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Trombosi del viaggiatore: cos’è e perché colpisce chi viaggia a lungo

Cose dell'Altro Mondo 1 settimana fa 0

C’è un rischio che si nasconde in ogni viaggio lungo, che sia in aereo, in auto o in treno, e che nella maggior parte dei casi non dà alcun segnale prima di manifestarsi. Si chiama trombosi del viaggiatore e riguarda chi resta seduto per molte ore, in uno spazio ristretto, senza muoversi. Ne ha parlato il dottor Jason Mognarelli, specialista dell’Unità di Chirurgia vascolare del Policlinico San Marco, chirurgo vascolare anche al Policlinico San Pietro e presso Smart Clinic, all’interno de “Le Due Torri” di Stezzano, in un’intervista all’ Eco di Bergamo.

Cos’è davvero la trombosi del viaggiatore

Dietro il nome informale si nasconde una condizione medica precisa. Lo spiega lo stesso Mognarelli: “La trombosi del viaggiatore, in termini scientifici, è una trombosi venosa profonda (TVP) e consiste nella formazione di un coagulo di sangue (trombo). Più frequentemente si verifica a livello del sistema venoso degli arti inferiori, ma può formarsi in qualsiasi parte del corpo. Questo coagulo può occludere del tutto o in parte i vasi sanguigni creando così un ostacolo alla normale circolazione sanguigna, provocando un conseguente aumento della pressione nella zona interessata. Si tratta di una condizione molto pericolosa, poiché il trombo, o un suo frammento, può staccarsi dalla sua sede d’origine formando un embolo che può raggiungere il circolo polmonare ostruendolo”.

In altre parole, il problema non riguarda solo la gamba dove si forma il coagulo. Il vero pericolo è quello che può succedere se un frammento del trombo si stacca e viaggia fino ai polmoni.

Chi rischia di più durante un viaggio lungo

Non tutti corrono lo stesso rischio quando affrontano molte ore da seduti. Secondo Mognarelli, il fattore principale è legato all’immobilità: “Il maggior fattore di rischio è rappresentato da un’aumentata stasi venosa dovuta all’immobilità prolungata degli arti e all’inattività della pompa muscolare e, in particolare, dei muscoli dei polpacci. Altri fattori di rischio sono avere un tumore; soffrire di un difetto della coagulazione; essere stati sottoposti di recente a un intervento chirurgico o aver subito un trauma; l’età avanzata; la gravidanza; l’uso di estrogeni (inclusa la pillola anticoncezionale); l’obesità; il fumo”.

Chi rientra in una di queste categorie dovrebbe prestare un’attenzione in più prima di partire per un viaggio lungo, indipendentemente dal mezzo di trasporto scelto.

I segnali da riconoscere, quando ci sono

Uno degli aspetti più insidiosi della trombosi del viaggiatore è la sua capacità di restare nascosta. “In molti casi può rimanere asintomatica”, spiega il chirurgo vascolare. “In altri casi può manifestarsi con gonfiore, dolore e tensione a carico di una gamba, che può diventare rossa e più calda dell’altra, e crampi ai polpacci”.

Proprio perché spesso non dà segnali evidenti, conoscere i fattori di rischio diventa più utile che affidarsi ai sintomi per accorgersene in tempo.

Come proteggersi prima e durante il viaggio

La parte più pratica riguarda cosa fare concretamente prima di salire su un aereo, un treno o un’auto per molte ore. Mognarelli è specifico: “Se si deve affrontare un lungo viaggio, più di 6-8 ore, è utile seguire alcune indicazioni tra cui muovere le gambe anche durante la posizione seduta per aiutare e migliorare il flusso sanguigno; eseguire flessioni, estensioni e rotazioni delle caviglie per attivare la circolazione sanguigna; in aereo scegliere se possibile un posto sul corridoio in modo da essere più liberi di alzarsi ogni tanto e camminare lungo il corridoio; indossare calze a compressione graduata sotto al ginocchio; evitare abiti stretti all’inguine e ai polpacci; bere abbondante acqua; evitare bevande alcoliche e/o a base di caffeina prima e durante il volo. Questi suggerimenti valgono per tutti anche in assenza di fattori di rischio. Nelle persone a rischio molto elevato, invece, il medico, valuterà se prima del viaggio sia opportuno seguire una profilassi con farmaci antitrombotici”.

Alcune di queste indicazioni, come muovere le caviglie o scegliere il posto sul corridoio, richiedono solo un po’ di attenzione. Altre, come le calze a compressione graduata, sono strumenti concreti che si possono preparare prima della partenza.

Una precauzione da non sottovalutare

La trombosi del viaggiatore non riguarda solo chi ha già problemi di salute noti: può interessare chiunque affronti un viaggio lungo senza muoversi. Le indicazioni valgono per tutti i passeggeri, a prescindere dal mezzo scelto. Per chi rientra nelle categorie a rischio più elevato, la valutazione medica prima della partenza resta il passaggio più importante.

🛍️ Consigli per il viaggio: calze a compressione graduata sotto il ginocchio, tra gli strumenti citati dal chirurgo vascolare come utili nei viaggi lunghi, sono disponibili anche online.

FAQ — Domande frequenti

Perché si chiama “trombosi del viaggiatore” e non solo trombosi venosa profonda?

Il nome informale è nato perché la condizione si associa storicamente ai lunghi viaggi in aereo, ma riguarda anche auto e treno. Dal punto di vista medico si tratta sempre della stessa condizione: una trombosi venosa profonda, la cui causa scatenante può essere l’immobilità prolungata.

Quanto deve durare un viaggio perché aumenti il rischio?

Secondo le indicazioni riportate, l’attenzione va posta soprattutto per i viaggi che superano le 6-8 ore, indipendentemente dal mezzo di trasporto utilizzato. Sotto questa soglia il rischio resta comunque presente, ma le indicazioni pratiche diventano particolarmente rilevanti oltre questa durata.

Le calze a compressione vanno bene per tutti i viaggiatori?

Le calze a compressione graduata sotto il ginocchio rientrano tra le indicazioni pratiche generali valide per chiunque affronti un viaggio lungo. Per le persone a rischio molto elevato, è comunque il medico a valutare se sia necessaria anche una profilassi farmacologica.

Cos’è un embolo polmonare e perché è collegato alla trombosi del viaggiatore?

Un embolo polmonare si forma quando un frammento del coagulo venoso si stacca e raggiunge la circolazione polmonare, ostruendola. È la complicanza più pericolosa della trombosi venosa profonda, ed è il motivo per cui la condizione viene considerata seria.

La pillola anticoncezionale aumenta davvero il rischio di trombosi in viaggio?

Sì, secondo quanto riportato dallo specialista, l’uso di estrogeni, inclusa la pillola anticoncezionale, rientra tra i fattori di rischio della trombosi venosa profonda, insieme a gravidanza, obesità, fumo ed età avanzata.

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