Aveva quattro ali, una lunga coda piumata e le dimensioni di una gazza. Si chiama Norellraptor barsboldi ed è la nuova specie di dinosauro descritta da un gruppo internazionale di paleontologi, con un importante contributo italiano. Il fossile, straordinariamente completo, arriva dal nord-est della Cina e offre un tassello prezioso per rispondere a una delle domande più affascinanti della paleontologia: come hanno imparato a volare i dinosauri, e lo hanno fatto tutti allo stesso modo?
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La scoperta e lo studio
Lo studio, firmato da Xuri Wang, Yannan Ji, Andrea Cau, Martin Kundrát, Yichuan Liu, Yang Wang e Qiang Ji, è stato pubblicato il 29 settembre 2026 sulla rivista Nature Communications con un titolo che è già una tesi: l’assemblaggio indipendente dell’apparato di volo in un gruppo di dinosauri non aviani. L’esemplare è stato rinvenuto nelle rocce della Formazione Jiufotang, nella parte occidentale della provincia di Liaoning, uno dei giacimenti fossiliferi più ricchi al mondo, già celebre per aver restituito decine di dinosauri piumati.
Tra gli autori c’è anche un italiano: Andrea Cau, paleontologo del Museo Paleontologico e Centro Erpetologico OPHIS, da anni tra i massimi esperti dell’evoluzione dei dinosauri teropodi e dell’origine degli uccelli.
Il nome in omaggio a due giganti della paleontologia
Il nome scelto per la nuova specie è un doppio tributo. Il genere richiama Mark Allen Norell, paleontologo dei vertebrati noto per le sue ricerche sui dinosauri non aviani, unito al latino raptor, “ladro”; l’epiteto specifico onora invece il paleontologo Rinchen Barsbold. Lo statunitense Norell e il mongolo Barsbold sono entrambi scomparsi nel 2025, e la dedica suona come un omaggio a due studiosi che hanno segnato la ricerca sui dinosauri dell’Asia centrale e orientale.
Le caratteristiche: piccolo, piumato e predatore
A prima vista il Norellraptor ricordava un uccello, ma con una particolarità vistosa: le penne lunghe non crescevano solo sulle braccia, ma anche sulle zampe posteriori, formando di fatto quattro superfici alari. Lo scheletro, lungo 57 centimetri, è completo e conserva perfino le tracce del piumaggio, con impronte di penne che si proiettano dagli arti anteriori e da quelli posteriori, oltre che dalla punta della coda.
Non era un animale innocuo. Secondo Scott Hartman, paleontologo dell’Università del Wisconsin-Madison non coinvolto nello studio, aveva i denti ricurvi e gli artigli tipici di un piccolo predatore generalista, e si nutriva probabilmente di mammiferi primitivi, lucertole, anfibi e giovani dinosauri.
Quanti anni aveva quando è morto l’esemplare ritrovato
La completezza del fossile ha permesso ai ricercatori di spingersi oltre la semplice descrizione anatomica. Esaminando al microscopio la struttura interna del radio sinistro, uno dei due ossi lunghi dell’avambraccio, il team ha stimato che l’animale avesse almeno tre anni al momento della morte. Il confronto con altri microraptorini giovani e adulti suggerisce che si trattasse di un esemplare giovane o subadulto, non ancora giunto alla piena maturità. Lo studio descrive in dettaglio, per la prima volta in questo gruppo, le caratteristiche istologiche delle ossa degli arti anteriori.
Chi erano i microraptorini
Il Norellraptor appartiene ai microraptorini, un gruppo di piccoli dromeosauridi, cioè parenti stretti dei più noti velociraptor. Erano parenti prossimi degli uccelli ma non i loro antenati: gli uccelli appartengono infatti a un gruppo vicino, quello degli avialani. I microraptorini sono noti soprattutto dalla Cina, in rocce del Cretacico inferiore risalenti a circa 125-113 milioni di anni fa, e il gruppo potrebbe comprendere più di una dozzina di generi.
Sono tra i dinosauri più piccoli conosciuti e, al tempo stesso, tra i più bizzarri: il loro “schema a quattro ali” li ha resi un simbolo dell’inventiva dell’evoluzione, la prova che la conquista dell’aria non ha seguito un solo copione. Resta però aperto il dibattito su quanto volassero davvero bene e se fossero capaci di un volo battuto vero e proprio. Anche per il nuovo esemplare vale la prudenza: le ossa fossilizzate non permettono di osservare direttamente come volasse il Norellraptor.
Il grande dilemma: un volo ereditato o inventato più volte?
Da anni i paleontologi si dividono su un punto cruciale. Tra i paraviani, cioè gli uccelli e i loro parenti più stretti, i microraptorini presentano diversi adattamenti al volo la cui interpretazione è controversa: potrebbero indicare che il volo fosse una caratteristica ancestrale di tutto il gruppo, oppure che sia comparso più volte in modo indipendente.
Il Norellraptor fa pendere la bilancia verso la seconda ipotesi. L’analisi ha ricostruito 194 cambiamenti anatomici nell’evoluzione dei microraptorini, rilevando che circa il 30% dei caratteri derivati compare anche nella linea evolutiva degli uccelli. Tra i tratti condivisi figurano un maggior numero di costole collegate allo sterno, la presenza di penne sul primo dito e arti anteriori più robusti.
Il punto decisivo, però, è l’ordine in cui questi tratti sono comparsi. Gli autori hanno trovato una sequenza di comparsa diversa nei microraptorini e negli avialani, un risultato che sostiene l’ipotesi di percorsi evolutivi indipendenti. Nella linea degli uccelli, ad esempio, le modifiche al polso e allo sterno sono arrivate prima dell’accorciamento delle dita, mentre nei microraptorini la tabella di marcia è stata un’altra. Se entrambi i gruppi avessero ereditato un “kit del volo” già pronto da un antenato comune, ci si aspetterebbe la stessa sequenza. Invece, il Norellraptor si colloca tra i microraptorini più recenti e conferma che in questo gruppo gli adattamenti aerei si sono assemblati per gradi.
Cosa cambia per la storia degli uccelli
La conclusione dei ricercatori è che pressioni selettive diverse abbiano plasmato le caratteristiche legate al volo in ciascuna delle due stirpi, in modo indipendente. In altre parole, la natura avrebbe “inventato” gli strumenti per sollevarsi da terra più di una volta, arrivando a soluzioni simili per strade differenti: un classico caso di evoluzione convergente.
Non è la prima volta che un dinosauro “a quattro ali” finisce sotto i riflettori. Nel caso dell’Anchiornis huxleyi, per esempio, i paleontologi sono abbastanza certi, sulla base del modo in cui cambiava il piumaggio, che non volasse. Ma proprio questa varietà di forme e di esiti è ciò che rende il quadro così interessante: il cielo del Cretacico era un laboratorio e campo di allenamento allo stesso tempo, in cui diversi gruppi di dinosauri sperimentavano il volo ciascuno a modo proprio. E il piccolo Norellraptor, con le sue penne impresse nella roccia da oltre cento milioni di anni, ci aiuta a leggere una pagina in più di quella storia.
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