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Aereo monomotore ad ala alta, con il carrello abbassato, in volo davanti al Golden Gate e alla baia.

Primo volo autonomo coast to coast negli Stati Uniti: un Cessna ha percorso oltre 5.000 km senza che il pilota toccasse i comandi

Joby Aviation ha completato la prima traversata completamente autonoma degli Stati Uniti con un Cessna Caravan modificato: 5.150 km dalla California alla Carolina del Nord senza alcun intervento del pilota sui comandi.

Teresa Pitrola 7 giorni fa 0

Un aereo che rulla sulla pista, decolla, attraversa un continente, schiva i temporali e atterra, senza che nessuno a bordo muova un dito sui comandi. Non è uno scenario da film di fantascienza, ma quanto accaduto negli Stati Uniti a settembre.

Joby Aviation ha annunciato il 18 settembre 2026 il completamento di quello che ha definito il primo volo autonomo attraverso gli USA. Protagonista dell’impresa è un Cessna Caravan modificato, che ha percorso 3.199 miglia, circa 5.150 chilometri, concludendo il viaggio vicino agli Outer Banks della Carolina del Nord. Per l’azienda californiana si tratta di un banco di prova decisivo per la sua tecnologia di volo autonomo, e per l’intero settore di un segnale di quanto l’autonomia aerea sia ormai vicina alla maturità operativa.

Da Concord agli Outer Banks: il percorso

Il viaggio è partito dal Buchanan Field Airport di Concord, in California, e si è concluso al Dare County Regional Airport, sugli Outer Banks della Carolina del Nord.

La traversata, durata una settimana, è cominciata il 7 settembre e si è chiusa il 14.

Non si è trattato di un volo diretto, ma di un viaggio in più tappe. Il percorso non è stato una semplice linea retta da costa a costa: l’aereo ha dovuto affrontare temporali, adattarsi a venti variabili e condividere lo spazio aereo con altri velivoli. Il tragitto ha permesso agli ingegneri di testare il sistema in spazi aerei e condizioni operative diverse, con uno dei test più significativi svolto al Phoenix Deer Valley Airport, in Arizona.

L’aereo: il J208, un Caravan diventato “intelligente”

Il velivolo scelto non è un prototipo futuristico, ma uno degli aerei da lavoro più diffusi al mondo. Il J208 è un Cessna 208B Caravan, un monomotore turboelica, dotato della tecnologia di volo autonomo sviluppata da Joby. Visivamente, la differenza principale è un modulo di sensori di prima generazione montato sotto il montante dell’ala, destinato in futuro a essere integrato in modo più compatto direttamente nella struttura degli aerei di serie. La scelta è significativa: Joby è conosciuta soprattutto per i suoi taxi aerei elettrici a decollo verticale, ma questo progetto punta a dimostrare che l’autonomia può essere applicata a un aereo convenzionale già esistente, su una lunga rotta reale.

Le basi di questa tecnologia arrivano da un’acquisizione strategica: nel giugno 2024 Joby ha rilevato la divisione di volo autonomo di Xwing, azienda specializzata in tecnologie aeronautiche.

Le operazioni del volo autonomo

Il cuore della notizia sta in ciò che l’aereo ha gestito da solo. Il sistema ha controllato ogni fase del volo: il rullaggio a terra, il decollo, la crociera, la navigazione lungo la rotta e l’atterraggio. Secondo la stessa Joby, l’aereo ha fatto tutto da solo a ogni scalo, con zero interventi del pilota di sicurezza sui comandi. Particolarmente rilevante è la capacità di reagire agli imprevisti: il velivolo ha deviato autonomamente la rotta per aggirare i temporali. Inoltre, il sistema è stato in grado di ricalcolare il percorso anche senza conoscere in precedenza l’aeroporto di destinazione.

È proprio questo il punto che distingue l’impresa da un semplice pilota automatico: non si trattava di mantenere una rotta stabile in quota, ma di spingere la tecnologia ben oltre, affrontando tutte le fasi più complesse del volo.

