Zampe pelose, occhi rosso vivo e una bocca triangolare a tre labbra coronata da tentacoli sensoriali. Sembra la descrizione di un mostro disegnato per il cinema dell’orrore, e invece è un animale reale, che vive nelle acque fredde tra l’isola di Vancouver e la costa canadese. I ricercatori della University of British Columbia hanno identificato due specie di ragno di mare finora sconosciute alla scienza, una delle quali ha proprio zampe pelose e occhi rossi. E la notizia ha un sapore doppiamente raro: si tratta delle prime nuove specie di ragni di mare descritte nel Salish Sea da quasi un secolo.
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L’annuncio dell’ateneo canadese gioca apertamente con il lato inquietante della scoperta.
Il comunicato evoca la scena di chi nuota di notte e sente qualcosa di piccolo e peloso risalirgli lungo le gambe, per poi rassicurare con ironia che si tratta, probabilmente, solo della materia di cui sono fatti gli incubi. Non a caso la stampa anglosassone li ha subito ribattezzati “nightmare fuel”, carburante per gli incubi.
Callipallene pilosuspedes, il “piedi pelosi”
La prima specie porta un nome che è quasi uno scioglilingua: Callipallene pilosuspedes.
Il significato, però, è semplicissimo. Nel binomio, “pilosus” in latino significa peloso e “pedes” piedi: un omaggio alle lunghe spine ricurve che rivestono la parte inferiore delle sue zampe.
Ma è guardandolo da vicino che il piccolo animale rivela il suo lato più alieno. Ha il tronco sottile, occhi rossi, artigli e tre labbra all’apertura della bocca triangolare. Quella bocca è in realtà una proboscide corta, dotata di artigli con cui l’animale trattiene il cibo prima di morderlo, e ricoperta di tentacoli. Le immagini diffuse dall’università mostrano la bocca a un ingrandimento di 30 micrometri: una scala che rende l’idea di quanto sia minuscolo questo “mostro”.
Un ragno che si fa la toelettatura
C’è poi un comportamento sorprendente, osservato al microscopio. I ricercatori hanno visto l’animale avvolgere le proprie appendici attorno alle zampe e usare spine simili a pettini per pulirsi il corpo. Si tratta degli ovigeri, arti che normalmente i maschi usano per trasportare le uova fecondate fino alla schiusa, e che l’unico esemplare raccolto impiegava invece per la propria toelettatura.
Tanystylum kiixin, il parassita con i suoi parassiti
La seconda specie, Tanystylum kiixin, ha una storia diversa e altrettanto affascinante. Il suo nome deriva da un antico villaggio indigeno vicino al punto in cui sono stati raccolti i primi esemplari. “Kiixin” si pronuncia più o meno “kii-hin” e richiama il suono delle onde che si infrangevano alla base di quel villaggio.
Il suo aspetto è meno appariscente ma non meno curioso: addome a forma di clessidra, occhi neri e artigli a forma di pomello. A differenza del cugino, i suoi ovigeri sono molto più piccoli e meno agili, e non gli permettono di pulirsi in modo efficace. Il risultato è un paradosso naturale: parassita esso stesso, l’animale è stato trovato spesso ricoperto di minuscoli parassiti. Il primo autore dello studio ha descritto la situazione come un ecosistema dentro un ecosistema dentro un ecosistema. Quando Toler-Scott lo ha trovato, era coperto di sporco e detriti.
Chi c’è dietro la scoperta
A guidare la ricerca è stato Cormac Toler-Scott, che ha svolto il lavoro nell’ambito del suo master in zoologia alla UBC. Il punto di partenza non era la caccia a creature bizzarre, ma una domanda ambientale: il giovane studioso voleva capire come i ragni di mare risentano dei cambiamenti climatici e del disturbo umano, visto che gli invertebrati marini del Salish Sea sono particolarmente a rischio. Il problema era che non riusciva a trovare quasi nulla in letteratura.
È qui il cuore scientifico della notizia: per capire come il clima stia cambiando la vita marina, prima bisogna sapere quali specie ci siano davvero. Gli esemplari sono stati raccolti tra settembre 2023 e agosto 2024, durante immersioni fino a 18 metri di profondità, in località come Quadra Island, Vancouver, Bamfield e Victoria. Lo studio è stato pubblicato su Organisms Diversity & Evolution, e il team ha realizzato anche una guida all’identificazione per gli scienziati che esploreranno il Salish Sea in futuro.
Ma sono davvero ragni?
Nonostante il nome, no. I ragni di mare non sono veri ragni. Sono artropodi marini della classe dei Picnogonidi, un gruppo antichissimo, comparso circa 500 milioni di anni fa, di cui si conoscono quasi 1.400 specie.
E il loro stile di vita è lontanissimo da quello dei ragni di terra. Respirano attraverso la pelle e sono i maschi a occuparsi dei piccoli: le femmine producono le uova, ma poi sono i maschi a prendersene cura fino alla schiusa. Niente ragnatele, poi: si nutrono usando la proboscide per succhiare i fluidi di prede e ospiti come meduse e idroidi. Le nuove specie sono state trovate proprio attaccate a un idroide, un animale marino dall’aspetto di pianta che vive in colonie.
Altri “incubi” in arrivo
La scoperta, secondo i ricercatori, è solo l’inizio. Il team si aspetta che ci siano altre specie ancora da documentare, e il comunicato chiude con una promessa ironica: nessuna paura, altro carburante per gli incubi è in arrivo. Un modo scherzoso per ricordare una verità seria: anche in acque costiere frequentate, a pochi passi da città come Vancouver e Victoria, il mare custodisce ancora creature che nessuno aveva mai descritto. E la natura, ancora una volta, si dimostra più fantasiosa di qualsiasi sceneggiatore di Hollywood.
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