrare in Piemonte.

Due aeroporti, due serie di controlli alla partenza e al transito. La testa del rettile li ha superati entrambi.

Il merito, se così si può dire, va al confezionamento. L’essiccazione e l’involucro di comune carta da pacchi hanno reso il contenuto poco leggibile. Agli occhi di chi controllava era un pacchetto qualsiasi.

Cosa ha fatto scattare l’ispezione

A Caselle il pacchetto non è passato.

I controlli allo scalo Sandro Pertini erano stati intensificati nel periodo estivo. Si concentravano sui voli considerati a maggior rischio. È durante l’ispezione fisica del bagaglio che l’involucro ha attirato l’attenzione degli operatori.

Aperto il pacchetto, sono comparsi i resti anatomici dell’animale.

Al viaggiatore è stato chiesto di esibire la documentazione che ne attestasse la provenienza lecita: il certificato di origine e la licenza di importazione prevista dalla normativa CITES. Non aveva né l’uno né l’altra.

È scattato il sequestro probatorio del reperto e la denuncia a piede libero per importazione di un esemplare appartenente a una specie protetta senza le autorizzazioni richieste.

Perché un souvenir può diventare un reato

La Convenzione di Washington è l’unico trattato internazionale pensato per impedire che il commercio globale di piante e animali ne comprometta la sopravvivenza in natura.

Vi aderiscono 184 Paesi, più l’Unione europea.

Il punto che sfugge a molti viaggiatori riguarda l’oggetto della tutela. Le regole non coprono soltanto gli animali vivi. Si applicano anche a parti e derivati. Una testa, una pelle, un dente, un guscio. Vale anche se l’animale è morto da tempo. E vale anche se l’acquisto all’estero è avvenuto in un negozio.

Chi rilascia i permessi in Italia

Il sistema di autorizzazioni ha due gambe distinte.

Le licenze di importazione ed esportazione e i certificati vengono emessi dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

I controlli sul rispetto della convenzione, dei regolamenti europei e della normativa nazionale sono affidati altrove. Sul territorio al Raggruppamento Carabinieri CITES, negli spazi doganali alla Guardia di Finanza.

È il motivo per cui a Caselle sono intervenute le Fiamme Gialle insieme ai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

La regola pratica per chi viaggia

Il caso torinese si aggiunge a una casistica più ampia che le dogane conoscono bene, e che riguarda il traffico di fauna selvatica e dei suoi derivati.

La domanda di oggetti ricavati da parti di animali alimenta filiere difficili da tracciare. Le regole CITES servono proprio a stabilire quali scambi siano ammessi, quali richiedano un’autorizzazione e quali vadano vietati del tutto.

Per chi viaggia la conseguenza è semplice da riassumere. Un oggetto può essere venduto liberamente nel Paese di partenza e restare illegale all’arrivo, se non accompagnato dai documenti giusti.

Chi ha dubbi su un acquisto fatto all’estero può verificare prima della partenza se la specie rientra negli elenchi della convenzione. Aprire la valigia davanti a un finanziere non è il momento migliore per scoprirlo.

Foto da Ansa.

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