Chi la cerca online – e sono davvero in tanti a farlo – trova ricette, bevande “miracolose” e promesse di chili persi in poche settimane. Ma dietro la cosiddetta dieta del Monte Jaro non c’è una montagna né un metodo tradizionale: c’è un farmaco, il Mounjaro, e un fenomeno social che ne ha preso in prestito il nome.
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Un nome nato da un errore
Il primo dato da chiarire è l’origine del nome. “Monte Jaro” è la resa fonetica, e spesso frutto di traduzione automatica, di Mounjaro, il nome commerciale della tirzepatide prodotta da Eli Lilly. L’errore è visibile persino sul web: diversi articoli in lingua straniera tradotti in automatico riportano titoli come “Dieta do Monte Jaro”, che altro non sono che guide su cosa mangiare durante la terapia con Mounjaro per accompagnarne gli effetti. Anche alcune pagine in italiano scivolano sullo stesso refuso, scrivendo che il “monte Jaro” favorisce una perdita di peso rapida e significativa, riferendosi in realtà al farmaco.
Il termine, insomma, si è diffuso per passaparola digitale, amplificato dagli algoritmi dei motori di ricerca, fino a sembrare il nome di un regime alimentare a sé.
Dal farmaco per il diabete al fenomeno di massa
La tirzepatide è stata approvata negli Stati Uniti nel 2022 per il diabete di tipo 2 e successivamente autorizzata anche per la gestione del peso. Il suo meccanismo è innovativo: controlla la glicemia attivando due recettori degli ormoni intestinali, il GIP e il GLP-1. In pratica, riduce l’appetito, rallenta lo svuotamento gastrico e migliora la sensibilità all’insulina.
In Italia il farmaco è disponibile dal 2024 in tutte le dosi da 2,5 a 15 mg, e dal 23 febbraio 2025 è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale solo per il diabete di tipo 2, secondo i criteri della Nota AIFA 100. Per l’obesità senza diabete la situazione è diversa: l’autorizzazione europea comprende la gestione del peso negli adulti con obesità o con sovrappeso e almeno una patologia correlata, ma in Italia per questa indicazione il farmaco è in classe C-RR, quindi serve la ricetta e il costo è a carico del paziente. Un’estensione della rimborsabilità è attesa: secondo quanto indicato pubblicamente dall’AIFA, Mounjaro è tra i farmaci che potrebbero ottenerla, ma una decisione ufficiale ancora non è stata comunicata.
Proprio i costi elevati e le difficoltà di accesso hanno aperto la strada alla versione “fai da te”.
In cosa consiste: le due facce del “Monte Jaro”
Sotto questa etichetta, online, si trovano in realtà due cose molto diverse.
La prima è l’alimentazione consigliata a chi assume il farmaco, sotto controllo medico: un regime equilibrato che ne sostiene gli effetti e limita i disturbi gastrointestinali.
La seconda, molto più popolare sui social, è il cosiddetto “Mounjaro naturale”, una bevanda casalinga diventata virale soprattutto su TikTok e Instagram. Si prepara con acqua calda, succo di limone, zenzero, miele e talvolta aceto di mele o cumino. Ne esistono numerose varianti: una frulla fiocchi d’avena, acqua, succo di lime e una fonte di fibre come semi di chia o psillio, mentre la cosiddetta versione brasiliana aggiunge spesso fiori di Clitoria ternatea per ottenere il colore acceso. Circolano poi altri nomi fantasiosi come “Mounjaro brasiliano”, “Mounjaro del povero”, “Ozempic naturale” o “Wegovy naturale”, dove cambia più il nome che il principio.
Cosa dicono medici e pubblicazioni scientifiche
Sul farmaco la letteratura è solida. Lo studio registrativo SURMOUNT-1, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2022, ha mostrato perdite di peso medie intorno al 20% del peso corporeo alla dose più alta in circa 72 settimane. Negli studi SURMOUNT-3 e SURMOUNT-4 la riduzione ha raggiunto fino al 22,5%. Nei pazienti trattati, inoltre, l’apporto calorico si è ridotto in media del 30-40%.
Sulla bevanda “naturale”, invece, il giudizio degli esperti è netto. Già la definizione è fuorviante: non si tratta di un termine medico, nessuna farmacia la vende e nessun professionista la prescrive, è soltanto un’etichetta virale. Il portale di informazione farmacologica Drugs.com sottolinea che non esistono studi clinici che dimostrino che questa bevanda possa eguagliare gli effetti dimagranti della tirzepatide. Il punto centrale è fisiologico: il farmaco imita ormoni che regolano glicemia e appetito, segnalando al cervello la sazietà e rallentando lo svuotamento dello stomaco, mentre gli ingredienti della ricetta agiscono per vie completamente diverse, soprattutto attraverso fibre e composti vegetali.
Anche l’idea che la bevanda “bruci i grassi” non regge: nessun cibo o bevanda brucia il grasso corporeo, a determinare la perdita di grasso è il deficit calorico. Le stime più realistiche parlano di effetti minimi: aggiungendo la bevanda senza altri cambiamenti alimentari, il calo atteso è tra zero e circa un chilo in tre mesi.
Per chi è indicata
Il farmaco è destinato ad adulti con obesità o con sovrappeso accompagnato da patologie correlate, oltre che ai pazienti con diabete di tipo 2. Richiede sempre prescrizione e una valutazione specialistica, perché presenta controindicazioni e possibili effetti collaterali, soprattutto gastrointestinali. Va evitato il fai da te anche sul fronte degli acquisti: l’AIFA ha segnalato farmaci GLP-1 contraffatti in vendita online.
La bevanda casalinga che aspira a imitare gli effetti del farmaco, di per sé, è generalmente innocua per un adulto sano, ma non è indicata come sostituto di alcuna terapia. Prudenza in più occorre per chi ha reflusso o gastrite (limone e aceto sono acidi), per chi soffre di diabete (il miele contiene zuccheri) e per chi assume farmaci, per cui è sempre opportuno sentire il medico.
E soprattutto va evitato il pensiero magico: nessun intruglio, per quanto virale, sostituisce una valutazione medica, un’alimentazione equilibrata e l’attività fisica.
Mode alimentari nell’era dei social
La “dieta del Monte Jaro” è un caso da manuale di come nascono le mode alimentari nell’era dei social: un farmaco di grande successo, un nome storpiato dalle traduzioni automatiche e la promessa di ottenerne gli effetti con limone e zenzero. La tirzepatide funziona, ma è un medicinale da usare con prescrizione e sotto controllo; la bevanda “naturale” può al massimo essere un’abitudine idratante, non una cura. Per chi desidera perdere peso, la strada più sicura resta quella meno spettacolare: rivolgersi al proprio medico o a un nutrizionista.
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