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Eurovision 2026

Eurovision 2026: tra scandali, fischi e fondotinta sbagliati che hanno incollato alla tv 166 milioni di spettatori 

Teresa Pitrola 4 settimane fa 0

C’è un momento preciso in cui l’Europa smette di essere una mappa e diventa un’unica grande platea. Accade ogni anno con l’Eurovision Song Contest, e quest’anno accade a Vienna, nella Wiener Stadthalle trasformata per una settimana in qualcosa che assomiglia contemporaneamente a un rave, un musical di Broadway, una parata carnevalesca e una seduta del Parlamento Europeo non ufficiale.

La 70ª edizione è partita martedì 12 maggio con la prima delle tre serate — due semifinali e una finale sabato 16 — e già si è guadagnata il suo spazio nelle cronache e sui social. Perché l’Eurovision non è mai solo musica: è un termometro culturale, politico, emotivo. Ed è, soprattutto, uno spettacolo che sa trasformare ogni dettaglio — un fondotinta, un gesto, un voto incomprensibile — in argomento di discussione globale.

I numeri: un fenomeno da 166 milioni di spettatori

Prima di tutto, i numeri, che in questo caso parlano da soli. L’Eurovision è l’evento non sportivo più seguito al mondo: nel 2025 ha raggiunto 166 milioni di spettatori in 37 mercati, con una share della finale pari al 47,7% e una quota del 60,4% tra i giovani dai 15 ai 24 anni. Per l’edizione viennese del 2026 sono stati venduti circa 95.000 biglietti, quasi la metà dei quali acquistati da spettatori internazionali provenienti da 75 Paesi diversi, tra i qauli Stati Uniti, Australia, Canada, Brasile, Giappone e Sudafrica.

L’impatto economico sulla città è altrettanto imponente: uno studio di EcoAustria commissionato dal ministero dell’Economia austriaco stima 88.000 visitatori aggiuntivi, circa 500.000 presenze complessive in città, 21 milioni di euro di spesa turistica diretta e oltre 50 milioni di impatto economico complessivo. L’Eurovision Village davanti al Rathaus ospiterà circa 200.000 visitatori, mentre gli show live ne accoglieranno circa 100.000. In Italia, la prima semifinale è stata seguita da 1.856.000 telespettatori su Rai 2.

Per l’edizione 2026 partecipano 35 Paesi, un numero inferiore al solito, a causa di diversi ritiri legati alla presenza di Israele in gara. Spagna, Irlanda, Islanda, Slovenia e Paesi Bassi hanno scelto di non partecipare in segno di protesta, trasformando i tradizionali “Big Five” in “Big Four”. La finale di sabato vedrà 25 Paesi in gara: i 20 qualificati dalle due semifinali, Italia, Francia, Germania, Regno Unito e l’Austria, qualificata d’ufficio come Paese ospitante.

Sal Da Vinci: ovazione e fondotinta discusso

Il momento più atteso della prima serata era naturalmente l’esibizione di Sal Da Vinci, vincitore del Festival di Sanremo 2026 e rappresentante italiano con “Per sempre sì”. L’artista napoletano si è esibito fuori concorso — l’Italia è già qualificata alla finale come membro dei Big Four — ma l’attesa era tale che il suo ingresso sul palco è stato accolto da un boato. Arena in piedi, Francesca Tocca e Marcello Sacchetta vestiti da sposi con il velo dipinto con il tricolore, occhi lucidi, voce spezzata dall’emozione. Un momento da pelle d’oca che ha fatto il giro del web.

L’esibizione, però, non è stata priva di polemiche: se il pubblico europeo ha ampiamente apprezzato, in molti hanno notato una performance vocale tecnicamente non impeccabile. 

I social italiani si sono divisi tra chi l’ha definita “la migliore performance italiana degli ultimi quattro anni all’Eurovision” e chi ha ironizzato, con affetto, su “una tonalità di fondotinta scelta con poca misericordia”. Sul fronte dei numeri, “Per sempre sì” è il brano più ascoltato tra quelli in gara, con oltre 36 milioni di stream complessivi su Spotify, il che rende Sal Da Vinci il concorrente più seguito prima ancora di gareggiare ufficialmente.

Senhit e la classifica che non torna

Se c’è un episodio destinato ad alimentare polemiche nei prossimi giorni, è l’eliminazione di San Marino. Senhit — cantante bolognese di origini eritree, già veterana dell’Eurovision — si è presentata sul palco di Vienna in coppia con Boy George, icona degli anni Ottanta, per cantare “Superstar”. Glitter, energia, anni Ottanta consapevoli: una performance tecnicamente riuscita, “esagerata ma consapevole, pop ma costruita”, come l’hanno descritta diversi commentatori. Eppure, al termine del televoto, San Marino è rimasta fuori dai dieci qualificati per la finale.

Il risultato ha generato una reazione immediata sui social, con la classifica finale descritta da più voci come “senza un senso”. Israele, Finlandia, Polonia e Moldavia passano. Serbia e Lituania avanzano. San Marino, no. Sul motivo della presenza di Boy George — apparso sul palco per una comparsata di pochi secondi — i commentatori restano divisi: un enigma eurovisivo che ha alimentato più discussioni dell’esibizione stessa.

