Menu
Zebra? No asino

L’Armenia si ferma per una “zebra” scappata dallo zoo: era un asino dipinto a strisce

Teresa Pitrola 4 settimane fa 0

La mattina del 1° maggio, la polizia di Yerevan, capitale dell’Armenia, ha ricevuto una segnalazione urgente: una zebra era fuggita dallo zoo cittadino e stava vagando libera lungo viale Myasnikyan. Un avvistamento apparentemente inequivocabile — un animale a strisce bianche e nere che camminava tranquillo sul marciapiede — aveva messo in moto i soccorsi e scatenato il panico tra i passanti.

La verità a righe

La realtà, scoperta poco dopo, era molto meno esotica. Lo zoo di Yerevan ha diffuso un comunicato all’emittente Shamshyan in cui spiegava che l’animale non proveniva affatto dalla struttura e non era nemmeno una zebra. “La notizia di stamattina non era altro che uno scherzo mal riuscito”, recitava la nota ufficiale. “Un cittadino, la cui identità è in corso di accertamento da parte delle forze dell’ordine, ha dipinto il suo asino a strisce e lo ha portato su viale Myasnikyan per girare un video”.

Un set improvvisato davanti allo zoo

Il singolare animale era stato avvistato legato vicino al marciapiede nelle prime ore del sabato mattina, suscitando confusione e curiosità tra automobilisti e pedoni, che avevano avuto appena il tempo di scattare qualche foto prima che la “zebra” diventasse il personaggio principale del giorno sui social armeni. Le zebre vere, nel frattempo, erano tranquillamente nei loro recinti: lo zoo aveva infatti completato l’anno scorso un nuovo recinto appositamente per loro.

L’effetto sui social (e sulla politica)

La storia ha avuto un effetto collaterale tutto sommato clamoroso. Foto e brevi video si sono diffusi a macchia d’olio sulle piattaforme social, con gli utenti che dibattevano se l’animale fosse davvero una zebra, un asino verniciato, o qualcosa di intermedio. La vicenda ha poi suscitato qualcosa che i politici armeni stavano cercando di fare da settimane con ben altri investimenti: monopolizzare l’attenzione pubblica, oscurando persino la campagna elettorale in corso in vista delle elezioni parlamentari del 7 giugno.

Il proprietario ritrovato, il movente resta ignoto 

Nel corso della giornata il proprietario dell’asino è stato identificato e l’animale è stato ricondotto alla sua fattoria. Il movente che ha spinto l’uomo a dipingere il suo asino a strisce, tuttavia, non è stato ancora chiarito. Un gesto bizzarro, forse concepito come trovata comica per i social, che per qualche ora ha tenuto col fiato sospeso un’intera capitale.

Quando gli animali fanno (senza volerlo) il giro del mondo

Il caso dell’asino a strisce di Yerevan non è un episodio isolato nella storia recente. Da quando i social media hanno trasformato ogni bizzarria in potenziale fenomeno globale, gli animali — veri, travestiti o semplicemente incompresi — sono diventati protagonisti involontari di scandali, trovate di marketing discutibili e bufale collettive che hanno infiammato il web. Ecco i precedenti più eclatanti.

I cani-panda degli zoo cinesi: un caso seriale

Il precedente più diretto all’episodio armeno viene dalla Cina, dove la pratica di verniciare i cani per farli passare per animali esotici ha assunto proporzioni quasi sistematiche.

Il caso più recente e documentato risale al maggio 2024. Uno zoo di Taizhou, nella provincia orientale del Jiangsu, è finito al centro delle polemiche dopo aver esposto due cani Chow Chow tinti di bianco e nero per farli sembrare panda giganti. Interrogati al riguardo, i responsabili dello zoo hanno spiegato candidamente che «nello zoo non ci sono panda e abbiamo voluto rimediare in questo modo».

Ma nemmeno questo era un caso isolato. Nel 2019, un dog café nella provincia del Sichuan aveva scatenato preoccupazioni per i diritti degli animali con sei Chow Chow tinti per sembrare orsi panda. Nel 2020, sempre nella stessa provincia, un “panda” portato a spasso da una donna in un video diventato virale si rivelò essere un Chow Chow tinto.

