C’è un birraio bretone che non si aspettava di finire sui giornali di mezzo mondo. Aurélien Picard, titolare della Brasserie de l’Imprimerie di Bannalec, nel nord-ovest della Francia, aveva battezzato una delle sue birre di punta con un nome che gli sembrava semplicemente brillante: John Lemon. Una bionda aromatizzata al limone e zenzero, con in etichetta la caricatura di un cantante con occhiali a forma di fette di agrume e lo slogan “Get Bock”, gioco di parole tra il termine tedesco per le birre forti e una celebre canzone dei Beatles. Spiritoso, immediato, memorabile. Il problema è che dall’altra parte dell’oceano qualcuno non ha riso.
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La diffida arrivata da New York
A fine marzo, nello studio del birraio è arrivata una lettera che inizialmente ha scambiato per una truffa. Gli avvocati di Yoko Ono, vedova di John Lennon e custode del suo patrimonio artistico e commerciale, chiedevano la cessazione immediata della vendita della birra, la rinuncia all’uso del marchio e prospettavano, in caso di mancato adempimento, una sanzione una tantum di centomila euro più penali giornaliere fino a mille euro. Cifre enormi per una realtà a conduzione quasi familiare: due dipendenti, una produzione annua tra le cinquantamila e le ottantamila bottiglie, distribuite quasi esclusivamente in bar, ristoranti e crêperie nel raggio di quaranta chilometri dalla sede.
Verificata l’autenticità dello studio legale, Picard ha anche scoperto che non si trattava di un precedente isolato: già nel 2017, con lo stesso identico nome, era stata affossata una limonata polacca. Yoko Ono difende il nome del marito con metodo e costanza, e per vie legali.
Un birrificio abituato a giocare con i nomi
La Brasserie de l’Imprimerie, fondata nel 2017 in una ex tipografia, ha costruito buona parte della propria identità su birre dai nomi ironici ispirati a personaggi noti. Nel catalogo figurano una bionda chiamata “Jean-Gol Potier”, omaggio storpiato allo stilista Jean Paul Gaultier, una scura battezzata “Mireille Mafieux”, strizzata d’occhio alla cantante Mireille Mathieu, e una rossa “che macchia” chiamata “Yvette Ornière”, in riferimento alla fisarmonicista Yvette Horner. Un gioco ironico, tutto sommato affettuoso, che con Lennon ha però incontrato un muro ben più solido.
Perché Lennon non è solo un nome che evoca nostalgia: è un marchio registrato, un asset commerciale, un universo di diritti gestito da Yoko Ono con la stessa attenzione che si riserva a un portafoglio finanziario.
Il compromesso e la scadenza
Dopo uno scambio di lettere con i legali della controparte, Picard ha ottenuto un margine di manovra minimo ma importante: potrà smaltire le cinquemila bottiglie già etichettate entro il primo luglio, dopodiché la John Lemon dovrà sparire definitivamente dal mercato. Nessuna deroga, nessuna eccezione. Anche l’alternativa che il birraio aveva immaginato — ribattezzare la birra “Jaune Lemon”, giocando sul termine francese per giallo — è stata respinta dagli avvocati, che hanno chiarito come qualsiasi allusione a Lennon, anche indiretta, resti fuori discussione.
Risultato: la birra vietata è diventata un oggetto da collezione
Qui la storia prende una piega che nessuno aveva previsto, tranne forse chi conosce bene la psicologia del consumatore. Non appena la notizia della diffida si è diffusa, le bottiglie di John Lemon sono diventate improvvisamente introvabili. Clienti arrivati da fuori regione, ordini accelerati, scaffali svuotati nel giro di pochi giorni. Picard ha dichiarato di avere meno di mille bottiglie rimaste, definendo la situazione semplicemente “folle” e ammettendo, con una punta di ironia, che la disavventura ha avuto risvolti comici che non aveva messo in conto. Le bottiglie superstiti circolano già come pezzi da collezione, complete di una storia da raccontare.
Il birrificio ha ottenuto, suo malgrado, una campagna pubblicitaria mondiale dal valore inestimabile: la visibilità che nessun budget avrebbe potuto comprare.
Il mito trasformato in marchio
La vicenda della John Lemon fotografa con nitidezza una tensione tipica del nostro tempo: da un lato i piccoli produttori, che costruiscono la propria identità anche sull’ironia, sul riferimento condiviso, sul gioco culturale; dall’altro i grandi patrimoni simbolici, difesi da studi legali internazionali con la stessa determinazione con cui si proteggono i brevetti industriali.
John Lennon è stato un artista, un pacifista, una voce generazionale. È anche, nel 2025, un marchio da tutelare con precisione chirurgica. La piccola birreria bretone non poteva saperlo, o forse lo sapeva, e ha scommesso che nessuno si sarebbe accorto di un calembour su qualche centinaia di bottiglie di birra artigianale. Ha perso la scommessa legale. Ma sul piano della notorietà, è difficile dire chi abbia davvero vinto.
Il finale aperto
Entro il primo luglio la John Lemon scomparirà ufficialmente dal mercato. La Brasserie de l’Imprimerie cercherà un nuovo nome per la sua birra agrumata, uno che non evochi nulla di registrato, nulla di troppo famoso, nulla che possa far scattare un’altra lettera da uno studio legale newyorkese. Non sarà semplice trovare qualcosa di altrettanto efficace.
Nel frattempo, le ultime bottiglie stanno esaurendo la propria corsa tra le mani di chi le ha cercate proprio perché erano vietate. Il proibito ha un fascino antico, e un richiamo al quale è, per tanti, davvero difficile resistere.
Cos’è la birra John Lemon e perché è famosa?
La birra John Lemon è una bionda artigianale al limone e zenzero prodotta dalla Brasserie de l’Imprimerie di Bannalec, in Bretagna. Deve la sua fama a una diffida degli avvocati di Yoko Ono, che ha scatenato una corsa all’acquisto trasformandola in oggetto da collezione.
Perché Yoko Ono ha vietato la birra John Lemon?
Secondo i legali di Yoko Ono, il nome “John Lemon” viola il marchio registrato a tutela del nome di John Lennon. La diffida ha imposto la cessazione immediata della produzione e della vendita, con sanzioni fino a mille euro al giorno in caso di inadempienza.
Quante bottiglie di birra John Lemon sono rimaste disponibili?
Dopo la diffida, le scorte sono andate quasi esaurite in pochi giorni. Il birraio Aurélien Picard ha dichiarato di avere meno di mille bottiglie rimaste sulle cinquemila prodotte. Le bottiglie superstiti sono considerate pezzi da collezione.
Yoko Ono ha già bloccato altri prodotti con il nome John Lemon?
Sì. Già nel 2017 Yoko Ono aveva ottenuto il ritiro di una limonata polacca commercializzata con lo stesso nome. La tutela del marchio legato al nome di John Lennon è una pratica consolidata e sistematica da parte della vedova del musicista.
Cosa farà ora la birreria bretone senza il nome John Lemon?
La Brasserie de l’Imprimerie dovrà trovare un nuovo nome per la sua birra agrumata entro il primo luglio. L’alternativa “Jaune Lemon” è già stata bocciata dagli avvocati. Il birrificio è al lavoro su una soluzione che non contenga alcuna allusione, diretta o indiretta, a John Lennon.
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Crediti fotografici
- Birra John Lemon: © cosedellaltromondo.it | AI Generated - Free to Use
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