Uno studio pubblicato sulla rivista New Scientist getta nuova luce su un comportamento finora sottovalutato delle femmine di orango del Borneo: sembra che le madri, pur essendo animali notoriamente solitari, modifichino consapevolmente i propri spostamenti per garantire ai piccoli l’opportunità di giocare con altri cuccioli della stessa età.
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Cosa ha spinto i ricercatori a indagare
L’idea di partenza nasce da un’osservazione apparentemente semplice ma ricca di implicazioni: se il gioco è un elemento essenziale nello sviluppo sociale e motorio di quasi tutte le specie animali, perché dovrebbe fare eccezione proprio l’orango, il grande primate più solitario tra tutti?
Zarin Machanda, ricercatrice della Tufts University in Massachusetts, ha sottolineato come si potrebbe erroneamente pensare che gli oranghi, proprio per la loro natura schiva, abbiano meno bisogno di socialità rispetto ad altre grandi scimmie: in realtà i maschi adulti si affrontano spesso in combattimenti territoriali, ed è plausibile che il gioco infantile serva anche a esercitare quelle capacità.
Da qui la scelta del team di ricerca di analizzare con attenzione i pattern di spostamento delle femmine nei periodi immediatamente precedenti e successivi agli incontri tra cuccioli. Il dato più significativo emerso è che le distanze percorse dalle madri aumentano proprio a ridosso di questi incontri, mentre nello stesso periodo diminuisce il tempo dedicato al foraggiamento: un doppio segnale che, secondo gli autori, difficilmente può essere spiegato come semplice coincidenza legata alla disponibilità di frutta nella zona. Anzi, gli incontri si verificano con regolarità indipendentemente dall’abbondanza di cibo nell’area, un elemento che rafforza l’ipotesi che le madri diano priorità all’interazione sociale dei piccoli rispetto alla propria stessa alimentazione.
Come si comportano di solito le femmine di orango
Le femmine di orango conducono un’esistenza tipicamente solitaria: dopo il parto restano da sole con il proprio cucciolo per un periodo lunghissimo, che può protrarsi fino a sei-sette anni, occupandosi in prima persona di ogni aspetto della crescita, dall’alimentazione all’apprendimento delle tecniche di spostamento nella canopia.
Non è raro, tuttavia, che i loro territori si sovrappongano parzialmente a quelli di altre madri, e in queste occasioni le femmine sembrano scegliere deliberatamente di dirigersi verso le zone frequentate da altre madri con cuccioli di età comparabile. Durante questi incontri le femmine adulte tendono a non interagire granché tra loro, restando piuttosto a distanza o vigilando da vicino, pronte a intervenire se il gioco tra i piccoli diventa troppo brusco; sono invece i cuccioli a impegnarsi in vere e proprie sessioni di lotta giocosa, inseguimenti e arrampicate condivise. Resta ancora da chiarire, secondo gli stessi ricercatori, quanto queste “visite” siano il frutto di una pianificazione intenzionale piuttosto che il risultato di una conoscenza approfondita del territorio e delle abitudini delle altre femmine, accumulata nel tempo.
Un comportamento difficile da interpretare
Proprio su questo punto si concentra la parte più delicata dello studio. Adriano Lameira, tra gli autori della ricerca, ha proposto un’interpretazione più cauta rispetto a quella di un vero e proprio “appuntamento” concordato in anticipo: a differenza dei maschi, che utilizzano richiami a lunga distanza per coordinarsi, le femmine non sembrano possedere strumenti di comunicazione equivalenti per organizzare gli incontri. Più probabile, secondo lo studioso, che ogni madre si orienti sulla base della conoscenza che ha accumulato del territorio circostante, individuando alberi da frutto e percorsi di liane adatti agli spostamenti, e che questa capacità di orientarsi rifletta anche una forma di consapevolezza rispetto a dove si trovano abitualmente le altre femmine con cui condivide la zona. Machanda concorda sul fatto che sia complesso, partendo solo dai dati comportamentali raccolti sul campo, stabilire con certezza il grado di intenzionalità di questi incontri.
Un tassello in più per comprendere l’evoluzione della socialità
Al di là dell’interpretazione esatta del fenomeno, lo studio si inserisce in un filone di ricerca più ampio che negli ultimi anni ha rivalutato il ruolo attivo delle madri orango nell’apprendimento dei piccoli, mostrando come non si limitino a fare da modello passivo ma intervengano concretamente nello sviluppo delle competenze dei cuccioli, dalla ricerca del cibo fino, appunto, alla socializzazione. Comprendere meglio queste dinamiche non ha solo un valore scientifico in sé, ma assume un’importanza crescente anche dal punto di vista della conservazione: gli oranghi hanno tra i cicli riproduttivi più lenti di tutto il regno animale, e ogni informazione in più sulle loro reali necessità sociali ed ecologiche può contribuire a orientare meglio le strategie di tutela degli ultimi lembi di foresta pluviale in cui sopravvivono.
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Crediti fotografici
- Mamma orango con cucciolo: © cosedellaltromondo.it | AI Generated - Free to Use
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