Sabato 12 settembre si chiude l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e vale la pena ricordare da dove viene questo appuntamento che oggi sembra scontato ma che nel 1932 fu una scommessa quasi azzardata. Tutto cominciò il 6 agosto di quell’anno, quando il conte Giuseppe Volpi di Misurata, allora presidente della Biennale, insieme allo scultore Antonio Maraini e a Luciano De Feo, direttore dell’Istituto Luce, decise di lanciare un evento capace di promuovere il cinema come forma d’arte e, non secondariamente, di attirare turismo internazionale sulla Laguna. La sede scelta fu la terrazza dell’Hotel Excelsior al Lido, e la prima edizione che andò avanti fino al 21 agosto non prevedeva nemmeno una vera competizione: il pubblico votò tramite un referendum, eleggendo Nikolaj Ekk come miglior regista. Il Leone d’Oro, oggi il riconoscimento più ambito insieme alla Palma di Cannes e all’Orso di Berlino, arrivò solo più tardi: prima si chiamò Coppa Mussolini, poi Gran Premio Internazionale di Venezia, poi ancora Leone di San Marco, fino a stabilizzarsi nel dopoguerra con il nome che conosciamo. Il festival sopravvisse a una guerra mondiale che ne bloccò le edizioni tra il 1943 e il 1945, tornò a rifiorire nel 1946 e da allora non si è più fermato, diventando negli anni la culla di autori come Kurosawa, Fellini, Welles e Lynch. Oggi, alla sua 83ª edizione diretta da Alberto Barbera, la Mostra resta il festival cinematografico più antico del pianeta, secondo per prestigio globale solo alla notte degli Oscar.
I numeri di un’edizione monumentale
Al di là dei red carpet, Venezia 83 in programma dal 2 al 12 settembre, anticipata il 1° settembre da un omaggio a Tinto Brass è anche una macchina organizzativa imponente. La selezione ufficiale conta circa 20 titoli in Concorso, 36 film Fuori Concorso (di cui 25 documentari e 11 di finzione), 19 opere per la sezione Orizzonti, 8 per Venezia Spotlight, una proiezione speciale e 4 progetti di Biennale College Cinema. Numeri che, come segnalano diverse guide per il pubblico, rendono impossibile “vedere un po’ di tutto”: chi arriva al Lido deve programmare in anticipo cosa guardare, tra il Palazzo del Cinema, il Palazzo del Casinò, il PalaBiennale e le sale sparse per la città. Sul fronte sicurezza, il Comune di Venezia ha messo in campo una ventina di operatori della Polizia Locale su due turni, coordinati in una sala interforze dedicata al Tronchetto, più due imbarcazioni del Servizio Sicurezza della Navigazione; un dettaglio che dà l’idea di quanto, dietro l’eleganza del tappeto rosso, si nasconda una logistica da piccola città in stato di allerta permanente.
La caccia al letto: prezzi da capogiro per dormire al Lido
Se il cinema è gratuito solo per gli occhi, dormire durante la Mostra ha un costo che definire “salato” è un eufemismo. I biglietti nominali per le proiezioni aperte al pubblico oscillano tra i 10 e i 50 euro, cifre ragionevoli se paragonate al vero salasso: quello degli alloggi. Durante i giorni della Mostra, a Venezia si passa da soluzioni improvvisate una semplice poltrona o un divano in affitto a 50 euro a notte fino a suite d’albergo che sfiorano o superano i 2.600, addirittura quasi 3.000 euro a notte. Un fenomeno che non riguarda solo i turisti facoltosi ma anche giornalisti, addetti ai lavori e persino studenti in cerca di un tetto temporaneo, costretti spesso a spostarsi verso Mestre, dove i prezzi restano più accessibili e il treno per Santa Lucia impiega appena 10-15 minuti.