“Senza pilota”? Non proprio: il ruolo della supervisione umana

Molti titoli giornalistici hanno parlato di un aereo “senza pilota”, ma la realtà è più sfumata. A bordo c’era un pilota di sicurezza per tutta la durata della missione, come richiesto dalle norme della Federal Aviation Administration, che però, secondo l’azienda, non è mai intervenuto. Oltre a lui, il volo è stato seguito a distanza: la supervisione è avvenuta dal quartier generale di Joby dedicato all’autonomia, in California, e dalla base aerea di Shaw, nella Carolina del Sud, da distanze che hanno raggiunto le 2.323 miglia.

Questo modello, con un operatore remoto che supervisiona uno o più aerei invece di un pilota certificato ai comandi di ciascuno, è quello su cui si basano la maggior parte dei programmi di volo autonomo nel breve periodo. La presenza del pilota di sicurezza rivela, del resto, un approccio fondato sulla validazione e sul controllo, tipico di una fase ancora sperimentale.

L’omaggio ai fratelli Wright

Il viaggio si è concluso con un gesto dal forte valore simbolico. Raggiunta la costa orientale, l’aereo ha effettuato un volo autonomo a bassa quota vicino al monumento al primo volo dei fratelli Wright, a Kitty Hawk, nella Carolina del Nord. Un omaggio non casuale: proprio lì, nel 1903, Orville e Wilbur Wright compirono il primo volo controllato di un aereo a motore. Oltre un secolo dopo, nello stesso luogo, è passato un volo autonomo.

Un tour di un mese che continua

La traversata non è un evento isolato. Il viaggio verso est fa parte dell’Electric Skies tour 2026 di Joby, un giro di un mese in dieci Stati pensato per mostrare le capacità del J208 e sostenere le attività del programma pilota della FAA per l’integrazione dei velivoli elettrici a decollo verticale. Il volo costa a costa ne rappresenta la prima metà: il programma prevede un viaggio dalla California alla Carolina del Nord e ritorno. Il 30 settembre l’aereo è arrivato all’aeroporto internazionale di Salt Lake City dopo un volo di 751 miglia nautiche da Oklahoma City, ancora una volta senza che il pilota di sicurezza toccasse i comandi.

A cosa servirà il volo autonomo

L’obiettivo di Joby non è, almeno per ora, eliminare i piloti dai voli passeggeri. Il volo autonomo viene sviluppato per missioni in cui la presenza fisica di un pilota in cabina non è necessaria o può essere pericolosa, come la lotta agli incendi boschivi, il trasporto di materiale medico, gli interventi in caso di disastri e la logistica militare ad alto rischio. Si pensi, ad esempio, a un aereo cargo militare che attraversa un territorio ostile senza mettere a rischio la vita di un pilota. Nella visione di più lungo periodo, invece, l’autonomia potrebbe arrivare anche ai taxi aerei elettrici, con collegamenti urbani senza pilota ai comandi, come quelli immaginati tra Manhattan e l’aeroporto JFK.

La vera sfida adesso è normativa

Se la tecnologia ha superato la prova, la strada verso l’uso commerciale è ancora lunga. Come osservano gli analisti del settore, la domanda aperta non è più se la tecnologia sia in grado di pilotare l’aereo, ma quando le autorità autorizzeranno voli commerciali senza pilota a bordo, e a quale costo di certificazione. Servono regole, standard di sicurezza e un quadro di responsabilità che oggi non esistono ancora per questo tipo di operazioni. Un volo autonomo di oltre 5.000 chilometri senza alcun intervento umano sui comandi resta comunque un traguardo tecnico reale, destinato a entrare nella storia dell’aviazione.

Come quello dei fratelli Wright, è un primo passo: il resto dipenderà dalla capacità di costruire fiducia, sicurezza e regole all’altezza di una tecnologia che corre più veloce delle norme.

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