Negli anni ’80, Pablo Escobar, il celebre narcotrafficante colombiano, importò quattro ippopotami dall’Africa per popolare il suo zoo privato all’Hacienda Nápoles, nella regione di Antioquia. Questi animali, originari di ecosistemi africani, hanno trovato in Colombia un ambiente ideale: fiumi caldi, abbondante vegetazione e scarsa presenza di predatori naturali. Senza controlli, si sono riprodotti rapidamente, passando dai 4 esemplari iniziali agli oltre 200 di oggi, sparsi tra i fiumi Magdalena, San Juan e Cauca. Questa proliferazione ha trasformato un capriccio da miliardario in un problema ecologico nazionale.
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Perché sono diventati una minaccia
Gli ippopotami, pur iconici, sono specie invasive in Colombia. Pesano fino a 4 tonnellate e consumano oltre 150 kg di vegetazione al giorno, alterando la flora acquatica e riducendo l’ossigeno nei fiumi. Minacciano specie autoctone come i lamantini, le tartarughe fluviali e i capibara, competendo per risorse e distruggendo habitat con i loro movimenti aggressivi.
Il ministero dell’Ambiente prevede che si arriverà a 500 esemplari entro il 2030 e 1.500 nel 2040, se non si interviene, con rischi per la biodiversità e la sicurezza pubblica.
Le strategie fallite e cosa pensa di fare il governo
Per anni, il governo ha provato con sterilizzazioni (solo 115 esemplari trattati dal 2013, con alti costi e recidive) e trasferimenti all’estero. Progetti con India, Paesi Bassi e Messico sono falliti per mancanza di fondi. Il confinamento in recinti è costoso (milioni di dollari annui) e non riduce la popolazione. Nei giorni scorsi, la ministra dell’Ambiente Susana Muhamad, ha annunciato un piano drastico: circa 80 ippopotami saranno abbattuti selettivamente, a partire dai maschi aggressivi. L’eutanasia, considerata “tecnica e umanitaria” da istituzioni come l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), è l’ultima strada praticabile, decisa dopo consultazioni con biologi e comunità locali.
La scelta del governo e le controversie
“La priorità è proteggere la vita colombiana e gli ecosistemi”, ha dichiarato Muhamad in una conferenza stampa. Il piano, approvato dal Consiglio di Stato, prevede abbattimenti mirati, con monitoraggio GPS. Molte critiche arrivano da animalisti (come Humane Society International) e dagli eredi di Escobar, che propongono di realizzare santuari per questi ippopotami.
Studi dell’IDRD confermano che alternative come la castrazione vasectomica sono insufficienti al 70%. Il budget stanziato per il piano è di 52 milioni di dollari, con fondi da Ecopetrol, grande impresa energetica statale colombiana coinvolta in iniziative di interesse pubblico.
Perché le castrazioni non bastano
Le castrazioni sono considerate insufficienti perché, da sole, rallentano la crescita della popolazione ma non la azzerano: gli ippopotami si riproducono comunque su tempi lunghi e in numero già troppo alto perché il contenimento sia rapido. Inoltre, la cattura e la sterilizzazione di ciascun esemplare sono costose, difficili e rischiose, quindi il programma procede troppo lentamente rispetto alla velocità con cui la specie si riproduce.
Anche sterilizzando alcuni animali, restano molti esemplari fertili, e basta un solo maschio ancora riproduttivo per mantenere la crescita della colonia: in pratica, la sterilizzazione può avere un effetto limitato quando la popolazione è già grande e diffusa su un territorio ampio.
La castrazione degli ippopotami non è come quella di animali domestici: richiede sedazione, personale specializzato, mezzi per catturare animali enormi e pericolosi, e spesso più interventi nel tempo. In più, il governo colombiano ha segnalato che i costi elevati e la complessità logistica rendono questa strada poco efficace su larga scala.
Cosa succederà in futuro?
Il piano ridurrà la popolazione del 40% nei prossimi due anni, combinando eutanasia, sterilizzazioni (obiettivo 100 annue) e trasferimenti pilota in altri stati. Questo caso alimenta il dibattito mondiale sulla gestione di specie invasive, dai pitoni in Florida ai conigli in Australia.
Perché ci sono ippopotami in Colombia?
Gli ippopotami arrivarono in Colombia negli anni ’80, quando Pablo Escobar ne importò quattro per il suo zoo privato. Dopo la sua morte, gli animali sono rimasti liberi e si sono riprodotti senza controllo, trovando un habitat favorevole nei fiumi locali e dando origine a una popolazione in forte crescita.
Perché gli ippopotami sono un problema in Colombia?
Gli ippopotami sono considerati una specie invasiva perché alterano gli ecosistemi locali. Consumano grandi quantità di vegetazione, riducono l’ossigeno nei fiumi e competono con specie autoctone. Inoltre, possono essere pericolosi per l’uomo a causa del loro comportamento territoriale e aggressivo.
Quanti ippopotami ci sono oggi in Colombia?
Oggi si stima che in Colombia ci siano oltre 200 ippopotami, discendenti dei quattro esemplari originari. Senza interventi, le proiezioni indicano che potrebbero diventare 500 entro il 2030 e arrivare fino a 1.500 entro il 2040, aggravando ulteriormente l’impatto ambientale.
Perché il governo vuole abbattere gli ippopotami?
Il governo colombiano ha deciso di intervenire con abbattimenti selettivi perché le altre strategie, come sterilizzazione e trasferimento, si sono rivelate inefficaci o troppo costose. L’obiettivo è ridurre rapidamente la popolazione e limitare i danni agli ecosistemi e alla sicurezza pubblica.
La sterilizzazione degli ippopotami non è sufficiente?
La sterilizzazione rallenta la crescita ma non è abbastanza efficace su larga scala. È costosa, complessa e lenta da applicare, mentre la popolazione continua a crescere. Anche pochi esemplari fertili possono mantenere l’espansione, rendendo questa soluzione insufficiente da sola.
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Crediti fotografici
- Ippopotami: © cosedellaltromondo.it | CC0 1.0 Universal
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