Il capitolo più grottesco si è chiuso nel settembre 2024. Lo zoo di Shanwei, nella provincia del Guangdong, è stato costretto ad ammettere pubblicamente di aver esposto cani spacciati per panda. All’inizio aveva tentato di sostenere che si trattasse di una rarissima varietà di “panda-cane”. La verità è venuta a galla quando uno dei due animali ha cominciato ad abbaiare e ansare davanti ai visitatori.

Il leone che abbaiava (e il cane nell’enclosure del leone)

Il precedente più antico e in un certo senso fondativo di questa tradizione risale al 2013, quando uno zoo nella provincia cinese dell’Henan tentò di spacciare un cane Mastino tibetano per un leone. La truffa fu smascherata nel momento peggiore possibile: quando l’animale cominciò ad abbaiare davanti ai visitatori ammutoliti. In un altro zoo cinese, nel Sichuan, un Golden Retriever fu trovato seduto nell’enclosure destinata al leone africano.

Angela, l’orsa che sembrava un essere umano

Nel luglio 2023 la Cina è tornata protagonista con una storia capovolta: non un animale ordinario spacciato per esotico, ma un animale raro talmente insolito da essere scambiato per un uomo in costume.

Un video di un orso del sole malese che camminava in posizione eretta nel suo recinto allo zoo di Hangzhou è diventato virale in tutta la Cina, con migliaia di utenti che sostenevano fosse in realtà una persona travestita da orso. Lo zoo ha risposto con un comunicato scritto in prima persona, dal punto di vista dell’orsa, che si chiama Angela: «Il direttore mi ha chiamata dopo il lavoro chiedendomi se stessi facendo i furba e avessi trovato un bipede per sostituirmi».

L’effetto collaterale della vicenda è stato sorprendente: il numero di visitatori allo zoo di Hangzhou è aumentato del 30%, raggiungendo circa 20.000 persone al giorno da quando il video era circolato online. Un caso in cui il caos mediatico si è trasformato in pubblicità gratuita e involontaria.

Il pony da negozio di Caivano finito in tribunale

Non solo Cina. In Italia, un commerciante di Caivano, in provincia di Napoli, ha utilizzato un pony come “modello” per pubblicizzare i capi del proprio negozio di abbigliamento. Il video, diventato virale dopo essere stato segnalato dal parlamentare Francesco Borrelli (Alleanza Verdi-Sinistra), mostra l’animale visibilmente spaventato, strattonato e costretto a muoversi in un locale commerciale del tutto incompatibile con le sue necessità. Il caso ha aperto un dibattito giuridico: secondo l’avvocata esperta in diritti animali Laura Mascolo, l’articolo 544-ter del Codice Penale punisce chiunque sottoponga un animale a fatiche o comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche biologiche.

Il pattern che si ripete: viralità, inganno e questione etica

Dietro l’apparente comicità di queste storie si cela una riflessione più seria. Episodi come quello dei Chow Chow dipinti alimentano un meccanismo di marketing molto efficace basato sul principio del “basta che se ne parli”: gli ingressi agli zoo, nel frattempo, non diminuiscono grazie alla viralità dei video che vengono condivisi. Il confine tra la trovata bizzarra e il maltrattamento, tra la bufala innocua e la truffa ai danni dei visitatori, è spesso sottilissimo. 

E i social media, amplificando ogni stranezza in pochi minuti, trasformano asini verniciati e orsi solitari in fenomeni planetari, almeno fino alla notizia successiva capace di attirare l’attenzione.

Ti è piaciuto? Votalo!

🌍 Le notizie di Cose dell'Altro Mondo direttamente sul tuo telefono

Iscriviti al nostro canale WhatsApp o Telegram — gratis, senza spam, puoi uscire quando vuoi.

Crediti fotografici


Scopri di più da Cose dell'Altro Mondo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Scritto da

Lascia un commento

Rispondi