L’attore e regista teatrale francese Arnaud Denis si è spento martedì 22 settembre all’età di 43 anni, dopo aver scelto di ricorrere all’eutanasia presso una struttura di Namur, in Belgio. Il decesso è stato confermato all’agenzia AFP dal suo legale, l’avvocato Philippe Courtois, che ha precisato come la decisione fosse stata presa di concerto con tre medici della città belga. «Il suo corpo non lo sorreggeva più, ne aveva perso completamente il controllo – ha dichiarato il legale –. La morte di Arnaud Denis è la diretta conseguenza delle sofferenze atroci che lo tormentavano da mesi».
Nelle ore precedenti alla morte, l’artista aveva affidato a Facebook un ultimo, lungo messaggio: ha descritto la sua eutanasia come una liberazione, dopo tre anni interminabili di sofferenze che definiva degradanti, sintetizzando tutto in una frase destinata a fare il giro dei media francesi: «Ho chiuso con i maltrattamenti medici».
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Un talento del teatro francese
Nato a Parigi il 31 maggio 1983, Denis era una figura nota e stimata delle scene d’Oltralpe. Formatosi con Jean Périmony e Jean-Laurent Cochet, aveva frequentato anche il Conservatoire National Supérieur d’Art Dramatique di Parigi. Nel 2003 aveva fondato la compagnia teatrale Les Compagnons de la Chimère, di cui era direttore artistico e regista, e nel corso della carriera aveva collezionato riconoscimenti importanti: il Prix du Brigadier, il Molière come rivelazione maschile nel 2018 per “Jean Moulin, évangile” e il Molière 2020 per la regia di “Marie des Poules, gouvernante chez George Sand”. Molière, Wilde, Shakespeare, Ionesco e Dostoevskij erano tra gli autori che aveva portato in scena, come interprete e come regista.
L’intervento chirurgico del 2023 e l’inizio del calvario
Tutto ha avuto inizio il 17 luglio 2023, quando Denis fu operato per un’ernia inguinale destra, con l’applicazione di una protesi in polipropilene. L’intervento era avvenuto alla clinica Ambroise-Paré di Parigi; in seguito a numerosi effetti collaterali, tra cui un’infezione, l’impianto gli fu rimosso nell’aprile 2024 negli Stati Uniti, perché in Francia i chirurghi non sarebbero formati a quel tipo di espianto.
«Ho già raccontato a lungo la mia storia. Tre anni interminabili di deterioramento dello stato di salute generale a partire da un intervento chirurgico per ernia nel 2023», ha scritto nel suo ultimo messaggio, descrivendo una rapida perdita di peso, dolori lancinanti, problemi digestivi e una progressiva perdita di autonomia. E ancora: «Mi sono recato dodici volte al pronto soccorso in un anno. La risposta iniziale è sempre stata: “Non avete nulla”».
Già all’inizio del 2026 l’attore aveva reso pubblica la gravità delle sue condizioni, raccontando di perdere tutta la massa muscolare, di non riuscire quasi più a camminare, di soffrire di acufeni terribili e di aver perso parte della vista, e aveva annunciato di valutare il ricorso all’eutanasia in Belgio. Va ricordato che le accuse mosse dall’attore contro strutture sanitarie, medici, produttori o istituzioni costituiscono la sua testimonianza personale e non sono state accertate da alcuna sentenza.
La battaglia per le vittime delle protesi
Denis aveva trasformato la propria vicenda in una causa collettiva, fondando il gruppo “Victimes françaises des prothèses de hernie”, attivo sui social, che ha raccolto quasi 700 testimonianze di pazienti che lamentano dolori e complicazioni dopo l’impianto di questi dispositivi. Chiedeva maggiore ascolto, trasparenza e un follow-up clinico adeguato. Nel suo ultimo scritto ha parlato apertamente di uno scandalo sanitario, sostenendo che i pazienti non vengano informati a sufficienza sui possibili effetti collaterali.
Nel suo testamento spirituale l’attore ha citato anche l’encefalomielite mialgica, patologia neurologica invalidante di cui soffriva, denunciando la scarsa attenzione e la carenza di ricerca dedicata. Ha inoltre lamentato la mancanza di accesso a cure palliative adeguate in Francia, che lo aveva ridotto a non potersi più lavare né nutrire da solo.
Il fronte giudiziario
Parallelamente, Denis aveva intrapreso la strada legale. Il 5 gennaio 2026 aveva sporto querela contro ignoti per lesioni colpose, ma a fine agosto il procedimento è stato archiviato per reato non sufficientemente caratterizzato. Pochi giorni prima di morire, in una dichiarazione pubblicata il 18 settembre dal gruppo editoriale Ebra, si era detto «rivoltato e disilluso» da quell’archiviazione.
L’avvocato Courtois ha annunciato di aver già contestato l’archiviazione e di aver depositato il 18 settembre una nuova querela, questa volta con costituzione di parte civile, per ottenere l’apertura di un’istruttoria giudiziaria. «Mi ha incaricato di portare avanti personalmente la sua battaglia e di sostenere la sua famiglia», ha riferito il legale.
«Rifiuto a chiunque il diritto di giudicarmi»
Anticipando le critiche sulla scelta dell’eutanasia, Denis ha scritto: «Rifiuto a chiunque il diritto di giudicarmi», aggiungendo: «Ho resistito a tutti i costi per tre anni di sofferenze atroci. Adesso depongo le armi».
Nonostante la rabbia che attraversa il suo messaggio, l’attore ha chiuso con parole d’affetto per chi gli è stato vicino, rivolgendo un pensiero a «tutti coloro che sono saliti sul treno della mia vita». Come ultimo gesto pubblico ha condiviso la scena finale del film “Fuga di mezzanotte” (1978), accompagnandola con la didascalia: «Con tutto il mio amore a tutti».
Le reazioni in Francia
La notizia ha scosso il mondo dello spettacolo francese. La testimonianza più toccante è arrivata dall’attrice Delphine Depardieu, nipote di Gérard Depardieu, grande amica di Denis e sua frequente compagna di scena, rimasta al suo fianco fino all’ultimo. Al quotidiano Le Parisien ha raccontato che l’amico se n’è andato sollevato, quasi sorridendo, pur definendo la sua scomparsa «uno choc terribile». E ha riportato le sue ultime parole: «Ci ha detto di aver avuto una bella vita», mentre c’è chi ne vive una terribile per ottant’anni.
Depardieu ha sottolineato l’ingiustizia di un destino che ha fermato un artista nel pieno della sua ascesa: «Arnaud stava esplodendo nella sua arte ed è stato falciato nel suo slancio». L’attrice ha anche voluto difendere il rigore della procedura belga, ricordando che in Belgio una decisione del genere non arriva dall’oggi al domani: «È un percorso lungo e molto controllato». La famiglia, invece, ha scelto il silenzio: secondo il legale, i familiari non desiderano rilasciare dichiarazioni per il momento.
La vicenda arriva in un momento delicatissimo per il dibattito francese sul fine vita. A metà luglio l’ Assemblea nazionale ha approvato definitivamente il diritto all'”aiuto a morire”, riforma sociale di punta della presidenza Macron, mentre gli oppositori guardano ora al Consiglio costituzionale. La morte di Arnaud Denis, costretto a varcare il confine per ottenere ciò che in patria non era ancora accessibile, e la sua denuncia sulla carenza di cure palliative rischiano così di diventare un nuovo, doloroso simbolo di una discussione tutt’altro che chiusa.
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