Il red carpet tra imprevisti e la sicurezza che non guarda in faccia nessuno
Il red carpet del Lido è teatro ogni anno di piccoli incidenti diplomatici che finiscono per fare più rumore di certe premières. Quest’edizione verrà ricordata anche per l’episodio che ha coinvolto Nina Dobrev, l’attrice resa celebre da The Vampire Diaries, arrivata al Lido in un abito Armani Privé per la première di apertura di Ink di Danny Boyle. Il suo passaggio sul tappeto rosso è durato pochissimi istanti: un addetto alla sicurezza le si è avvicinato invitandola bruscamente a proseguire e lasciare spazio agli ospiti successivi, ancora prima che potesse posare per bene davanti ai fotografi. Il video della scena è diventato virale sui social nel giro di poche ore, scatenando polemiche sul trattamento riservato alle star durante gli eventi più affollati. Non è mancata nemmeno la sorpresa “rock” della kermesse: l’arrivo di Liam e Noel Gallagher, gli Oasis, ha letteralmente cancellato l’attenzione mediatica su tutto il resto della giornata, Robert Pattinson incluso. I due fratelli, dati da molti osservatori come possibili “no-show” vista la loro storica insofferenza per gli eventi mondani, hanno invece smentito i pronostici pessimisti regalando uno dei momenti più commentati dell’intera edizione.
Stravaganze, gioielli improbabili e il “Leoncino d’Oro” ufficioso
Tra le cronache quotidiane del festival circolano anche i cosiddetti “pagelloni” del Lido, rubriche che ogni giorno assegnano premi ironici alle stranezze più curiose viste tra un photocall e l’altro. Il regista Paul Schrader, per dire, si è presentato con una parure di gioielli d’oro così vistosi da ricordare più un boss di fiction televisiva che un cineasta pluripremiato, scatenando paragoni immediati con l’estetica di certe serie crime italiane. In generale, la seconda e la terza giornata della Mostra sono state descritte dai cronisti presenti come un continuo equilibrio precario “tra sublime e assurdo”: arrivi in barca mancati o in ritardo, conferenze stampa affollatissime, look che “sfidano la logica” e presenze bizzarre che riemergono tra un evento ufficiale e una festa privata.
Le due leggende premiate: Clooney e Burstyn
Accanto alle stranezze, Venezia 83 ha anche il suo lato più solenne. Il Leone d’Oro alla Carriera di quest’anno è andato a due icone assolute di Hollywood: George Clooney, che ha tenuto la sua masterclass il 3 settembre alla Match Point Arena, ed Ellen Burstyn, premio Oscar e interprete di film entrati nella storia come L’Esorcista, la cui masterclass è invece prevista per l’8 settembre. Clooney, da veterano delle passerelle, ha confermato ancora una volta la sua fama di ospite impeccabile: capace di trasformare ogni apparizione pubblica in un momento memorabile senza mai apparire artefatto, tanto da meritarsi tra gli addetti ai lavori il soprannome informale di “George I di Hollywood”.
Le notti di gala: dal Molino Stucky ai party storici
Venezia, durante la Mostra, non vive solo di proiezioni diurne. Con il calare del sole, la festa si sposta nei palazzi storici affacciati sul Canal Grande, nelle terrazze degli hotel di lusso e persino sulle imbarcazioni private che popolano la Laguna. L’appuntamento mondano più atteso resta il Gala di amfAR, la celebre serata di raccolta fondi contro l’AIDS, che quest’anno si è tenuta il 6 settembre al Molino Stucky con una cena d’asta stellare e l’omaggio all’artista concettuale Marina Abramović, insignita dell’amfAR Award of Inspiration, accompagnata sul palco dall’esibizione live della popstar Bebe Rexha. Non manca poi una tradizione tutta italiana: il party della rivista Ciak, punto di ritrovo storico per attori, registi e produttori del cinema nostrano, arrivato ormai a decenni di vita.
Un rito che si rinnova tra arte e teatro dell’assurdo
L’83ª Mostra si chiuderà sabato 12 settembre con la cerimonia di premiazione condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas, la stessa coppia che ha aperto il festival, e con l’assegnazione ufficiale del Leone d’Oro deciso dalla giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal. Ma come dimostrano le giornate appena trascorse, la Mostra di Venezia non è mai stata soltanto una gara tra film: è, da quasi cent’anni, un termometro del costume, capace di raccontare tra un Leone d’Oro e un incidente sul red carpet tanto l’arte del cinema quanto le manie, gli eccessi e le piccole follie di chi lo abita.
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