Domenica 27 settembre Amanda Knox è stata ospite di Silvia Toffanin a “ Verissimo ” per un’intervista esclusiva trasmessa da Canale 5. Per la prima volta in televisione l’hanno accompagnata il marito Christopher Robinson e i figli Eureka ed Echo.
Al centro del confronto le polemiche scoppiate attorno al suo show di stand-up comedy “Cartwheel”, in cui l’americana racconta in prima persona gli anni del caso giudiziario di Perugia. Lo spettacolo, portato al festival Fringe di Edimburgo nell’agosto 2026, prende il titolo da un episodio legato per anni alla narrazione pubblica del caso: la ruota che Knox avrebbe fatto negli uffici di polizia dopo la morte di Meredith, mentre aspettava di essere interrogata dagli inquirenti.
Un dettaglio che, da solo, basta a spiegare perché lo show abbia riaperto una ferita mai rimarginata.
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La risposta alla famiglia di Meredith Kercher
La famiglia della studentessa inglese uccisa nel 2007 ha reagito duramente allo spettacolo.
La sorella di Meredith, Stephanie Kercher, in un’ intervista alla BBC ha sostenuto che Meredith non avrebbe mai considerato questi argomenti materia da commedia. Davanti a Silvia Toffanin, Knox ha replicato così: «Non faccio ironia su un omicidio. La sua famiglia ha perso una figlia e una sorella nel modo più atroce possibile e quindi sono giustificati nel sentirsi per sempre arrabbiati, però mi spiace che si sentano feriti dalla persona sbagliata».
“Non normalizzo la violenza sulle donne”
Knox ha respinto anche l’accusa di voler minimizzare la violenza di genere: «L’idea che il mio messaggio sia quello di normalizzare la violenza contro le donne è falsa. Ogni volta che parlo di quello che è successo a me, parlo anche di quello che è successo a Meredith. Il fatto che nessuno ricordi il nome della persona che l’ha violentata e uccisa è una tragedia». Il riferimento è a Rudy Guede, condannato in via definitiva per l’omicidio, mentre Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati assolti definitivamente dalla Corte di Cassazione nel 2015.
Da precisare che Rudy Guede, è l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio e la violenza sessuale, commessi secondo i giudici in concorso con altre persone mai identificate. Guede ha finito di scontare la pena ed è tornato libero alla fine del 2021.
Poi la lettura dell’intera vicenda: «Penso che questa sia una storia di misoginia: le è stata tolta la vita come se non valesse niente e io sono stata messa in carcere come se non valessi niente, quando eravamo entrambe innocenti».
“Quella notte non c’ero”
Nella versione integrale andata in onda, Knox è tornata anche sulla sentenza definitiva. Ha ribadito di non essere stata in casa al momento dell’omicidio e di non saperne nulla, contestando l’ultima pronuncia che a suo dire lascia intendere una sua presenza sulla scena. A complicare il quadro ci sono le motivazioni della Cassazione del 2015. Pur assolvendo Knox e Sollecito, i giudici hanno ritenuto provata la presenza di Knox nella casa di via della Pergola, senza però poterle attribuire una partecipazione all’omicidio. È proprio il passaggio che Knox contesta quando dice “quella notte non c’ero”, ed è il punto su cui insiste l’avvocato Francesco Maresca, legale della famiglia di Meredith, quando parla di una giustizia incompleta.
Pur sollevata dal non rischiare più il carcere, Knox si è detta insoddisfatta di quel verdetto e ha spiegato che per questo continua a cercare giustizia.
Ha ricordato anche il soprannome di «amanti diabolici» affibbiato a lei e a Sollecito, spiegando che all’epoca non sapevano di essere ripresi ed erano fragili e sconvolti. E su Meredith ha scelto un ricordo quotidiano: vuole ricordarla per le cose semplici, come quando lei leggeva un giallo sul terrazzo mentre Amanda suonava la chitarra accanto a lei.
Il legame con Raffaele Sollecito
Con l’ex fidanzato, coimputato nella lunga vicenda giudiziaria, il rapporto è rimasto affettuoso: «Ci vogliamo ancora bene. Quando sono tornata in Italia abbiamo fatto finalmente il viaggio a Gubbio che dovevamo fare quella mattina». Proprio durante quella gita è accaduto un episodio che l’ha colpita: «Lui spingeva il passeggino di mia figlia. Un artista di strada si è avvicinato e gli ha chiesto se fosse sua la bambina e lui ha risposto di no. In quel momento mi è venuto in mente che le nostre vite potevano essere diverse».
Le scuse a Patrick Lumumba
Riferimento anche a Patrick Lumumba, il titolare del pub in cui Knox lavorava, da lei indicato agli inquirenti nelle prime fasi dell’indagine. Lumumba rimase in carcere per 14 giorni prima di essere riconosciuto completamente estraneo al delitto, e per quelle accuse Knox è stata condannata per calunnia. «Ho chiesto scusa a Patrick Lumumba, perché è stato messo in carcere, ha perso il suo locale, ha perso tanto, ma le mie scuse non gli bastano».
Il marito Christopher: “La persona più coraggiosa che conosca”
A chiudere il racconto in studio è stato il marito Christopher: «Penso che Amanda sia la persona più coraggiosa che io conosca. Sono veramente orgoglioso di lei. Giorno dopo giorno mi ricorda come posso essere una persona migliore e più forte». Dal canto suo Knox riconosce al marito il merito di aver determinato una svolta nella sua vita, affermando che senza di lui non sarebbe dove è oggi.
Le reazioni
La reazione più netta è arrivata dal legale della famiglia Kercher, l’avvocato Francesco Maresca, che si era espresso già alla vigilia della messa in onda. All’ANSA ha parlato di «insopportabili iniziative» dell’americana, sostenendo che siano prive di rispetto per la memoria della studentessa e auspicando che Knox si stanchi di tornare periodicamente sulla vicenda solo per i propri interessi. Dello spettacolo aveva già detto che rappresenta un’offesa deplorevole alla memoria di Meredith, aggiungendo di aver perso ogni speranza che Knox comprenda il dolore provocato ai familiari.
Sui social la discussione era partita ben prima della puntata. Su X c’è chi ha scritto che la conduttrice avrebbe dovuto evitare l’ospitata, mentre altri hanno espresso perplessità sul dare spazio alla cronaca nera in un programma come “Verissimo”.
Sui giornali il tono prevalente è quello di un caso ancora divisivo: Panorama, solo per citare un esempio, sottolinea come la scelta di raccontare il proprio passato con l’ironia continui a scontrarsi con la sofferenza di una famiglia che non riconosce quella lettura
Quanto agli altri protagonisti della vicenda, al momento non risultano commenti pubblici di Raffaele Sollecito o di Patrick Lumumba successivi alla trasmissione, né nuove dichiarazioni dei familiari di Meredith oltre a quelle già rilasciate prima della puntata. Resta agli atti la posizione espressa da Lumumba in passato: dopo la conferma della condanna per calunnia a Firenze, nel 2024, aveva definito la sentenza giusta e meritata, lamentando di essere stato pugnalato e di non aver ricevuto scuse, una versione che si scontra apertamente con quanto Knox ha raccontato ora in tv.
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