Gli altri protagonisti della notte musicale

La Moldova ha aperto la serata con Satoshi e “Viva, Moldova!”, un mix di folklore locale, rap e slogan in tre lingue diverse, accolto con divertimento misto a sconcerto. La Finlandia, tra le favorite della vigilia, ha portato un’esibizione “tra fuoco, dance europea e violino classico”, con Linda Lampenius in modalità diva nordica da videogioco fantasy. La Serbia ha offerto la quota gotica d’ordinanza — “look satanico, growl aggressivo e borchie ovunque” — salvo poi rivelarsi una canzone d’amore. La Croazia, con le Lelec, ha portato una performance corale femminista di “grande suggestione”.

Lamborghini e Corsi 

Sul fronte italiano, Elettra Lamborghini ha debuttato come commentatrice rivelando una versione di sé inaspettatamente severa: ha liquidato i georgiani del gruppo Vespe con un tagliente “queste vespe mica pungono tanto mi sa”, commentato outfit e intonazioni con la sicurezza simultanea di una vocal coach e di una stylist. Al suo fianco, il veterano Gabriele Corsi ha garantito la tenuta ritmica della serata. Lo show si è aperto con un tributo ai 70 anni della manifestazione, con Vicky Leandros — che partecipò nel 1967 con “L’amour est bleu” —  di nuovo sul palco insieme a un coro di 70 elementi, uno per ogni edizione.

Le edizioni che hanno fatto (vera) storia

La longevità dell’Eurovision — manifestazione musicale nata nel 1956 a Lugano su proposta di Sergio Pugliese, allora direttore dei programmi Rai, che immaginò una sorta di Sanremo in scala europea — si misura anche dalla quantità di scandali, polemiche e momenti indimenticabili accumulati in settant’anni.

Il primo “scandalo” della sua storia risale al 1957: i cantanti danesi Birthe Wilke e Gustav Winckler si baciarono per undici secondi alla fine della canzone, generando una reazione di orrore nel bigottissimo pubblico dell’epoca. Altri tempi, altri costumi.

Nel 1968 nasce il sospetto di corruzione più famoso della storia della manifestazione: il favorito Cliff Richard perde con “Congratulations” contro la spagnola Massiel e la sua “La, la, la”. Quarant’anni dopo, una giornalista spagnola rivela in un documentario che il dittatore Francisco Franco aveva comprato i voti per garantire la vittoria spagnola.

Nel 1969, quattro Paesi arrivano a pari punti (Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi e Francia) perché il regolamento non prevedeva alcuna soluzione per un ex aequo. Vengono dichiarati tutti e quattro vincitori. L’anno successivo, per protesta, Finlandia, Norvegia e Svezia si ritirano dalla competizione.

Nel 1998 Dana International — artista israeliana transgender — vince con “Diva” tra le proteste di alcune frange ortodosse della comunità ebraica britannica e le minacce di morte da parte di ebrei ultraortodossi. La sua risposta alla vittoria resterà nella storia: “Questo dimostra che Dio è dalla mia parte”.

Nel 2006 i Lordi vincono per la Finlandia con “Hard Rock Hallelujah”, primo trionfo hard rock della manifestazione, esibendosi travestiti da mostri come fanno in tutti i loro concerti. È la prima e unica band a vincere con lo stesso punteggio sia in semifinale sia in finale: 292 punti.

Nel 2014 vince Conchita Wurst con “Rise Like a Phoenix”: artista en travesti con barba folta, la sua vittoria scatena reazioni furiose in Russia e in altri Paesi dell’Europa orientale, ma diventa globalmente un simbolo della battaglia per i diritti LGBTQ+. L’Eurovision, in quell’edizione viennese, si trasforma in qualcosa di più di un festival musicale.

Nel 2021 arriva la vittoria più recente dell’Italia: i Måneskin con “Zitti e Buoni”, primo trionfo italiano dopo trentuno anni, capace di attrarre 4.512.000 telespettatori in patria con uno share del 24,98%. Il voto del pubblico è stato decisivo — la band era solo quarta nelle classifiche delle giurie professionali — e “Zitti e Buoni” diventa il video italiano a raggiungere 15 milioni di visualizzazioni nel minor tempo della storia.

Nel 2024 l’edizione di Malmö è dominata dalle proteste per la presenza di Israele. La rappresentante israeliana Eden Golan è costretta a cambiare il testo della sua canzone, da “October Rain” a “Hurricane”, perché evocava troppo apertamente i fatti del 7 ottobre. 

La spokesperson norvegese si ritira poche ore prima della finale in segno di protesta. Il supervisore esecutivo della manifestazione viene fischiato dal pubblico. La Svizzera vince con Nemo e “The Code”.

Il 2026 e la questione Israele: fischi già alla prima semifinale

La polemica sulla presenza di Israele non si è placata con la nuova edizione. Già nella prima semifinale, il rappresentante israeliano Noam Bettam è stato accolto da fischi pesanti e dal coro “Stop the genocide” alzatosi dall’arena. La regia ORF ha scelto di non tagliare, rendendo la contestazione ancora più udibile. Anche il 2026, quindi, conferma che l’Eurovision non è mai soltanto una gara di canzoni: è un palcoscenico in cui le tensioni geopolitiche europee trovano espressione — rumorosa, colorata, controversa — in forma musicale.

Appuntamento a sabato

La seconda semifinale è giovedì 14 maggio. La finale è sabato 16, trasmessa su Rai 1. Sal Da Vinci gareggerà per la quarta vittoria italiana — dopo Gigliola Cinquetti nel 1964, Toto Cutugno nel 1990 e i Måneskin nel 2021 — con “Per sempre sì”, il brano più ascoltato in streaming di tutta la competizione. L’Europa intanto è già sintonizzata.

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